di Domenico Ranieri ed Enrico Nardecchia
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L'AQUILA. Slittano i tempi per le nuove case. Dal settembre di «tutti sotto un tetto» si è giunti al «novembre casa per tutti». Il premier Silvio Berlusconi però ostenta sicurezza. Vola all'Aquila, si ferma nei nuovi cantieri e si compiace dell'andamento dei lavori. Poi illustra i progetti, si disinteressa delle contestazioni per strada dei comitati e dribbla i giornalisti che lo attendono per la conferenza stampa di fine giornata con finte che.. neanche Ronaldinho.
Alla fine il presidente del consiglio Silvio Berlusconi conosce da vicino i costruttori e i nuovi eletti abruzzesi del Pdl e decolla garantendo la ricostruzione delle seconde case. «Dal 15 settembre al 30 novembre, 15 mila persone che hanno perso la loro casa, che sarà ricostruita nei prossimi due o tre anni a spese dello Stato, troveranno qui una casa comoda, inserita nel verde e con i servizi».
L'ARRIVO. La giornata inizia con molti dubbi sul programma della visita e continua tra continui depistaggi. Persino il corteo presidenziale - partito dall'aeroporto di Preturo con diverse auto blu e la scorta - arriva a Coppito senza Berlusconi. Scende il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Paolo Bonaiuti, ma del premier nemmeno l'ombra. In quel momento sta visitando i cantieri.
AEROPORTO VIETATO. Alle 15.30 all'aeroporto di Preturo scatta il coprifuoco: «Sta per arrivare Berlusconi». I carabinieri presidiano l'incrocio con la provinciale, la polizia la zona esterna al cantiere. Un uomo dello staff di Berlusconi, accompagnato da Luca Spoletini capo
ufficio stampa della Protezione civile, allontana giornalisti,
fotografi e cameramen. «Questa è area cantiere, è pericoloso». Per
vedere lo sbarco del premier bisogna camminare a piedi e
attraversare un campo d'orzo. Dalla montagnola dietro al piccolo
scalo si avvista l'elicottero bianco che atterra alle 16.40. A
ricevere Berlusconi i vertici locali delle forze dell'ordine tra
cui il comandante provinciale dei carabinieri Amedeo Specchia.
Dieci minuti dopo, un corteo di una ventina di auto blu a vetri
oscurati con la staffetta della Stradale sfreccia a tutta velocità.
Ma il premier non è in macchina. Pochi minuti dopo, eccolo di nuovo
in elicottero per sorvolare l'area dove si stanno realizzando le
case antisismiche, al bivio di Cese di Preturo. Qui il nuovo fuori
programma.
IL SALUTO DALL'ALTO. Ad attendere, sotto il sole, un centinaio di
pacifici residenti di Cese di Preturo. Donne, anziani e bambini che
24 ore prima, avendo saputo della visita del premier, sono andati
alla questura e hanno chiesto di poterlo incontrare lasciando nomi
e cognomi. Manifestazione pacifica e autorizzata, dunque, ma
ignorata dall'ospite più atteso. Il premier, così, diserta al
debutto dell'«Osservatorio NordOvest», comitato difesa e sviluppo
del territorio Nord Ovest dell'Aquila. In un volantino si legge:
«Non condividiamo la soluzione piano Case adottata dalle
istituzioni e siamo preoccupati per l'assoluta mancanza di
informazione sulle pesanti scelte che sono state fatte per il
nostro territorio». La polizia è in assetto antisommossa. Quando
arrivano alcuni componenti di altri comitati di cittadini e tentano
di esporre cartelli, i due gruppi di manifestanti si dividono.
Hanno intenzioni differenti. Pochi minuti dopo, allora,
l'elicottero presidenziale fa come per atterrare. Ma poi riprende
subito quota e vira verso Coppito. Evidentemente, l'entourage
presidenziale fiuta l'aria e rinvia il confronto a tempi migliori.
A calmare gli animi vengono spediti due funzionari della
Protezione civile. La gente di Preturo, però, resta con un palmo di
naso. «Volevamo incontrare Berlusconi e ci dispiace che non si sia
fermato da noi». Nelle prossime ore il comitato, fondato da Roberto
Pesce, Maurizio Cesare, Giancarlo Graziani e Angelo Pesce,
programmerà le prossime mosse. La prima richiesta è questa: «Se
portano 2000 persone ad abitare a Cese devono fare anche i servizi
per questa frazione dimenticata, perché ben presto qui saremo 2400
e non abbiamo nulla. Poi, vogliamo sapere chi verrà ad abitare
nelle 20 palazzine e, soprattutto, tra 5-6 anni, a emergenza
cessata, a chi saranno date». Volevano dirlo a Berlusconi, ma
l'elicottero non è atterrato.
«SCUDI UMANI». All'inizio del viale delle Fiamme gialle ecco
apparire gli «scudi umani». Sono i lavoratori del call center
Transcom, nella definizione che politici e sindacalisti hanno
coniato per loro. Il prefetto Franco Gabrielli ha chiamato attorno
al tavolo istituzionale per scongiurare i 276 licenziamenti e i 77
trasferimenti il country manager Roberto Boggio, che stavolta si
presenta di persona, e i sindacati. A sera l'Ugl esulta. Dice Piero
Peretti ai 100 dipendenti rimasti per ore sotto il sole cocente.
«La prima buona notizia è la quattordicesima che sta arrivando.
Verrà anticipata di 20 giorni. L'altra è che abbiamo capito
finalmente dove l'azienda vuole andare a parare. Vuole ridurre il
costo del lavoro e noi adesso sappiamo su cosa trattare. Vuole
tagliare del 20-40% gli stipendi, ma non è detto che metterà le
mani nelle nostre tasche. Ci saranno incentivi statali e
agevolazioni». Tuttavia l'azienda, come spiegano Marilena Scimia
(Cgil) e Piero Francazio (Uil) non ha alcuna intenzione di ritirare
i licenziamenti. Intanto i lavoratori del call center preparano una
grande mobilitazione per mercoledì 24 a Roma, quando si terrà
l'incontro col ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola.
Pullman in partenza anche da Roseto e Montesilvano. Tra i
lavoratori che rischiano il posto è scattato il tam-tam per
organizzare la trasferta.
18 giugno 2009