di Lorenzo Colantonio
ONNA. Come fai a raccontare di Andrea e dell’urlo di dolore della madre che rompe il silenzio irreale di Onna? Come fai a raccontare di Benedetta, l’hanno trovata accanto al suo fidanzato, abbracciati per sempre. E come fai a dimenticare un bimbo di 8 mesi, stretto tra i corpi della madre e del padre? L’hanno avvolto in un lenzuolo bianco e adagiato su un prato. E accanto a questo bimbo ci sono altri 39 morti. Avvolti da coperte e dal silenzio assoluto.
Onna, una frazione di quattrocento abitanti, tutti parenti, tutti amici, non c’è più. E’ davastata. E’ un cumulo immenso di macerie di case ristrutturate da poco, abbellite con vasi di fiori e ringhiere in ferro battuto.
E’ una frazione bombardata, rasa al suolo dove ciascun abitante soffre un lutto, e sa chi manca all’appello. Ma alle 9,45 i soccorritori sono ancora pochi ad Onna. Il grosso è a Paganica, che conta cinque morti, e dove la gente affolla la piazza quando una scossa fa tremare paurosamente la terra.
LA PAURA A PAGANICA. La facciata del duomo ondeggia, i poliziotti urlano a squarciagola: «Via di lì, sta crollando».
La gente fugge a piedi tra le grida, una mamma corre spingendo un carrozzino, un uomo si dirige verso la chiesa e supera il cordone di poliziotti mentre la facciata della chiesa si stacca e resta in bilico. E’ una paura che paralizza i muscoli e innesca gesti irrazionali. Come quell’uomo che sembra si diriga verso la morte, oppure le decine di auto che restano bloccate davanti alla facciata che ondeggia.
E’ una donna poliziotto la più f
redda di tutti, da sola sblocca l’ingorgo e il viaggio verso Onna,
la frazione più colpita, riprende.
I CORPI TRA LE MACERIE. Appena entri nel piccolo
centro abitato a sei chilometri dall’Aquila, davanti al bivio per
Paganica, la polvere entra nei polmoni e c’è un odore soffocante di
gas.
Per raggiungere il cuore della frazione, il centro del cratere dove
la gente attende aiuti con gli occhi sbarrati, bisogna per forza
arrampicarsi sulle macerie, assi di legno che si spaccano sotto i
piedi, cumuli di mattoni che non reggono il peso del corpo.
Sulla sinistra, i detriti arrivano fino al cartello di via dei
Calzolai. Proprio lì sotto ci sono due corpi. Da un tubo spezzato
esce gas, più avanti un altro tubo spruzza acqua. C’è un odore acre
che blocca il respiro mentre un’altra scossa fa tremare l’unico
balcone rimasto appeso a un muro che sembra la quinta di un
teatro.
E’ una scossa ondulatoria che alza le macerie e le fa ricadere
insieme sollevando una nuvola di polvere bianca.
«Venga, mi segua. L’aiuto io», dice un uomo con il volto imbiancato
dalla polvere, una camicia strappata e un profondo taglio sulla
fronte. Ma non c’è tempo nemmeno per dirgli grazie e chiedergli il
nome perché, alla fine di questo lungo corso ricoperto di macerie,
stanno estraendo due cadaveri da una casa di tre piani
completamente sventrata.
Uno è il corpo di Gabriella, aveva 50 anni. Accanto a lei hanno
trovato la mamma Antonina. Vengono adagiate su due materassi in un
garage, una delle pochissime strutture ancora in piedi nella
piccola Onna, che paga il prezzo più alto. E che adesso torna nel
silenzio irreale. I varchi sulle stradine invase dalle macerie si
spopolano, perché arrivano altre scosse. Almeno sette nel giro di
poco più di un’ora.
LE SCOSSE CONTINUANO. La più forte scuote la terra
alle 10,40 e da un rudere si stacca una porzione di muro, fatto di
pietre e cemento, che si frantuma in cento pezzi.
Trovarsi a vivere in diretta l’ennesima scossa blocca il respiro.
Ritarda e ferma i soccorsi, fa rassegnare ancora di più questa
povera gente che si guarda in faccia come a voler fare l’a
ppello.
«Ne mancano cinquanta», dice un sopravvissuto. Manca anche Susanna,
la trovano più avanti. La fiutano i cani della protezione civile.
La ragazza è sotto le macerie, forse è ancora viva.
ADDIO SUSANNA. Una decina di carabinieri
cominciano a scavare tra le pietre e le travi. Si muovono con
cautela mentre intorno si accalca altra gente. E arrivano due ruspe
che rompono il silenzio tornato assoluto. «Chiamate un medico,
chiamate un medico», urla poi un uomo con il volto insanguinato. Il
medico arriva, ma indossa un pigiama ed è stravolto perché non
trova più suo figlio. Sale sul cumulo di macerie, si avvicina al
corpo di Susanna e scende giù scuotendo il capo. E dal basso si
alza un altro grido di disperazione.
IL PREZZO PIU’ ALTO. Lo paga Onna: 40 morti, fino
alle 22 di ieri. Ma sono di più, dice la gente del piccolo
borgo.
I nomi, uno dopo l’altro, vengono appuntati su un foglietto bianco
dal commissario Egidio Labbro Francia giunto da Sulmona. Dalle
macerie, accanto alla casa di Susanna, subito dopo vengono estratti
altri due corpi: un anziano e un bimbo. La gente urla ancora
«andate via sciacalli» a quelli con le telecamere che assediano l’a
ia davanti alle macerie. Ma non c’è tempo da perdere, ci sono altri
corpi da recuperare. Tocca a Benedetta e al suo fidanzato finire su
quel foglietto bianco. E’ come una via Crucis, e ogni volta il
medico che cerca ancora suo figlio viene chiamato per dire se c’è
ancora un filo speranza.
Ma dalle 3,32 di ieri, cioè dal momento della scossa più potente
che ha devastato Onna, sono passate troppe ore. Neppure per Andrea
c’è speranza. Sono le 16,21 quando il suo corpo viene recuperato
dai vigili del fuoco.
La madre di Andrea è una donna bionda che, fino a un minuto prima
sperava ancora e ora grida: «Figlio mio, piccolo mio. Dimmi che non
è vero». Il padre è il medico in pigiama. I due si abbracciano
stretti stretti e si allontanano piangendo.
7 aprile 2009