Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha puntato l'indice contro il "disprezzo per il bene comune e per le regole" che emerge dalle inchieste sulla costruzione di tanti palazzi crollati con il terremoto in Abruzzo.
Intanto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha attaccato i media per il modo con cui stanno trattando il sisma. "Ben vengano le inchieste - ha detto Berlusconi - ma per favore non perdiamo tempo, cerchiamo di impiegarlo sulla ricostruzione e non dietro a cose che ormai sono accadute. Se qualcuno è colpevole, le responsabilità emergeranno ma, per favore, non riempiamo le pagine dei giornali di inchieste. A me sembra inverosimile - ha detto il premier -. Un costruttore che costruisce su una zona sismica e risparmia sul ferro e sul cemento può essere solo un pazzo o un delinquente".
La replica del Procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale dell'Aquila, Alfredo Rossini, che ha aperto un'inchiesta sui crolli degli edifici nel capoluogo abruzzese, non si è fatta attendere: "Non siamo di ostacolo alla ricostruzione e non vedo che rapporto ci sia tra questa e l'accertamento delle responsabilità" dei crolli. "Forse", ha spiegato Rossini, "Berlusconi è stato frainteso, perchè ci ha sempre dichiarato stima. Noi facciamo il nostro lavoro; sono atti obbligatori dovuti alla legge che ci regola e stiamo cercando di accertare eventuali responsabilità il più velocemente possibile, tenuto conto della complessità dell'inchiesta".
Nessuna nuova tassa per la ricostruzioneIl governo non ha int
enzione di dar vita a nessuna nuova tassa per finanziare la
ricostruzione in Abruzzo e il Consiglio dei ministri della prossima
settimana a l'Aquila darà il via libera al piano degli interventi.
Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,
parlando con i giornalisti a margine della visita alla tendopoli di
Pianola. "Non faremo una nuova tassa, non chiederemo soldi agli
italiani. I fondi - ha assicurato il premier - ci sono perchè
abbiamo rinunciato a delle spese e abbiamo limitato gli
sprechi".
Il sindaco Cialente chiese aiuto
Un telegramma in cui il Comune dell'Aquila cinque giorni prima del
terremoto del 6 aprile, chiede aiuto. Destinatari: la presidenza
del Consiglio dei ministri (dipartimento della Protezione civile),
il governatore della regione Abruzzo Gianni Chiodi, l'assessore
regionale alla Protezione civile Daniela Stati e la Prefettura. A
darne notizia è 'La Repubblica', che ha riportato il testo del
telegramma recuperato tra le macerie degli uffici comunali.
Il telegramma è stato scritto dal sindaco dell'Aquila Massimo
Cialente, dopo la scossa del 30 marzo, con un quarto grado di
magnitudo. Nel testo il sindaco segnala lo sciame sismico in corso
dal 16 gennaio, le gravi lesioni riportate ad edifici pubblici e
privati e chiede la 'dichiarazione di stato di emergenza'.
Nel testo si legge: "In relazione ai gravi e perduranti episodi di
eventi sismici il cui inizio risale al 16 gennaio scorso, sotto
forma di quotidiano sciame sismico di complessive 200 scosse e
oltre, culminato con scossa di quarto grado il 30 marzo scorso,
chiesi urgente e congruo stanziamento di fondi per prime emergenze,
nonchè dichiarazione stato emergenza ai fini dell'effettuazione dei
necessari interventi di ripristino idoneità degli edifici pubblici
e privati. Inoltre, si segnalano in particolare gravissimi danni
strutturali in due edifici ospitanti cinquecento alunni".
L'inchiesta sui crolli va avanti
Intanto prosegue l'inchiesta sui palazzi crollati in modo sospetto.
I carabinieri hanno interrogato come testimone l'avvocato
Maurizio Cora, che nel terremoto del 6 aprile ha
perso la moglie e le due figlie.
L’inchiesta parte da lui e
da Carmela Tomassetti, la studentessa che aveva previsto il
disastro. E da
Aleardo Equizi, anch’egli
avvocato che aveva lo studio sotto l’abitazione dei Cora. Parlano
anche un architetto e un giovane scampato alla morte.
L’indagine della procura muove il primo passo da via XX Settembre,
la strada dei 18 morti, la più martoriata di tutte. «Darò una
priorità ai crolli», ha detto due giorni fa al Centro il
procuratore
Alfredo Rossini. E le priorità sono il
palazzo di cinque piani crollato su dieci corpi e la casa dello
studente, che gli stava di fronte, ridotta a una tappeto di
macerie, diventata la tomba di dieci ragazzi.
Il palazzo di via XX settembre 79 che aveva una forma a ferro di
cavallo si è sbriciolato come un grissino alle 3,32 di lunedì 6
aprile solo sul lato sinistro. Ha ceduto solo dal lato confinante
con la sede della Cassa di Risparmio di Firenze e con il garage
sotterraneo dell’istituto di credito, un garage di quattro metri
sotto il livello della strada che, da anni, aveva messo in allarme
i vicini di casa.
Era stato il dentista
Dante Vecchioni a
firmare il primo esposto contro quello scavo. Vecchioni è morto tra
le macerie, ma chi si è salvato non si tira indietro.
«Tutto é cominciato», ha raccontato Cora ai carabinieri, «quando
sono iniziati i lavori di smantellamento di un vecchio pastificio
per realizzare un centro direzionale e i garage sotto terra. Con le
ruspe hanno scardinato i solai del primo e del secondo piano e
scaraventavano giù interi blocchi di cemento provocando delle
vibrazioni che facevano tremare tutto il palazzo». I vicini si
lamentavano, ma la ditta (tre costruttori molto noti, ndr)
rispondeva che tutto era in regola.
Altri quattro testimoni sono stati ascoltati stamane: si tratta di
due studentesse della Casa dello studente che ieri erano state
chiamate in causa da Carmela Tomassetti, la giovane, che quattro
giorni prima del crollo aveva denunciato crepe profonde e
infiltrazioni d'acqua ad un pilastro in cemento armato della mensa
dell'edificio.
18 aprile 2009