Il neopresidente Mattarella e la rete

Quale sarà il rapporto del capo dello Stato con i temi inerenti il digitale? Il discorso di insediamento sembra suggerire un doppio binario, uno positivo e un secondo che lo è molto meno

Quale sarà il rapporto del neopresidente della Repubblica, Sergio Mattarella, coi temi inerenti il digitale? Il discorso di insediamento appena tenuto di fronte al Parlamento sembra suggerire un doppio binario, uno positivo e un secondo che lo è molto meno. Il primo, benvenuto, parla di una apertura a nuove forme di partecipazione che pare meno pregiudiziale rispetto a quella, esplicitamente opposta all'idea radicale di democrazia digitale del MoVimento 5 Stelle ma più in generale a ogni disintermediazione che si proponga di ridurre il ruolo tradizionale dei partiti, tratteggiata da Giorgio Napolitano all'inizio del suo secondo, breve mandato.

Prima di tutto, Mattarella ricorda che “la democrazia non è una conquista definitiva ma va inverata continuamente, individuando le formule più adeguate al mutamento dei tempi”. Che si parli anche di rete – e non solo di riforme costituzionali – è suggerito dal passaggio precedente, in cui il presidente sostiene che “la crisi di rappresentanza ha reso deboli o inefficaci gli strumenti tradizionali della partecipazione, mentre dalla società emergono, con forza, nuove modalità di espressione che hanno già prodotto risultati avvertibili nella politica e nei suoi soggetti”. Anche l'indignazione, suggerisce il capo dello Stato, può portare a un cambiamento positivo – perfino più delle “generiche esortazioni a guardare al futuro” con cui sembra bocciare una certa retorica dell'innovazione buona solamente perché nuova, e per questo sempre salvifica.

Mattarella cita poi due volte le “nuove tecnologie”, qualunque cosa esse siano a vent'anni dall'introduzione della rete commerciale e una decina dal web 2.0, per ricordare che possono aiutare la Pubblica Amministrazione a rispondere all'esigenza di “partecipazione, trasparenza, semplicità di adempimenti” dei cittadini e “promuovere la cultura diffusa e la ricerca dell'eccellenza”; del resto, uno dei modi di “garantire la Costituzione” è superare il “divario digitale”. Una posizione sostanzialmente immutata rispetto a quando, nel 1999 e da vicepresidente del Consiglio, si proponeva di combattere il ritardo “assai pesante” nella diffusione di quelle già allora definite proprio “nuove tecnologie”.

C'è poi il secondo binario, quello che a mio avviso porta dove portano i propositi di Angelino Alfano e dei suoi colleghi europei dopo Charlie Hebdo. Anche nel discorso di Mattarella, infatti, i “predicatori d'odio e coloro che reclutano assassini utilizzano Internet e i mezzi di comunicazione più sofisticati”. Dunque, è il passaggio logico, bisogna intervenire per impedirlo. E infatti il neopresidente si auspica un intervento a livello sovranazionale, dato che quegli strumenti “sfuggono, per loro stessa natura, a una dimensione territoriale”. Vero, anche se solo in parte – e infatti i diritti realmente tutelati in rete sono molto diversi in Cina, Russia, Stati Uniti o Italia; il punto tuttavia è qui notare che secondo Mattarella “la comunità internazionale deve mettere in campo tutte le sue risorse”. Per sconfiggere il terrorismo, certo. Ma se il terrorismo usa la rete, in una certa misura andrà sconfitta anche quella, sembra essere il ragionamento.

Certo, c'è un generico invito a rispettare la libertà come “pieno sviluppo dei diritti civili”, anche “nella sfera personale e affettiva”. Ma se la menzione del valore della “sicurezza” è esplicito e deciso (non se ne può “prescindere”), quello alla privacy è fuori dal contesto del vero problema attuale, cioè il suo relazionarsi proprio con le restrizioni alle libertà e ai diritti fondamentali ipotizzate per soddisfare un altro degli imperativi stesi nel discorso: “lo Stato deve assicurare il diritto dei cittadini a una

vita serena e libera dalla paura”. Un richiamo agli abusi compiuti nel nome di quel diritto, che in realtà fa leva proprio sul perpetuare la paura, avrebbe contribuito a convincerci che Mattarella sarà anche un garante capace di proteggerci dal ritorno di logiche in stile post-11 settembre.

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