Slitta la consegna delle nuove case

Berlusconi: pronte entro novembre. I comitati bloccano il traffico

    di Domenico Ranieri ed Enrico Nardecchia


    A calmare gli animi vengono spediti due funzionari della Protezione civile. La gente di Preturo, però, resta con un palmo di naso. «Volevamo incontrare Berlusconi e ci dispiace che non si sia fermato da noi». Nelle prossime ore il comitato, fondato da Roberto Pesce, Maurizio Cesare, Giancarlo Graziani e Angelo Pesce, programmerà le prossime mosse. La prima richiesta è questa: «Se portano 2000 persone ad abitare a Cese devono fare anche i servizi per questa frazione dimenticata, perché ben presto qui saremo 2400 e non abbiamo nulla. Poi, vogliamo sapere chi verrà ad abitare nelle 20 palazzine e, soprattutto, tra 5-6 anni, a emergenza cessata, a chi saranno date». Volevano dirlo a Berlusconi, ma l'elicottero non è atterrato.

    «SCUDI UMANI». All'inizio del viale delle Fiamme gialle ecco apparire gli «scudi umani». Sono i lavoratori del call center Transcom, nella definizione che politici e sindacalisti hanno coniato per loro. Il prefetto Franco Gabrielli ha chiamato attorno al tavolo istituzionale per scongiurare i 276 licenziamenti e i 77 trasferimenti il country manager Roberto Boggio, che stavolta si presenta di persona, e i sindacati. A sera l'Ugl esulta. Dice Piero Peretti ai 100 dipendenti rimasti per ore sotto il sole cocente. «La prima buona notizia è la quattordicesima che sta arrivando. Verrà anticipata di 20 giorni. L'altra è che abbiamo capito finalmente dove l'azienda vuole andare a parare. Vuole ridurre il costo del lavoro e noi adesso sappiamo su cosa trattare. Vuole tagliare del 20-40% gli stipendi, ma non è detto che metterà le mani nelle nostre tasche. Ci saranno incentivi statali e agevolazioni». Tuttavia l'azienda, come spiegano Marilena Scimia (Cgil) e Piero Francazio (Uil) non ha alcuna intenzione di ritirare i licenziamenti. Intanto i lavoratori del call center preparano una grande mobilitazione per mercoledì 24 a Roma, quando si terrà l'incontro col ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola. Pullman in partenza anche da Roseto e Montesilvano. Tra i lavoratori che rischiano il posto è scattato il tam-tam per organizzare la trasferta.

    «QUELLI DI IERI». Vana l'attesa, in zona Fiamme gialle, anche per un gruppo di manifestanti che 24 ore prima erano sotto la casa romana del premier nella manifestazione anti-decreto. Un cartello recita: «Siamo quelli di ieri». Il gruppo di giovani blocca l'accesso al viale che porta alla Scuola della Finanza ripetendo gli slogan contro il governo. Ma Berlusconi nemmeno li vede. E vola via in elicottero.

    GLI INTRUSI. Un fuoriprogramma intorno alle 18 quando la Digos si accorge della presenza in sala stampa di tre persone, non giornalisti, munite regolarmente di pass. Sono in attesa del presidente del Consiglio. Stefano Frezza di Epicentrosolidale.net, intorno al quale ruotano i centri sociali della capitale, Enza Blundo del comitato 3.32 e il consigliere comunale di Rifondazione comunista, Enrico Perilli. «Vogliamo solo rivolgere una domanda al presidente del consiglio ed è questa: ma davvero pensa di ricostruire L'Aquila con i Gratta e vinci? «La Digos si è preoccupata per la nostra presenza», aggiungono, «ma noi siamo entrati regolarmente, come visitatori. Non ci piace l'attuale testo del decreto sul terremoto in discussione alla Camera». I tre, che hanno partecipato alla manifestazione di martedì davanti a Montecitorio, chiedono garanzie sui percorsi che si intendono adottare per la ricostruzione. La Blundo sottolinea che il motivo per il quale vuole partecipare alla conferenza stampa è legato al messaggio «no falsità».

    LA DENTIERA. In attesa del premier, in prima fila, c'è anche una donna anziana. La sua presenza non passa inosservata. «Mi chiamo Valeria Camerini, ho 78 anni, e da due mesi mi cerca Berlusconi. Sono aquilana, per il momento alloggiata in casa di parenti a Rieti. Quella notte del sisma ho perso la dentiera, e quando sono tornata per cercarla, mi ricordo che i vigili del fuoco non mi fecero passare. Proprio in quel momento passò Berlusconi e così mi avvicinai e gli dissi: «Sono uscita senza dentiera e non mi fanno entrare a casa a prenderla». Lui mi ha consolato. Ora sono qui in attesa». Attesa vana.

    IL MAXIEMENDAMENTO. Un maxi-emendamento del governo per cambiare subito e migliorare il decreto Abruzzo. Questa la richiesta rinnovata ieri a Berlusconi dalla presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, e dal sindaco Massimo Cialente. «Abbiamo ribadito l'assoluta necessità di cambiare il decreto per la ricostruzione», dicono i due amministratori. «sostenendo la possibilità che sia il governo a farlo»
    18 giugno 2009
     
     

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