di Domenico Ranieri ed Enrico Nardecchia
A calmare gli animi vengono spediti due funzionari della
Protezione civile. La gente di Preturo, però, resta con un palmo di
naso. «Volevamo incontrare Berlusconi e ci dispiace che non si sia
fermato da noi». Nelle prossime ore il comitato, fondato da Roberto
Pesce, Maurizio Cesare, Giancarlo Graziani e Angelo Pesce,
programmerà le prossime mosse. La prima richiesta è questa: «Se
portano 2000 persone ad abitare a Cese devono fare anche i servizi
per questa frazione dimenticata, perché ben presto qui saremo 2400
e non abbiamo nulla. Poi, vogliamo sapere chi verrà ad abitare
nelle 20 palazzine e, soprattutto, tra 5-6 anni, a emergenza
cessata, a chi saranno date». Volevano dirlo a Berlusconi, ma
l'elicottero non è atterrato.
«SCUDI UMANI». All'inizio del viale delle Fiamme gialle ecco
apparire gli «scudi umani». Sono i lavoratori del call center
Transcom, nella definizione che politici e sindacalisti hanno
coniato per loro. Il prefetto Franco Gabrielli ha chiamato attorno
al tavolo istituzionale per scongiurare i 276 licenziamenti e i 77
trasferimenti il country manager Roberto Boggio, che stavolta si
presenta di persona, e i sindacati. A sera l'Ugl esulta. Dice Piero
Peretti ai 100 dipendenti rimasti per ore sotto il sole cocente.
«La prima buona notizia è la quattordicesima che sta arrivando.
Verrà anticipata di 20 giorni. L'altra è che abbiamo capito
finalmente dove l'azienda vuole andare a parare. Vuole ridurre il
costo del lavoro e noi adesso sappiamo su cosa trattare. Vuole
tagliare del 20-40% gli stipendi, ma non è detto che metterà le
mani nelle nostre tasche. Ci saranno incentivi statali e
agevolazioni». Tuttavia l'azienda, come spiegano Marilena Scimia
(Cgil) e Piero Francazio (Uil) non ha alcuna intenzione di ritirare
i licenziamenti. Intanto i lavoratori del call center preparano una
grande mobilitazione per mercoledì 24 a Roma, quando si terrà
l'incontro col ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola.
Pullman in partenza anche da Roseto e Montesilvano. Tra i
lavoratori che rischiano il posto è scattato il tam-tam per
organizzare la trasferta.
«QUELLI DI IERI». Vana l'attesa, in zona Fiamme gialle, anche per
un gruppo di manifestanti che 24 ore prima erano sotto la casa
romana del premier nella manifestazione anti-decreto. Un cartello
recita: «Siamo quelli di ieri». Il gruppo di giovani blocca
l'accesso al viale che porta alla Scuola della Finanza ripetendo
gli slogan contro il governo. Ma Berlusconi nemmeno li vede. E vola
via in elicottero.
GLI INTRUSI. Un fuoriprogramma intorno alle 18 quando la Digos si
accorge della presenza in sala stampa di tre persone, non
giornalisti, munite regolarmente di pass. Sono in attesa del
presidente del Consiglio. Stefano Frezza di Epicentrosolidale.net,
intorno al quale ruotano i centri sociali della capitale, Enza
Blundo del comitato 3.32 e il consigliere comunale di Rifondazione
comunista, Enrico Perilli. «Vogliamo solo rivolgere una domanda al
presidente del consiglio ed è questa: ma davvero pensa di
ricostruire L'Aquila con i Gratta e vinci? «La Digos si è
preoccupata per la nostra presenza», aggiungono, «ma noi siamo
entrati regolarmente, come visitatori. Non ci piace l'attuale testo
del decreto sul terremoto in discussione alla Camera». I tre, che
hanno partecipato alla manifestazione di martedì davanti a
Montecitorio, chiedono garanzie sui percorsi che si intendono
adottare per la ricostruzione. La Blundo sottolinea che il motivo
per il quale vuole partecipare alla conferenza stampa è legato al
messaggio «no falsità».
LA DENTIERA. In attesa del premier, in prima fila, c'è anche una
donna anziana. La sua presenza non passa inosservata. «Mi chiamo
Valeria Camerini, ho 78 anni, e da due mesi mi cerca Berlusconi.
Sono aquilana, per il momento alloggiata in casa di parenti a
Rieti. Quella notte del sisma ho perso la dentiera, e quando sono
tornata per cercarla, mi ricordo che i vigili del fuoco non mi
fecero passare. Proprio in quel momento passò Berlusconi e così mi
avvicinai e gli dissi: «Sono uscita senza dentiera e non mi fanno
entrare a casa a prenderla». Lui mi ha consolato. Ora sono qui in
attesa». Attesa vana.
IL MAXIEMENDAMENTO. Un maxi-emendamento del governo per cambiare
subito e migliorare il decreto Abruzzo. Questa la richiesta
rinnovata ieri a Berlusconi dalla presidente della Provincia,
Stefania Pezzopane, e dal sindaco Massimo Cialente. «Abbiamo
ribadito l'assoluta necessità di cambiare il decreto per la
ricostruzione», dicono i due amministratori. «sostenendo la
possibilità che sia il governo a farlo»
18 giugno 2009