di Walter Nerone
SULMONA. Il parco perde due «personaggi» di spicco, insieme a un prezioso patrimonio genetico: l’orso Bernardo e la sua “compagna” sono stati trovati morti, a breve distanza l’uno dall’altra nei boschi di Gioia Dei Marsi. Per quanto riguarda le cause delle morti, secondo i dirigenti del Pnalm «non sono escluse cause di natura dolosa», per cui è stata disposta un’indagine.
La scoperta delle due carcasse è avvenuta fra domenica e ieri. I due plantigradi erano a breve distanza l’uno dall’altro, ma sembrerebbero morti a distanza di qualche giorno. Uno dei corpi, infatti, era in avanzato stato di decomposizione mentre il secondo era in buono stato di conservazione, presumibilmente morto da non più di 48 ore. Ipotesi confortata dai segnali del radiocollare che Bernando portava al collo in virtù di un progetto di studi dell’università La Sapienza, finanziato da un’ereditiera americana.
La prolungata «mancanza di segni di vitalità», spiegano dal parco, hanno insospettito gli addetti al controllo. E grazie ai dati del Gps il personale del servizio sorveglianza del Pnalm ha trovato rapidamente la carcassa. Sapendo, dagli studi dei ricercatori universitari, della consuetudine di Bernando di spostarsi insieme a un’orsa, il Parco ha organizzato ulteriori perlustrazioni, scoprendo nel pomeriggio di ieri la seconda carcassa.
Il fatto che i due animali siano stati ritrovati vicini fanno ipotizzare varie spiegazioni. Se la morte è dovuta a bocconi avvelenati, evidentemente uno ne ha mangiato più dell’altro, che ha avuto un’ag
onia prolungata. E in qualche modo si innesca anche una lettura “
romantica” del fatto: il secondo sarebbe rimasto in zona, quasi a
vegliare il compagno morto, nonostante già molto sofferente.
Particolari in più, anche su questo profilo, si avranno fra qualche
giorno, quando arriveranno i risultati della analisi richieste all’i
stituto zooprofilattico e all’istituto nazionale della fauna
selvatica, cui sono stati affidati i corpi. «E’ una grave perdita
per il Pnalm», ha detto il direttore Di Benedetto, «in quanto
incide sul potenziale riproduttivo dei plantigradi, già
numericamente esigui. In più viene a mancare un orso, Bernardo, che
negli ultimi anni aveva fatto molto parlare di se, per le visite
nei paesi del Parco e i tanti incontri con residenti e turisti e al
quale è intestata un’associazione per la tutela della
specie».
Tante associazioni a tutela della specie.
Per l’orso “goloso” anche la donazione di una miliardaria
americana.
di Vittorio Perfetto
PESCASSEROLI. Era diventato una star l’orso
Bernardo, la sua fama aveva fatto il giro del mondo, suscitando
emozioni, commozione e tenerezza al punto che una donatrice
americana, una 40enne miliardaria, la signora Jenny, aveva
destinato, nel 2006, la somma di un milione di euro al Parco
nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, al Corpo forestale e all’U
niversità La Sapienza di Roma, per la ricerca e la salvaguardia
dell’orso marsicano, finito nella “lista rossa” degli animali
destinati all’estinzione.
E la morte dell’orso Bernardo e della sua compagna, è un colpo alla
sopravvivenza della razza. A quanto pare, però, le intenzioni e l’a
iuto concreto della generosa donatrice americana, per proteggere l’o
rso marsicano dalle insidie della società moderna, non ha avuto
gli effetti sperati. L’orso Bernardo è morto, nonostante la sua
fama avesse raggiunto molti Paesi e si fossero formate diverse
associazioni per salvaguardare il plantigrado e la sua famigliola,
ma in generale l’orso marsicano. Salvaguardalo dalla modernità, dai
cambiamenti dell’habitat, ma anche dai pericoli dell’uomo.
Molti allevatori, infatti, hanno visto e continuano a vedere l’orso
come un nemico da abbattere. Bernardo era diventato famoso per le
sue incursioni nei pollai dei paesi del Parco ed era diventato
goloso di frutta. Per questo, l’associazione “Gruppo Bernardo”, di
San Sebastiano dei Marsi, aveva messo in campo alcune iniziative,
tra le quali, insieme all’ente Parco, il recupero di 120 alberi da
frutto per alimentare l’orso. Così, meli, peri, cicliegi, sono
stati liberati dalle piante infestanti e sono stati messi a
disposizione per arricchire la “mensa” dell’orso Bernardo e degli
altri plantigradi presenti nell’area del Parco.
Bernardo era diventato talmente famoso, che da sei anni l’a
ssociazione “Gli amici dell’orso Bernardo” aveva organizzato i
festeggiamenti per il “compleanno di Bernardo”, che in realtà
contenevano anche convegni, escursioni e momenti ludici, per
avvicinare - con questi ultimi - i bambini alla cultura dell’orso.
Sono arrivate a Bisegna, “patria” di Bernardo, e a Gioia dei Marsi
e nelle aree frequentate da Bernardo, tv da tutto il mondo per
realizzare servizi sull’orso “goloso”. Che ora non c’è più.
L’ovulo “bloccato” e la stagione degli amori.
Riproduzione della specie complessa e lenta. Rischio d’e
stinzione.
di Pasquale Galante
PESCASSEROLI. Non si sa di preciso quanti orsi
marsicani vivono nelle aree del Parco D’Abruzzo. Una stima parla di
30-50 esemplari. Ecco perché la morte di una coppia di orsi,
scoperta ieri, rischia di mettere seriamente a rischio la
sopravvivenza della specie. Gli orsi hanno una riproduzione
lenta.
Fatte di cucciolate con media di 2 orsetti per ogni mamma orsa. A
ciò si sommano aspetti legati alla capacità riproduttiva della
specie. Una femmina d’orso, entra nella fase riproduttiva quando ha
3-5 anni. Dipende dalle condizioni e la qualità dell’ambiente in
cui cui vive. Un’orsa vive mediamente vent’anni. E in questo
periodo ha una fase riproduttiva di 17 anni. Si deve poi tener
conto che dopo aver partorito, una femmina d’orso segue i suoi
cuccioli per un periodo di 2-3 anni, e che in questa fase non si
accoppia.
2 ottobre 2007