Il geologo: entro dieci anni
terremoto a Sulmona
di di Domenico Ranieri
Una frase in diretta alla radio scatena il panico nella Valle
Peligna. «Ci aspettiamo che a Sulmona possa verificarsi un
terremoto simile a quello dell’Aquila, magari tra uno o 10 anni».
Le parole del
geologo Antonio Moretti, docente
della facoltà di Scienze ambientali e componente del gruppo
nazionale Difesa dai terremoti, hanno l’effetto di una bomba. La
città, già provata dalla psicosi del terremoto aquilano, reagisce
con rabbia e rinnovata paura. Alla trasmissione “Radio anch’io”, su
Radio 1 Rai, telefona il presidente del consiglio comunale di
Sulmona, Nicola Angelucci che protesta per il procurato allarme
(vedi altro servizio in pagina).
Professor Moretti, si rende conto di aver provocato un
pandemonio con le sue dichiarazioni?
«Ma quale allarmismo! Io credo che non si possa far finta
di niente, bisogna lavorare alla prevenzione, altrimenti è come
disinteressarsi dei possibili rischi. La polemica non serve a
niente, e senza creare panico diamo semplicemente le informazioni
utili e cerchiamo di essere pronti in caso di una probabile scossa.
Sia chiaro, non prevediamo un terremoto. Quelli che dicono di
poterlo prevedere sono dei delinquenti. Dire, però, che nei
prossimi duecento anni ci sarà un sisma è una sicurezza. Quindi,
anche se nessuno prevede il terremoto, si possono però notare i
segni di aumento di rischio. A Sulmona non ci sono segnali, ma
teniamo la situazione sotto controllo. In caso di scosse, per
esempio, è preferibile dormire fuori e poi, dopo una notte,
rientrare in casa».
Ci spieghi meglio su cosa si fonda la sua
previsione.
«Le previsioni sull’area di Sulmona sono legate alle due strutture
sismotettoniche, le cosiddette grandi faglie lunghe dai 20 ai 40
chilometri, che sono collegate. Una di esse parte da Amatrice e
finisce ad Arischia, poi ne parte un’altra che passa per monte
Pettino, L’Aquila, Barisciano e Navelli. Questi sono due pezzi che
si muovono insieme. Infatti, prima è arrivata la scossa forte all’A
quila, poi la seconda a Montereale, più debole però, perché aveva
scaricato l’energia nel 1950».
Cosa c’entra Sulmona? «Sulmona è una struttura
indipendente che lavora sulla Maiella, come fronte avanzato. È una
struttura carica perché dal 1706 non ha fatto registrare grossi
terremoti. Già allora, e non è stato il primo caso, si è registrato
un collegamento tra le due faglie. Un sisma interessò L’Aquila nel
1703. Tre anni dopo scaricò su Sulmona».
Quindi, secondo lei, sarà inevitabile che arrivi un
terremoto in un arco di tempo così ristretto?
«Scaricando lo stress sull’Aquila, piano piano lo sforzo
si carica sulla struttura adiacente. In genere c’è uno sfasamento
di qualche anno e dipende dal tempo di rilassamento della
astenosfera, il cosiddetto visco elastico. Queste sono cose che
studiano i fisici. Vi è la possibilità, e non stiamo lanciando un
allarme, che in un lasso di tempo da uno a 10 anni possa
verificarsi un sisma». A questo punto cosa si dovrebbe fare secondo
lei? «Noi abbiamo la possibilità di intervenire sulla struttura,
studiarla, caratterizzare la sorgente sismica - cioè dov’è la
faglia - studiare i fenomeni precursori, usando per esempio i
sensori di radon che possono studiare le deformazioni lente del
suolo. Si possono studiare l’andamento della microsismicità e il
rapporto Vp/Vs tra le velocità. Ci sono tanti fenomeni, insomma, e
abbiamo tempo per prepararci e fare informazione sulla
popolazione».
In un momento così delicato non ritiene che sia stato
inopportuno fare una previsione del genere in diretta alla
radio?
«C’è differenza tra informazione e terrorismo. Noi abbiamo molti
mezzi tecnici per studiare una sorgente sismica. In Italia ce ne
sono tante, centinaia, e non possiamo controllarle tutte, dobbiamo
concentrare le energie sulle più probabili. Questa iniziativa
dovrebbe essere presa dalla Provincia o dalla Regione. Domani i
ricercatori del mondo saranno qui e poi fra tre mesi se ne
andranno. Noi abbiamo bisogno, invece, di una struttura locale che
studi il fenomeno. Dobbiamo usare questo terremoto per il futuro e
poi perché queste informazioni possono essere utilizzate in maniera
utile».