di Maurizio Piccinino
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L’AQUILA. «Questo momento purtroppo è segnato dalla tragedia di trenta giorni fa del terremoto in Abruzzo, con il suo pesante corteo di devastazione e di dolore e col suo strascico di rinunce e sofferenze ancora lontane dall’avere fine». E’ la preoccupata riflessione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fatta al Quirinale durante il premio David di Donatello. Timori per i 65 mila sfollati sono ancora tanti.
In primo luogo il tormentato iter del decreto del governo che da oggi dovrà essere riscritto e prevedere molti più fondi ai cittadini e alle imprese che hanno subito danni. Le polemiche montano e oggi tornerà all’Aquila il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi per un nuovo sopralluogo, insieme al capo della protezione civile, Guido Bertolaso. L’arrivo è previsto per le 15.30 alla caserma degli allievi della guardia di finanza di Coppito.
Entro oggi alle 13, invece, dovranno essere presentati gli emendamenti al contestatissimo decreto sui fondi che dovrà essere riscritto. Ieri è stata una giornata di polemiche tra Pd, Udc che affondano il documento e il centrodestra che ne prende le difese pur ammettendo cambiamenti. Per il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, «al momento non c’é nessuna stima economica definitiva dei costi da affrontare per avviare la ricostruzione in Abruzzo; questa ci sarà probabilmente tra 2-3 mesi», ha detto durante un’audizione in commissione ambiente al senato. «In mancanza di una stima precisa saremo pronti in futuro a intervenire», ha osservato Tremonti. Parole che hanno fatto insorge
re la presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro. «Le parole
di Tremonti confermano purtroppo le nostre preoccupazioni. Il
ministro non ha dato certezze sulle questioni principali che
riguardano l’inadeguatezza del decreto post-terremoto: risorse
certe per le famiglie e le imprese e un ruolo adeguato e di
garanzia per gli enti locali nella ricostruzione. Soprattutto, il
contributo per la ricostruzione della prima casa deve essere al
100%. Non accetteremo che sulle spalle dell’Abruzzo il governo
faccia propaganda in televisione».
Su questo tema anche i senatori abruzzesi del Pd Giovanni Legnini
e Luigi Lusi vanno all’attacco. «Il decreto terremoto così com’é fa
acqua da tutte le parti, a mio parere andrebbe demolito e
ricostruito come se fosse un edificio lesionato gravemente dal
sisma», dice Legnini, «attendiamo di vedere gli emendamenti che il
governo ha annunciato e che dovrebbero andare proprio nella
direzione delle questioni che il Pd e gli amministratori locali
abruzzesi hanno sollevato». Il nodo rimane l’indennizzo della casa
finora il tetto è di 150 mila euro salvo cambiamenti del
decreto.
Il presidente della giunta regionale Gianni Chiodi e con lui il
sottosegretario Guido Bertolaso annunciano che il rimborso non avrà
tetti e l’indennizzo coprirà il 100 per cento. Il Pd non è convinto
e sollecita chiarezza. «Vogliamo assicurazioni certe», prosegue
Legnini, «sul contributo del 100 per cento per la ricostruzione,
sul contributo per le case ulteriori e per le aziende» Lusi
insiste: «più certezze e meno ordinanze». «Ci piacerebbe poter
dire», dice Lusi, «che il decreto legge verrà migliorato, ma siamo
costretti a fare i conti con un testo che ama la politica degli
annunci. Tremonti», aggiunge Lusi «ci ha informati che se servono
soldi il Governo è disponibile a stanziarli. Certo che servono:
perché non vengono stanziati nella misura necessaria?».
Contro il decreto si schiera anche il deputato dell’Udc Pierluigi
Mantini. «Il decreto è vuoto, abbiamo preparato gli emendamenti
dell’Udc. Il governo non tradisca le aspettative degli abruzzesi e
gli impegni televisivi presi dinanzi agli italiani», fa presente
Mantini, «occorre passare dalla televisione ai fatti». L’accusa di
«truffa contro gli abruzzesi» è lanciata dal presidente dell’Italia
dei valori, Antonio Di Pietro. «Dire che si vuole ricostruire l’A
bruzzo con risorse che partono dal 2032 in poi, vuol dire che si
vuol risistemare quel territorio dopo la morte degli
abruzzesi».
Attacco polemico anche dal leader della Destra Francesco Storace,
«spero di aver letto male che il Governo non rifonderà il 100% dei
danni provocati alle case dal terremoto. Quando ero governatore del
Lazio ho gestito anch’io un terremoto quello della Valle dell’A
niene: ebbene mai mi sognai di non prevedere il ristoro del 100%
della case distrutte».
8 maggio 2009