di Enrico Nardecchia
ROSETO. «In duemila a Montecitorio». La sfida è ormai lanciata. Il mare è qui davanti. L’Aquila è all’opposto, lì dietro al Gran Sasso. Ma il terremoto del 6 aprile ha tirato giù, oltre alle case, pure i confini. C’è la sabbia, sì, davanti al palazzo Casa del Mare della riviera di Roseto, ma c’è pure la roccia di tanti aquilani che vogliono portare la loro voce a Roma. Senza bandiere, senza partiti, senza divisioni tra «attendati» e «albergati». «Martedì 16 la nostra bandiera è solo L’Aquila». All’antivigilia del sit-in di protesta promosso dai comitati di cittadini «terremotati, sfollati e accampati», gli aquilani dispersi dal sisma si contano. La sala è stracolma. Ci sono oltre 300 persone. Molti sono arrivati dall’Aquila. I politici sono defilati. Parla la gente.
«AQUILA BELLA ME’». Circola il foglietto della canzone «Te vojo revete’», che ogni aquilano dovrebbe conoscere. Ma non c’è spazio per la nostalgia. «Dobbiamo agire, e subito. Dopo il tentativo di toglierci il capoluogo che abbiamo sventato nel 1971 dobbiamo mobilitarci per una nuova battaglia», urla al microfono Paolo Mannetti (Comitato Ara). «L’Aquila è finita e non verrà ricostruita. Le tende non sono una soluzione da starci mesi. Un Prg fatto in due giorni ha disegnato una nuova città. Le 3500 nuove case abbatteranno il valore delle altre. Non ci sono soldi per le seconde e terze abitazioni. Chi verrà a ricostruire? Nessuno. Per questo dobbiamo reagire e ribellarci». Gli interventi sono tanti. Eugenio
Carlomagno è il direttore dell’Accademia di Belle Arti, ma qui
parla come attivista del comitato «L’Aquila, un centro storico da
salvare».
«Dobbiamo essere almeno duemila a Roma, così la capitale si
accorgerà che non è vero che all’Aquila va tutto bene, che stiamo
bene, che si sta ricostruendo tutto come mi dicono gli amici di
fuori. Si sta perpetrando una truffa che vogliono far passare sulle
nostre teste. Bertolaso sul centro storico ha detto: “Campa
cavallo, prima di dicembre non se ne fa niente”. E intanto i crolli
continuano, la città è bloccata e inaccessibile e nulla si muove
per tutelare il nostro patrimonio abitativo, gli studi
professionali, i negozi, i palazzi antichi. Non dobbiamo dividerci
e dobbiamo protestare insieme». Dalla platea qualcuno grida:
«Blocchiamo i lavori per le casette, che non sono provvisorie ma
saranno definitive».
POLITICI DEFILATI. In sala, tra gli altri, l’a
ssessore comunale
Alfredo Moroni, il capogruppo
comunale del Pd
Pietro Di Stefano e
Antonello Passacantando (Mpa). Ma la posizione dei
politici è piuttosto defilata. «Se i nostri politici non sanno
difenderci si dimettano», dice uno sfollato.
I PULLMAN. Davanti alla Camera dei deputati, dove
inizia il dibattito sul decreto Abruzzo, domani alle 12 i cittadini
daranno vita a un sit-in di protesta per chiedere «il 100 per cento
di ricostruzione, trasparenza e partecipazione». Sono aperte le
prenotazioni per un posto sui pullman (gratuiti) che partiranno sia
dall’Aquila (alle 9 dal terminal di Collemaggio), sia dalla costa.
Da Pescara centrale l’autobus (o gli autobus, a seconda delle
prenotazioni) partirà alle 8 e raggiungerà prima i grandi alberghi
di Montesilvano e poi il capolinea Arpa di Silvi Marina nelle
vicinanze della chiesa. Alle 8,30 altri bus partiranno da Alba
Adriatica e toccheranno le fermate Arpa di Tortoreto, Giulianova
(stazione) e Roseto (stazione). Per informazioni su itinerari e
prenotazioni:
328-8789367.
«TUTTI UNITI». Ettore Di Cesare (Rete Aq) invita
all’unità. «Sento dire che “a quelli della costa non gliene frega
niente”. Non è vero, perché siete in tanti. Basta con le divisioni.
Nessuno ha scelto dove stare e dobbiamo rimanere compatti». Luca D’A
ntonis: «Ci hanno espulso dalla città per un’emergenza infinita: è
troppo. La gente nelle tende è trattata come bestiame, nella città
del G8».
PRESIDIO E COMMISSIONE. La Provincia, i sindaci
del territorio e il vicepresidente del consiglio regionale Giorgio
De Matteis terranno un presidio istituzionale oggi alle 16 all’a
eroporto di Preturo, luogo simbolico del G8. «Per far sentire la
voce e le ragioni del territorio » è la motivazione «affinché sia
modificato nelle parti sostanziali il decreto sul terremoto ».
Stamani alle 11, invece, dietro richiesta del sindaco Massimo
Cialente e del deputato del Pd Giovanni Lolli, una delegazione
della commissione Ambiente della Camera sarà in città. I
parlamentari entreranno alle 11 nella zona rossa e visiteranno le
zone più colpite. Relatore della delegazione sarà il
vicepresidente, Roberto Tortoli del Pdl.
MANTINI. Il deputato Pierluigi Mantini (Udc) non
parteciperà alla protesta all’aeroporto di Preturo. «Ringrazio la
presidente della Provincia per l’invito », scrive, «ma non
parteciperò. Comprendo bene e condivido le ragioni che sostengono l’
iniziativa ma quell’aeroporto è scalo di servizi militari e
pubblici e, pur confidando nella civiltà degli abruzzesi, non credo
sia il caso di provocare conflitti di questo tipo che, tra l’altro,
possono indebolire le ragioni stesse della protesta. Noi
continuiamo il quinto giorno di digiuno e ringrazio personalmente
tutti gli aderenti. Farò la visita all’Aquila con la Commissione
ambiente e territorio e nel pomeriggio inizieremo il dibattito
generale alla Camera. Il decreto deve essere cambiato, Berlusconi
rispetti gli impegni presi».
15 giugno 2009