Scontro sulle macerie
Appalto da 50 milioni, Giuliante contro il sindaco
di Giampiero Giancarli ed Enrico Nardecchia
L’AQUILA. La tregua istituzionale causa sisma si
arena sulle macerie. L’appalto da 50 milioni di euro per i lavori
relativi al deposito e alla selezione delle macerie del terremoto
del 6 aprile diventa terreno di scontro tra destra e sinistra. Il
sindaco Cialente, che ha affidato i lavori alla ditta T&P,
parla di «percorso regolare e trasparente». Giuliante (Pdl)
attacca: «Quell’appalto va fermato». Gli atti in Procura.
LE MACERIE. Il Comune dell’Aquila, per risolvere il problema delle
macerie causate dal terremoto, centinaia e centinaia di tonnellate
di detriti ancora in corso di quantificazione da parte degli stessi
tecnici della Protezione civile, avvia una procedura d’urgenza. Del
resto, liberare le strade e selezionare quel che resta dei palazzi
e degli stabili abbattuti dal sisma è il primo passo per avviare
una sia pur lenta e graduale ricostruzione della città. Un
passaggio fondamentale. Un lavoro immane, un affare da 50 milioni
di euro. A questo punto il Comune, attraverso una prima
deliberazione del 19 maggio, individua il sito dove stoccare le
macerie. Si tratta dell’ex cava della Teges nel territorio di
Paganica, località Pontignone, immediatamente a ridosso del nucleo
industriale di Bazzano. Vengono acquisiti i pareri necessari e
viene attivato l’iter secondo la procedura d’urgenza. Il 29 maggio,
dal Comune, parte una lettera alla presidenza del Consiglio dei
ministri e alla Protezione civile in cui si individua il soggetto
affidatario, la T&P, una srl di proprietà dei fratelli
Tirimacco, con sede all’Aquila. Si tratta della stessa azienda
proprietaria del sito in questione.
«L’ANOMALIA». Secondo chi contesta l’appalto, in primis il
capogruppo Pdl in Regione Gianfranco Giuliante, qui si
nasconderebbe la prima anomalia. «La ditta sa di avere il sito e
che gli sta per capitare la fortuna della vita: un appalto da 50-70
milioni di euro. Ma fino al 30 maggio la ditta risulta inattiva,
per poi riemergere e riprendere l’attività dal primo giugno, con
presentazione della domanda alla Camera di Commercio. Perché le
ditte attive non sono state prese in considerazione?». Secondo
quanto si è appreso, sul mercato si erano concretizzate due
offerte, una da parte di un’azienda del Chietino e l’altra da parte
di un consorzio di imprese aquilane. Rappresentanti di alcune ditte
escluse hanno presenziato, ieri, alla conferenza stampa di
Giuliante a palazzo dell’Emiciclo. Diversa è la posizione del
Comune. «La procedura di urgenza», ha spiegato l’assessore Alfredo
Moroni, «ci ha consentito di andare avanti senza gara e non si
poteva fare a meno di usare questa strada vista la situazione.
Ribadisco che si è trattato di una scelta avallata anche dal
prefetto. Quanto al fatto che la ditta non sarebbe stata attiva, ci
sono gli organi comunali che stanno facendo i loro accertamenti sui
quali noi politici non possiamo dire o fare nulla. Sulla base delle
loro risultanze vedremo cosa fare». Moroni ha detto che questo vale
per lo scarico nella cava ex Teges. Quando si andrà a scaricare in
un’altra cava nessuno esclude che, in assenza di urgenza, si
possano usare diverse procedure.
LA CESSIONE. Il 4 giugno, in uno studio di Sulmona, il 50 per cento
della T&P viene acquisito dall’aquilano Claudio Pangrazi che
versa interamente, secondo Giuliante, 1250 euro, a fronte di un
capitale sociale di 10mila euro. Alcuni giorni dopo, il 9 giugno,
la ditta scrive al Comune che, riguardo allo smaltimento dell’a
mianto, si avvarrà della ditta Pavind che fa parte dello stesso
gruppo. L’11 giugno la ditta ottiene la trascrizione, alla Camera
di Commercio, dell’avvenuto trasferimento delle quote. Il giorno
successivo, il 12 giugno, con la delibera numero 154 del 2009, la
giunta comunale affida i lavori alla T&P. Lavori per 50 milioni
di euro. Passano alcuni giorni e il centrodestra va all’attacco. Il
7 luglio Giuliante, capogruppo Pdl in consiglio regionale, arriva a
chiedere le dimissioni del sindaco.
LA DELIBERA. La delibera in questione viene votata dal sindaco
Cialente, dal vicesindaco Roberto Riga, dagli assessori Antonio
Lattanzi, Alfredo Moroni, Luca D’Innocenzo e Marco Fanfani. Nella
delibera si fa riferimento a tre fasi della procedura. Il Comune,
in seguito, riceve dalla ditta un prezziario che, secondo
Giuliante, conterrebbe dei numeri significativamente più elevati
rispetto a quelli del terremoto dell’Umbria del 1997. Sarebbe
questo il parametro di riferimento assunto per l’attività da
svolgere all’Aquila. I CONTROLLORI. Un altro motivo di scontro tra
sindaco e Giuliante è la presenza, nella vicenda della gestione
delle macerie, di un gruppo di «controllori», vale a dire
dipendenti della municipalizzata Asm, che si occupa della raccolta
dei rifiuti, i quali sarebbero stati incaricati di controllare l’a
ttività svolta dalla T&P. Quest’ultimi, secondo Giuliante,
sarebbero stati pagati dalla stessa ditta aggiudicataria dell’a
ppalto.