di Diana Pompetti
L’AQUILA. Le mani che scavano, flebili voci che diventano sempre più vicine e quel «sono vivi» urlato che rischiara una notte da apocalisse: a San Gregorio i sette bimbi della casa famiglia “Immacolata Concezione” sopravvivono alle macerie con quattro religiose. Solo suor Anna non ce la fa. L’istituto, che da decenni ospita piccoli ni che hanno bisogno di aiuto, non c’è più: il sisma lo ha ingoiato.
Quando alle 5 di lunedì
Leo Luciotti e
Angelo Del Sordo, due assistenti capo della Polstrada di Teramo, sono arrivati nella piccola frazione hanno trovato i vigili del fuoco (tutti uomini arrivati dal comando teramano) che da più di un’ora scavavano per trovare i bambini, tutti tra i 5 e i 9 anni, sia italiani che stranieri. «Quando li ho sentiti piangere», racconta Luciotti, «ho giurato a me stesso che avrei fatto qualsiasi cosa per tirarli fuori». E così è stato. Per ore poliziotti e pompieri hanno scavato a mani nude tra le macerie, spostando pietre e travi, cercando pertugi e aprendo piccoli varchi tra le pareti crollate del vecchio edificio in pietra. «Poi intorno alle 8», racconta ancora Luciotti, «le voci sono diventate sempre più vicine, abbiamo sentito piangere e abbiamo capito che potevamo salvarli. Per noi è stato come nascere una seconda volta». I sette piccoli ospiti, tutti bambini tra i quattro e gli otto anni, devono la vita ad una piccola parete, l’unica rimasta integra, che li ha riparati. «Erano uno vicino all’altra, insieme alle suore», racconta ancora il poliziotto, «dopo la forte scossa della notte sono scappati
verso la porta, ma quando sono arrivati tutto l’edificio è crollato
e così sono rimasti bloccati sotto le macerie. La piccola parete
era intatta e il crocifisso appeso al muro non era cascato».
Poliziotti e pompieri hanno lavorato per tutta la notte, scavando
con le mani per il timore che un mezzo meccanico potesse provocare
altri crolli.
Lo hanno fatto per ore, pregando e sperando di poter continuare a
sentire quei pianti. «Abbiamo scavato e continuato a scavare»,
racconta ancora, «chiamandoli continuamente fino a quando li
abbiamo trovati. Erano vicino alla porta, uno accanto all’a
ltro».
Poi i piccoli sono usciti: con loro quattro religiose dell’i
stituto. All’appello mancava suor Anna. «L’abbiamo cercata»,
raccontano i soccorritori, «ma ben presto ci siamo accorti che per
lei non c’era nessuna speranza». I soccorritori hanno continuato a
scavare per tutta la giornata di lunedì con l’aiuto dei volontari
arrivati in tanti.
Solo nella tarda mattinata di ieri è stata trovata suor
Anna Palumbo.
La suora, responsabile della mensa dell’istituto, gestito
dall’ordine del Sacro Cuore, al momento del sisma era nel suo
alloggio, al pianterreno dell’edificio collassato. Ci sono volute
altre 24 ore di lavoro e di scavo a mano per spostare due piani di
detriti del’edificio.
Alle 13.30 un cane dell’unità cinofila della Guardia di finanza ha
individuato il corpo della 60enne, nata nella frazione di Paganica.
«Per noi», ha detto tra le lacrime la madre superiora suor
Mirella Del Vecchio, «è una grande perdita. Che
Dio l’abbia in gloria».
E da ieri è scattata la corsa alla solidarietà per i bambini, che
sono ospitati in un’altra struttura. Dello storico edificio di San
Gregorio non resta che un cumulo di detriti. A fianco ci sono i
resti della casa in cui viveva un poliziotto in servizio alla
prefettura dell’Aquila e sua moglie. Li hanno trovati abbracciati,
sotto le macerie della casa appena ristrutturata. Non sono riusciti
a fuggire nella notte di San Gregorio. Quando i soccorsi sono
arrivati la casa era già un cumulo di macerie. Hanno scavato, hanno
chiamato, hanno sperato.
«Purtroppo non c’è stato nulla da fare», dicono i soccorritori,
«la casa è crollata addosso ai due non lasciando loro nessuna
possibilità di scampo».
Poi, alle prime luci dell’alba, le macerie hanno restituito i
corpi di moglie e marito. Abbracciati. L’ultimo abbraccio prima
della morte, nella notte ingoiata dal terremoto. Qualche metro più
in là i pianti di sette bambini, usciti vivi da un cumulo di
macerie: a San Gregorio, nonostante tutto, la vita non si ferma.
8 aprile 2009