Sisma, rientri nelle case agibili
Seimila sfollati via dagli alberghi in due mesi
di Fabio Iuliano
Dall’esigenza di razionalizzare le risorse - nella prospettiva di
chiudere i campi a settembre - alle tensioni dovute alla convivenza
forzata. Si fa sentire la stanchezza di quattro mesi passati in una
tenda, specialmente per tutti quelli che hanno ripreso una vita
lavorativa normale. Una sfida per i 20mila terremotati, sistemati
nelle 138 tendopoli ancora attive nel cratere, tra l’escursione
termica tra il giorno e la notte, le carenze igieniche, i controlli
e le «ronde» notturne. Una realtà che i comitati cittadini tornano
ancora una volta a denunciare.
LA MENSA. «No badge no party». Una graziosa
volontaria tedesca della Maltaser International accoglie così gli
sfollati della tendopoli di Roio Poggio, all’ingresso della mensa.
Per l’erogazione dei pasti hanno distribuito ai residenti uno
speciale badge con il codice a barre. Prima di mangiare, bisogna
far scorrere il tesserino come in un supermercato.
Malgrado i modi gentili, è difficile che la volontaria lasci
passare qualcuno senza il bip del lettore ottico. Qualsiasi pasto
extra va concordato col capocampo. Alcuni residenti non nascondono
delle perplessità. «I volontari ammettono poche eccezioni a mensa»,
spiega
Claudia Pagliariccio, «salvo poi
presentarsi a tavola in 50, tutti dell’Ordine di Malta. E tocca a
noi del campo, aiutare in cucina a rassettare».
Alcune delle persone rimaste nella tendopoli lamentano, a tal
proposito, di dover effettuare dei turni di lavoro estenuanti,
specie se si abbinano all’esigenza di spostarsi per lavoro o per le
tante formalità burocratiche da espletare in questi giorni.
Angelo Bozzetti, il capocampo, minimizza: «Esiste
una circolare della Protezione civile che suggerisce la
collaborazione dei residenti del campo nelle mansioni ordinarie e
poi non ci siamo mai trovati a negare un piatto a nessuno anche se
avremmo tutto il potere per farlo visto che i pasti dobbiamo
rendicontarli».
LE RISORSE. Il problema, secondo Bozzetti non è tanto
legato ai viveri «che arrivano ogni giorno a sufficienza», quanto
alle risorse materiali. «Nelle ultime settimane», spiega, «ci siamo
visti bocciare tante richieste necessarie per la nostra tendopoli.
Ad esempio, esistono ancora tante tende senza reti ombreggianti
perché non ci hanno autorizzato l’acquisto della seconda tranche.
Ultimamente diventa difficile anche farci dare delle puntine da
disegno». Situazione condivisa anche nelle tendopoli di Coppito e
del Globo.
L’IGIENE. La situazione della tendopoli di Roio, come
quella di molte frazioni aquilane, tra cui San Gregorio - che
finalmente ha installato i supporti parasole - risente di carenze
legate al servizio pubblico di smaltimento rifiuti ordinari.
Molte fosse Imhoff, le vasche biologiche dove si raccolgono gli
scarichi dei bagni, non vengono spurgate regolarmente e questo
genera cattivi odori. Le cucine delle tendopoli principali sono
controllate periodicamente (ogni 10 giorni) dai Nas.
LA SANITA’ Molti presidi sanitari sono stati smantellati
ed è difficile reperire, in molti campi, anche del materiale di
pronto soccorso.
Questo costringe i responsabili delle tendopoli a chiedere l’i
ntervento del 118, spesso coadiuvato dal personale della
Misericordia, anche per patologie o traumi semplici.
Per quanto concerne il rischio di diffusione dell’influenza suina,
è stata annunciata una massiccia campagna di vaccinazione per le
popolazioni aquilane colpite da terremoto, non appena sarà
disponibile il vaccino. La richiesta è stata fatta per oltre
13.500 dosi di farmaci antivirali.
SICUREZZA. La segnalazione del fotoreporter
Marco
D’Antonio ha costretto i volontari del campo di
Acquasanta, nella parte gestita dalla Protezione civile friulana, a
rimuovere il cartello «limite invalicabile, vigilanza armata».
Intanto, però, a Piazza d’Armi alcuni residenti stanno promuovendo
una petizione per richiedere maggiore vigilanza delle forze di
polizia nelle ore notturne.
(07 agosto 2009)