SULMONA. E’ forse l’immagine che meglio racconta la città e la sua storia.
Perché da sempre piazza Garibaldi, o piazza Maggiore come un tempo si chiamava, è stata il centro della città. Non solo centro geografico all’interno delle mura, ma centro delle attività cittadine. Del mercato, come delle giostre del tempo passato, dei giochi dei bambini come delle moderne manifestazioni.
Piazza Garibaldi, con la Madonna che scappa, ha raccontato già tante volte Sulmona e continuerà a raccontarla ancora per tante volte ancora. Forse perché, in fondo, le foto in bianco e nero di un tempo, con qualche modesta e ordinata bancarella somigliano tanto a quelle che ritraggono oggi la principale piazza sulmonese. Piazza Garibaldi è rimasta così, con la sua storia e la sua arte, a raccontarsi e a raccontare la città.
Anfiteatro naturale circondato da “pezzi” di storia e di arte. Come storia è il maestoso acquedotto svevo attraverso il quale si accede a piazza Maggiore. Fatto costruire nel 1256 da re Manfredi per portare acqua in città, si conserva ancora nella sua possenza architettonica Duecentesca, con i suoi 21 archi in pietra concia. Acquedotto che “abbraccia” la piazza Maggiore, estendendosi dagli edifici adiacenti all’ex convento di Santa Chiara alla fontana del “Vecchio”. Nome che è omaggio alla famiglia De Vecchis che contribuì alla sua realizzazione.
Poi, al centro del plateatico, l’imponente fontanone ottocentesco, diventato a sua volta una sorta di simbolo, perché punto di avvio della corsa della Madonna che scappa la mattina di Pasq
ua. E ancora, tutt’inpassato di cui Sulmona, oltre che gelosa custode, forse dovrebbe essere anche abile e fiera rivelatrice a un mercato turistico “goloso” di arte e cultura: la chiesa di san Filippo Neri, la scalinata di santa Chiara e quella di san Francesco della scarpa. Forse non è così strano che più di qualcuno consideri piazza Garibaldi una delle più belle piazze dell’Italia Centro meridionale.(a.c.)
14 ottobre 2007