Sindaci, fascia a Napolitano
Tasse, protesta pronta contro la mancata proroga
di Enrico Nardecchia
L’AQUILA. «Ora chiamo Napolitano. Voglio
annunciargli che le fasce gliele ridiamo tutti. Io gli darò la più
bella. Lui ce le conserverà». Parla Cialente. Aspettando il
maxi-emendamento del governo sulle tasse, i sindaci scaldano i
muscoli. All’invito rispondono una trentina sui 57 Comuni del
cratere ma pare che siano tutti d’accordo, alla fine, sul gesto
simbolico per chiedere la proroga dei pagamenti.
LA RIVOLTA. I sindaci, chi più chi meno,
sono tutti arrabbiati. Da
Rocca di Mezzo a
Campotosto, da
San Pio delle
Camere a
Lucoli. Tasse, centri storici da
ricostruire, assegnazione dei contributi, economia che langue.
Nella sala dell’associazione costruttori si tenta di mettere
insieme amministratori di destra e di sinistra alle prese con gli
stessi problemi.
Il primo tra tutti: riprendere a pagare le tasse da gennaio 2010
«come se niente fosse successo», tuona
Cialente
che qui sembra il più arrabbiato di tutti. C’è grande attesa per il
maxi-emendamento del governo sul testo del decreto anti-crisi per
cui verrà posta la questione di fiducia. Potrebbe trattarsi, dicono
i sindaci a microfoni spenti, di un contentino. O di un rinvio alla
famosa annunciata ordinanza «natalizia» di
Berlusconi, su cui si spende ormai da giorni il
presidente della Regione
Gianni Chiodi, oppure di
una differenziazione tra chi ha perso il lavoro e non produce più
reddito e chi no, tra autonomi e salariati. Intanto,
maxi-emendamento o no, i sindaci vogliono fare un gesto ufficiale.
L'appuntamento al Quirinale lo prende
Cialente che
prima, però, vedrà
Bertolaso per chiedergli di
riscrivere l’ordinanza sulle case E («inutile e da modificare») e
di pubblicare, al più presto possibile, «le linee guida per la
ricostruzione». «Ad esempio», chiede
Cialente, «le
caldaie le ripaghiamo o no? E chi ci dice come bisogna rifare gli
impianti? Senza linee guida come faccio, io, a evadere 400 domande
al giorno? Ci sono i 10mila delle case A che non rientrano perché
hanno paura. Stanno tutti fuori dagli alberghi, ma in tenda oppure
in affitto a spese proprie. Poi nessuno conta i problemi della
mancanza di gas o di acqua contaminata nei rubinetti: tutti
ostacoli a rientrare in casa. Per questo ci servono le direttive.
Chiamiamo quelli di Umbria e Marche e facciamoci dire cos’ha
funzionato da loro e cosa no. E prendiamo il meglio. Chiedo
troppo?. Eppoi, stiamo attenti, perché adesso gli aquilani sono un
po’ tutti come anestetizzati ma a settembre si sveglieranno e si
renderanno conto che qui non è ripartito niente. Anzi. Allora, noi
siamo stati buoni perché abbiamo salvato il G8 aderendo all’appello
di
Napolitano. Ci pensate, voi, a un
Obama fermato dai miei vigili urbani? Non è
successo niente e il merito è nostro che conosciamo la nostra
gente. Ma adesso devono starci a sentire sennò qua tra un mesetto
scoppia tutto
(23 luglio 2009)