Documento approvato dall’assemblea: vogliono escluderci e sulle case E sbagliata la scadenza del 6 aprile
Ricostruzione, l’ira degli ingegneri
L’Ordine: «Troppe proroghe a singhiozzo stanno creando incertezza sociale»
L’AQUILA. La scadenza del 6 aprile per la
presentazione delle domande per la ricostruzione degli edifici E al
di fuori dei centri storici (inagibili per rischio strutturale, non
strutturale o geotecnico) non trova d’accordo l’Ordine degli
ingegneri della provincia. Questo uno dei punti del documento
approvato dall’assemblea degli iscritti. Secondo l’Ordine, la
scadenza al 31 dicembre era più congrua, soprattutto per ragioni di
sicurezza. Il presidente Paolo De Santis polemizza: «Vogliono
escluderci e le proroghe ripetute creano solo un clima di
incertezza sociale».
Il documento è stato deliberato all’unanimità dei presenti. Nel
corso dell’assemblea dell’Ordine si è parlato della fase della
ricostruzione pesante, che interessa la riparazione, con
miglioramento sismico, degli edifici classificati E.
«Nel merito dei termini di scadenza della presentazione delle
domande per gli edifici E, situati al di fuori dei centri storici»,
è evidenziato nel documento firmato dal presidente De Santis, «il
termine del 31 dicembre 2010 era stato accettato e ritenuto
congruo, oltre che dalle categorie professionali, anche dai vari
organi istituzionali tecnici e politici e di rappresentanza del
governo nella provincia. Tali termini erano idonei a garantire una
ricostruzione attenta e accurata quale la situazione richiede.
La scelta di anticipare la scadenza al 6 aprile 2010, data troppo
ravvicinata, è tale da far sì che pur di rispettare la scadenza
imposta non vengono rispettati i criteri di sicurezza e di
regolarità che i cittadini, già duramente provati dal terremoto,
richiedono. Altresì non si ritiene accettabile un susseguirsi di
proroghe, peraltro accordate all’ultimo momento, che favoriscono l’a
ggravarsi di un clima di incertezza sociale. Tutto ciò manifesta la
volontà di escludere i professionisti locali che vivono e operano
sul territorio, che conoscono profondamente e che saranno presenti
anche in futuro per rendere conto del loro operato. Gli ingegneri
della provincia dell’Aquila dissentono con forza, nel ribadire il
loro ruolo e massimo impegno nella ricostruzione, da questa logica
inidonea ad affrontare correttamente e adeguatamente le
problematiche legate alla ricostruzione pesante e ritengono
indispensabile che la collettività venga di ciò resa edotta».
«Non ultime», prosegue il documento dell’Ordine degli ingegneri,
«vanno ancora definite le problematiche dell’ordinanza 3790 che
prevede che la ricostruzione deve essere fatta come era e dove era,
con le scelte urbanistiche dei Comuni e l’ammissibilità della
convenienza tecnico-economica della demolizione e ricostruzione,
oltre ad adeguato prezzario regionale che tenga conto di tutte le
soluzioni tecnologiche oggi presenti sul mercato al fine di
rispondere agli stessi indirizzi dell’ordinanza».
Nel documento, gli ingegneri rilanciano il pericolo di grosse
imprese pronte a sbarcare per operare una mega-speculazione sulla
ricostruzione del centro storico. «Passiamo dalla fase di emergenza
e post-emergenza gestita con competenza dalla Protezione civile
nazionale, ben organizzata», conclude l’Ordine degli ingegneri, «a
quella gestita dal commissario di governo che impone una nuova
organizzazione per programmare, operare e controllare in condizioni
non ordinarie. È necessario un clima di coerenza tra le
decisioni».
(08 febbraio 2010)