di Giustino Parisse
L’AQUILA. Ci sono luoghi che ti raccontano una città. Basta guardarli, entrarci dentro, parlare con le persone che li abitano, calarsi qualche momento nella riflessione e nella contemplazione. Dopo che ci sei stato ti danno l’idea dell’assoluto, vorresti non andare più via. E’ questa l’impressione che ho avuto quelle rare volte che sono stato nei dintorni del convento di Santa Chiara, la casa dei frati Cappuccini. Il terremoto non ha avuto pietà.
Prima del sei aprile avevo quasi finito di scrivere una breve biografia di un frate Cappuccino, padre Onorato, il cui nome, prima che prendesse i voti, era Vincenzo Priore originario di Caporciano.
Padre Onorato è morto più di vent’anni fa nel convento di Santa Chiara dopo una esistenza avventurosa. Da giovane era stato pilota dell’aeronautica. Abbattuto dai caccia inglesi nel Golfo di Aden in Africa Orientale (nel 1940 durante la seconda guerra mondiale) si era salvato paracadutandosi in mare. Poi aveva trascorso cinque anni prigioniero degli inglesi in India. Tornato in Italia aveva deciso di farsi frate pur continuando a guidare aerei. E’ stato uno di quelli che alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso volle fortemente la realizzazione dell’aeroporto di Preturo che oggi grazie al G8 forse diventerà qualcosa di più di una pista per piloti amatoriali.
Due giorni fa, in piazza Duomo appena “riaperta” ho incontrato
frate Nello Greco che all’Aquila tutti conoscono come il custode del cimitero cittadino. Frate Nello mi aveva procur
ato foto e materiali affinché potessi raccontare con più dettagli
possibili la storia di Padre Onorato ed eravamo rimasti d’accordo
che una eventuale presentazione del libretto l’avremmo fatta
proprio nel convento di Santa Chiara. Il terremoto ha sconvolto
tutti i piani (e non solo quelli). La biografia chissà se mai vedrà
la luce ma quello che più fa male è che il convento di Santa Chiara
è stato devastato dalla scossa del sei aprile.
Nello mi racconta di quella notte: «Eravamo in 25 frati nel
convento. Io non mi ero alzato né dopo la prima e né dopo la
seconda scossa. Poi alle 3,32 è accaduto il finimondo. Siamo
scappati tutti nel giardino. Abbiamo fatto una sorta di appello e
mancava solo padre Corrado. A un certo punto lo abbiamo sentito
gridare aiuto. Io mi sono precipitato verso la sua stanza ma non mi
sono accorto che il soffitto era crollato. Sono “volato” sulle
macerie vicino al letto rovesciato sotto il quale c’era padre
Corrado. Nella caduta mi sono rotto un braccio ma in quel momento
non ho sentito dolore. Insieme agli altri frati che nel frattempo
erano entrati dalla porta al piano inferiore abbiamo tirato fuori
padre Corrado. Era ferito. Adesso è all’ospedale di Avezzano e sta
meglio».
Nel convento c’era anche il padre provinciale
Domenico Del
Signore. L’ho incontrato ieri mattina nella stanzetta del
custode del cimitero. Mi ha parlato dei danni al convento e della
loro nuova casa: i vagoni dei treni alla stazione ferroviaria. Sul
futuro non ha dubbi: noi Cappuccini rimarremo all’Aquila. C’è già
una soluzione provvisoria: nel giardino del convento sarà
realizzata una casa in legno che ospiterà i religiosi per tutto il
tempo che ci vorrà per ristrutturare il convento. I danni sono
tanti. All’esterno tutta la struttura è stata “legata” dai vigili
del fuoco e in apparenza ha retto. Ma all’interno la scena è di
quelle che all’Aquila sono diventate la normalità: stanze
sventrate, soffitti spariti, chiesa colma di macerie.
Il convento di Santa Chiara, come gli aquilani sanno, si trova in
via Borgo Rivera (la strada che da Fontesecco porta alle 99
Cannelle) ma è praticamente a fianco di via XX Settembre, a
duecento metri, forse anche meno, dalla Casa dello Studente dove la
vita di tanti ragazzi si è fermata durante quei venti secondi di
tragedia e orrore.
Come tutti i conventi importanti anche Santa Chiara conservava una
ricchissima biblioteca (decine di migliaia di volumi) e opere d’a
rte. E’ stato tutto recuperato e messo al sicuro. L’unica cosa che
è andata distrutta è l’organo della chiesa, risalente al 1800. E’
stato travolto da sassi e mattoni della volta.
Il convento di Santa Chiara, fino alla fine del 1700, ospitava le
suore. Con l’arrivo dei francesi nel regno di Napoli fu soppresso e
diventò una sorta di magazzino-ricovero per le truppe. Nel 1865
furono chiusi (questa volta dal nuovo Regno D’Italia) i conventi
dei Cappuccini fuori e dentro le mura della città. Anni dopo i
Cappuccini acquistarono il monastero ormai in rovina di Santa
Chiara, lo ristrutturarono e lo inaugurarono nel 1879.
Ora bisognerà ripartire da capo, ma i frati non intendono
arrendersi. C’è una cosa che non è stata danneggiata. C’è una
colonna sulla quale c’è la statua della Madonna Immacolata. E’
sotto quella statua, che l’8 dicembre tanti aquilani vanno a
pregare e si commuovono quando i vigili del fuoco con una lunga
scala depositano un mazzo di fiori. Ora i vigili del fuoco sono
tornati, non per depositare fiori ma per salvare quanto possibile
del convento, della sua storia e della sua arte sacra. Ma a
dicembre, è certo, gli aquilani saranno ancora lì.
Il terremoto ha distrutto e ucciso. Non ha cancellato la speranza.
23 giugno 2009