L'Aquila, il vescovo D’Ercole divide il clero
La nomina ha sorpreso gli ambienti ecclesiastici nella Curia dei veleni
di Enrico Nardecchia
L’AQUILA. Da un terremoto all’altro, i veleni
della Curia aquilana sembrano aver passato indenni anche il 6
aprile. Pure la nomina del vescovo ausiliare, monsignor Giovanni D’E
rcole, divide il clero tra contenti e scontenti e finisce anche
sui giornali nazionali.
COSA SUCCEDE. Quella dell’Aquila, già prima dell’avvento
di Molinari, che tra 4 anni raggiunge l’età pensionabile, era una
diocesi difficile. Divisa, dilaniata fin dai tempi del suo
predecessore. Una diocesi con pochissimi preti aquilani, per lo più
anziani, e tanti altri piombati da altre diocesi, quasi tutti
animati da una gran voglia di emergere e di affermarsi nei posti
che contano, con una folta comunità straniera. Una diocesi piccola,
ma parecchio rumorosa. Dove la «correzione fraterna» lascia troppo
spesso il passo alla delazione, al mormorìo, alle gelosie, ai
piccoli sotterfugi, alle correnti. Alle lettere anonime. Che
finiscono per alimentare un dibattito non solo interno, ma
destinato a finire sui giornali. L’ha detto persino Molinari, in
una recente ordinazione, quando, a «mettere le mani in testa» a don
Gennaro Pino Del Vecchio, c’erano pochi preti. «Basta pettegolezzi
contro il vescovo e persino contro il Papa». Richiamo forte alla
«santità dei sacerdoti». E biasimo «per chi, prete, dopo il sisma,
ha abbandonato la diocesi» e per quei «giovani sacerdoti che non
sono umili e vogliono sempre cambiare e decidere loro in quali
posti andare» e per i preti che «non ubbidiscono al loro pastore».
Sarà per questo, allora, che oggi, per tenere a freno i preti
aquilani, di vescovi ce ne sono ben due. Uno è Giuseppe Molinari,
il vecchio prof di religione e parroco di via Strinella che entrò
da coadiutore di Mario Peressin e ne divenne successore, come
metropolita della cattedra di San Massimo. L’altro è Giovanni D’E
rcole, originario di Rendinara di Morino, volto rassicurante della
«Via di Damasco» di Raidue, nuovo ausiliare.
Una figura di cui i più conoscono maggiormente l’aspetto televisivo
che quello dell’attività pastorale e degli incarichi di Curia. È un
religioso di don Orione e proviene dalla Segreteria di Stato, cioè
dal palazzo del potere, ecclesiastico, per eccellenza. Adesso
proprio la Segreteria di Stato, dicono i maligni passando sopra
anche alla Cei, la conferenza episcopale, che non avrebbe informato
nessuno di questa nomina, nemmeno gli altri presuli abruzzesi, lo
farà vescovo e l’ha mandato all’Aquila. Molinari insiste nel dire
che l’ha chiesto lui. Ma una parte consistente del clero aquilano
dice che se non è un «commissario» poco ci manca. «Finalmente!»,
confida un canonico del capitolo metropolitano, che chiede di
restare anonimo. «Dopo decenni di situazione stagnante è un fatto
positivo che la Santa Sede si sia accorta della situazione dell’A
quila. Del disagio dei preti, della Curia che non funziona, dei
tanti problemi che ci sono e che nessuno risolve. Il vescovo eletto
è stato accolto bene. Apprezzabile il suo discorso semplice, a
braccio. Da lui ci si attende molto. Speriamo che abbia voglia e
forza di cambiare». Se un canonico, cioè un premiato con un titolo
onorifico che, per qualcuno, vuol dire solo farsi chiamare
monsignore, chiede di cambiare, è tutto dire. Un altro prete, che
fu tra gli oppositori più tenaci del defunto Peressin, riflette
così: «Ma quale commissario. Accogliamo don Giovanni e pensiamo a
fare solo il bene del Popolo di Dio».
I MALUMORI. Di questi malumori, dello sbarco di
monsignor D’Ercole e di una presunta «benedizione» politica da
parte del governo Berlusconi che avrebbe mandato un «suo uomo» a
tacitare il malcontento dei preti di base, lasciati soli e
rammaricati perché non hanno più casa né chiesa, ieri si è occupato
il quotidiano L’Unità che ha dedicato cinque pagine, la copertina e
l’editoriale di Vittorio Emiliani al caso-D’Ercole «Commissario
delle anime». Per la prima volta, forse, ieri tanti preti hanno
tenuto in mano il giornale fondato da Antonio Gramsci. L’attenzione
maggiore, per buona parte del clero, è ora su come si riorganizzerà
la Curia con l’avvento di D’Ercole. Se il gruppo dei giovanissimi
che sta attorno al vescovo (il canonico Pinton, preside dell’i
stituto di Scienze religiose dopo un vittorioso braccio di ferro su
padre Alberto Valentini; il segretario particolare di Molinari,
Alessandro Benzi; il diacono Alberto Fossati, tutti milanesi; oltre
al pugliese don Gino Epicoco, che ha in mano la ricostruzione dei
beni di culto) resterà in sella. E dove andranno, e che faranno, i
religiosi di don Orione che si porterà D’Ercole. Neppure un
terremoto ha sepolto i veleni della Curia.
(21 novembre 2009)