L’AQUILA. Da una spinta distruttiva di 0.3 metri quadrati al secondo a una decelerazione fino a zero. E’ la forza d’urto dell’onda sismica nella sua corsa dall’epicentro verso l’esterno. La scossa all’Aquila è stata di magnitudo 5.8 con una profondità di 8.8 chilometri. L’accelerazione nel suo epicentro è stata di 0.3 ma al secondo. Una scossa distruttiva che dalla città si è fatta sentire sull’intero Abruzzo. Un sisma che ha fatto ridisegnare la mappa del rischio con la provincia dell’Aquila oggi ai vertici del pericolo.
Nella nuova cartina dell’Istituto nazionale di geofisca e vulcanologia ci sono i colori, che sono abbinati alla intensità e violenza del sisma: viola, rosso, arancio, giallo, verde fino al giallino e il grigio che sono le aree costiere a minor rischio sismico. La mappa che pubblichiamo è quella che l’Istituto nazionale di geofica e vulcanologia (Ingv), ha stilato la notte del terremoto, riposizionando così L’Aquila e la sua provincia nel colore viola che è il rischio massimo.
Prima della scossa più devastante la città rientrava nella fascia di secondo grado. A ogni grado e colore, inoltre, corrispondono diversi criteri costruttivi, che nel caso di massimo pericolo rispondono alla formula S uguale 12. L’Aquila, invece, pur essendo nell’area di massimo rischio proprio per il declassamento subito negli anni passati (S-9) ha avuto norme e standard costruttivi meno severi. Anche su questo indaga la magistratura aquilana. Ieri la protezione civile con una taske force di esperti e tecnici ha svolto 1500 sopralluoghi nell’area dell’epicentro
e le notizie emerse non sono del tutto negative.
«Il risultato», spiega il direttore della protezione civile ufficio
rischio sismico, l’ingegner
Mauro Dolce, «che
abbiamo avuto sempre relativo alle aree centrali della città è al
momento abbastanza confortante: il 55 per cento degli edifici è
agibile e altri 20-25 devono subire dei lavori ma di lieve entità.
Speriamo di continuare con questi numeri. In molte altre località,
quelle fuori dalla città, invece, come sappiamo la situazione è di
forte distruzione. Quando parliamo di agibilità degli edifici ci
riferiamo a quelli privati e vuol dire agibilità fisica. I tecnici
valutano la sicurezza dell’edificio. Se ha subito danni oppure, nel
caso dei danni, se sono trascurabili al punto che la sicurezza
della struttura sia integra rispetto ad un terremoto simile a
quello che c’è stato. Siamo partiti a fare rilievi a tappeto su
tutti gli edifici dell’area epicentrale che hanno avuto intensità
sei-sette della scala scala Mercalli. Poi estenderemo i
sopralluoghi lavorando sulle zone che sono meno dissestate».
«Ad oggi», spiega Dolce, «abbiamo fatto circa 1500 rilievi di
edidici di abitazioni private, più un centinaio di edifici pubblici
comprese le scuole, strutture di attività produttive e sanitarie. L’
obiettivo è portare le persone nelle loro case e in sicurezza per
rendere possibile la ripresa della vita sociale, in modo più rapido
possibile».
A giudizio della protezione civile, per svolgere tutti i controlli
servono tre settimane ma la Regione ha chiesto se possibile una
accelerazione. I sopralluoghi sono iniziati nella fascia esterna al
centro storico. Si analizzano tutte le palazzine in cemento armato.
I vigili del fuoco hanno richiamato per questa operazione i loro
capi uffici di tutta Italia, si tratta di ingegneri strutturalisti.
Anche in questo caso la verifica sulle strutture ha fornito dati
che fanno ben sperare. Le palazzine nuove costruite in cemento
armanto sono al 50 per cento riutilizzabili e al 30 per cento hanno
bisogno di pochi lavori di sistemazione. Si tratta del patrimonio
abitativo più recente, ossia dagli anni sessanta in poi. Una volta
censita la parte più esterna ci si avvicinerà al centro storico
dove il sisma ha fatto più danni. Nella sala operativa della
protezione civile c’è anche
Carlo Visca
responsabile della protezione civile per l’Abruzzo: «Il fardello
più grosso nella organizzazione e sopralluoghi è svolto dalla
protezione civile nazionale diretta da
Guido
Bertolaso (nella foto)», racconta Visca, «noi siamo una
interfaccia per tutte le esigenze locali come conoscitori del
territorio. Abbiamo consegnato con l’assessore
Daniela
Stati le cartorafie più aggiornate e i nostri tecnici
lavorano ai controlli degli stabili. Il problema maggiore che
abbiamo è quello di fare più in fretta possibile per ricominciare a
riportare un poco di persone nelle loro abitazioni. La situazione
che emerge dai primi sopralluoghi è mista. In via Strinella, nel
centro della città, il 70 per cento degli edifici con piccole
modifiche possono essere ristrutturati ed abitabili, il resto 30
per cento, invece, è andato distrutto». Anche l’Università di
Trento ha messo in campo le sue competenze. Un primo gruppo di
tecnici è arrivato all’Aquila per prendere parte alle operazioni di
valutazione e messa in sicurezza degli edifici.
17 aprile 2009