di Giampaolo Coppola
Il 1º maggio, Benedetto XVI potrebbe visitare le aree colpite dal sisma. Il Pontefice ha annunciato più volte nei giorni scorsi la sua intenzione di portare conforto alle popolazioni terremotate. Ma le scosse non cessano. Ieri sera, le ultime due: la prima, di magnitudo 3.2, è stata avvertita alle 21.36 tra Capitignano, Montereale e Campotosto. La seconda alle 22 sul Gran Sasso, di magnitudo 3.0. Mentre a Roma si lavora sul decreto Abruzzo, ipotizzando anche una tassa per i super-ricchi con un reddito superiore ai 130-140mila euro, la città prova a ripartire: alcune attività commerciali hanno riaperto, gli uffici comunali hanno ripreso a funzionare nella scuola della Finanza, TvUno, la televisione locale, ha ricominciato a trasmettere. E a dieci giorni dal terremoto, il capo della Protezione civile Guido Bertolaso fornisce un primo bilancio di quanti, dopo le verifiche, non torneranno a casa: «Quasi 20 mila persone». E rivolge una domanda che è anche un’accusa: «Dov’era chi oggi s’indigna, quando parlavo di prevenzione?». Oggi, intanto, si tornerà a scuola: per il momento solo a Poggio Picenze nell’area più colpita, dove oggi arriverà anche il premier Berlusconi, ma da lunedì - ha assicurato il ministro Gelmini - si ricomincia pure in quelle zone che non sono state «direttamente colpite dal terremoto». E già oggi saranno sui banchi oltre duemila ragazzi ospitati negli hotel della costa. «Nessuno», ha detto il ministro, «perderà l’anno».
Una riunione specifica del senato accademico sarà dedicata nei prossimi giorni all’individuazione dell’area sulla quale far sorgere le n
uove strutture dell’università. E’ agibile solo il 30 per cento
degli attuali insediamenti. L’idea è di realizzare il nuovo
insediamento a Cansatessa, a otto chilometri dal centro storico
dell’Aquila. Va avanti anche l’inchiesta: la procura fa appello ai
cittadini affinché consegnino ai magistrati i video relativi ai
crolli, ribadendo che saranno ascoltati «tutti quelli che hanno
visto qualcosa». E per evitare l’inquinamento delle prove, ha
sequestrato le aree più colpite. Il timore è che qualcuno «possa
portare via ciò che resta degli edifici crollati, magari con dei
camioncini», come ha detto il procuratore dell’Aquila Alfredo
Rossini. Di qui, la decisione di sigillare intere aree: quelle
degli edifici di via XX Settembre dove i morti sono state decine,
ciò che resta della Casa dello studente, alcune parti dell’o
spedale. Hanno sequestrato perfino casa loro: il tribunale. L’esame
delle macerie è già cominciato.
Il sindaco Cialente non ci sta comunque a un’immagine dell’Aquila
«fatta di carta: il sistema antisismico ha retto», dice,
«altrimenti i morti», invece che 300, «sarebbero molti di più,
almeno 2.000-2.500». In ogni caso, l’attenzione è rivolta alla
ricostruzione. Un prelievo extra sui redditi degli italiani più
ricchi è una delle leve che il governo sembra intenzionato a usare
per mettere insieme le risorse necessarie alla ricostruzione
post-terremoto e che secondo le prime stime ammontano a 12 miliardi
di euro. La misura, insieme ad altre novità, sarà uno dei capitoli
principali del decreto legge Abruzzo che dovrebbe essere varato la
prossima settimana nel corso di un consiglio dei ministri speciale
all’Aquila. Procedono intanto le verifiche di stabilità: su 2.181
controlli, 1.177 palazzi sono risultati agibili, anche se si tratta
di edifici in zone periferiche. I conti veri si faranno quando si
arriverà nel centro storico dell’Aquila e infatti Bertolaso
ipotizza che alla fine dei controlli un terzo circa degli sfollati
(oggi sono 65mila) non tornerà a casa. «Queste 20mila persone sono
quelle che dovremo tutelare nel corso dei prossimi mesi e alle
quali dovremo dare un’accoglienza decente entro la fine dell’e
state». Numeri drammatici anche per quanto riguarda l’economia:
Confesercenti parla di duemila imprese in ginocchio e 2.700
attività commerciali danneggiate, mille delle quali in centro all’A
quila e completamente inagibili.
16 aprile 2009