Macerie, sindaci allarmati
di Enrico Nardecchia
L’AQUILA. I clan bussano alla porta. Vogliono
mettere le mani sull’affare-macerie. Mentre c’è chi lavora alla
ricostruzione pulita e trasparente, si aggirano in città e nei
centri del circondario strani personaggi che cercano di
accreditarsi con i sindaci del territorio offrendo la disponibilità
a farsi carico della rimozione e del trattamento di quel che resta
degli edifici crollati nella notte del terremoto.
L’ALLARME. Il pericolo che la malavita organizzata
possa mettere le mani sulle rovine della città, per moltiplicarle
cercando di trasformarle in oro e infestando un territorio
socialmente e culturalmente sano come quello abruzzese, è più che
concreto. La preoccupazione è palpabile non solo all’Aquila, dove
tiene banco la polemica a distanza tra
Cialente e
Chiodi su chi si è mosso e chi no sulla gestione
del problema. Nei giorni scorsi, a Fagnano Alto, i sindaci di
alcuni centri del circondario si sono radunati per confrontarsi su
come affrontare uno dei nodi più intricati del post-terremoto.
«Girano personaggi che vengono a proporti le cose più strane», dice
uno dei sindaci che hanno partecipato all’incontro. «Io ne ho già
ricevute, di proposte, due o tre. Da dove venivano? Una dalla
Lombardia, una dal Veneto e l’altra dalla Calabria. Si presentano
di buon mattino al Comune e chiedono di parlare col sindaco.
Il succo del discorso è sempre lo stesso: dammi le macerie che ci
penso io. Fanno esempi concreti. Dicono di essere attrezzati con il
macinino che tritura il materiale derivante dalle demolizioni e dai
crolli. Sappiamo bene», prosegue il sindaco, «che si tratta di un
affare appetibile che scatena anche interessi da parte di aziende
compromesse con la criminalità organizzata. Proprio per questo
motivo, allora, li mettiamo sempre alla porta».
I sindaci hanno segnalato il caso al prefetto
Franco
Gabrielli che li ha convocati e li ha messi in guardia.
«Ci ha detto di stare attenti perché altrimenti rischiamo di
imboccare tutti quanti la strada del tribunale. Ha ragione, si
tratta di una faccenda seria su cui bisogna vigilare
attentamente».
MACERIE FERME. Tra le raccomandazioni del prefetto e i
timori di sbagliare, i sindaci si sono riaggiornati per la metà di
novembre. «Le macerie nostre stanno tutte qua», confermano i
diretti interessati. Ogni Comune, tuttavia, ha già predisposto un’a
rea di stoccaggio provvisoria dove conferire, temporaneamente, i
resti delle demolizioni. In attesa di ulteriori istruzioni su come
muoversi.
C’è chi vorrebbe un sito per i Comuni consorziati e chi vorrebbe
appoggiarsi all’Aquila «che per i rifiuti non ci ha mai sostenuto»,
prosegue un altro sindaco. «Ma se è città-territorio dev’esserlo
per tutto, anche per le cose scomode come la gestione dei rifiuti.
E a maggior ragione adesso, con le macerie che rappresentano un
grosso
(03 novembre 2009)