La protesta dei vigili del fuoco
Il governo cancella assunzioni e fondi: «Ci hanno preso in giro»
di Giustino Parisse
L’AQUILA. Nel campo base - sulla strada provinciale per Monticchio
- sono tutti al loro posto. I vigili del fuoco hanno uno strano
modo di protestare: lavorano, se possibile anche di più. Il giorno
dopo la proclamazione dello stato di agitazione c’è rabbia ma
soprattutto amarezza. Non si aspettavano il colpo basso da parte
del governo che ha negato loro nuovi mezzi, assunzioni e
incentivi.
C’è chi li ha definiti gli angeli del terremoto, sono stati presi
ad esempio per sacrificio e abnegazione. Hanno lasciato per
settimane la casa e la famiglia per venire in Abruzzo ad aiutare i
terremotati e rischiare la vita (un vigile del fuoco è morto nelle
prime ore dei soccorsi e un altro è rimasto gravemente ferito). Si
aspettavano un minimo di attenzione e invece per tutta risposta
hanno avuto solo promesse che non sono state mantenute. In una nota
i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil hanno scritto: «Le
intenzioni del Ministro dell’interno Maroni esplicitate nell’a
udizione alla Camera ed orientate a potenziare le risorse umane del
Corpo nazionale dei Vigili del fuoco nonché ad implementarne le
risorse economiche per l’ammodernamento dei mezzi e per gratificare
il lavoro della categoria dopo l’eccezionale sforzo compiuto in
occasione del recente sisma abruzzese, sono miseramente naufragate
al Senato. Il governo non ha voluto, collegialmente, far propri gli
impegni più volte assunti dal ministro dell’interno e da altri
autorevoli esponenti governativi. Il risultato è che tutti i
proclami fatti non hanno prodotto alcun effetto pratico, i “
pompieri” vedono peggiorare le proprie condizioni organizzative ed
economiche, alla faccia degli attestati di tutti i politici della
maggioranza di governo che si sono succeduti a visitare le zone
disastrate. Si è trattato quindi dei soliti “spot”; se questo è
accaduto a noi, nutriamo forti dubbi anche sugli impegni relativi
alla ricostruzione. A fronte di tale comportamento del Governo, che
nei fatti ha contraddetto un proprio autorevole Ministro e dell’e
nnesima beffa mediatica, la categoria non può restare inerme anche
perché dall’adeguamento delle condizioni del servizio dipende il
grado di tutela del cittadino. Pertanto viene proclamato
immediatamente lo stato di agitazione ed annunciamo l’intenzione di
ricorrere ad una prima giornata di protesta, che interesserà tutti
i lavoratori del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco. Si intende
attivata anche la procedura di conciliazione dei conflitti prevista
dalle vigenti norme sul diritto di sciopero».
All’Aquila è stato diffuso un comunicato stampa a firma di
Andrea Milani della Cgil,
Fabio
Bargagni della Cisl e
Roberto Lenzi della
Uil (che fanno parte del coordiamento regionale della Toscana) in
cui si parla di «inaffidabilità mostrata dal governo rispetto agli
impegni assunti».
Ha preso posizione anche la rappresentanza di base (Rdb -Cub) che
in un volantino rivolto ai cittadini delle zone terremotate
afferma: «Ora è toccato a noi, non vorremmo che con gli stessi
sistemi domani tocchi alle famiglie colpite dal sisma».
L’emendamento che è stato bocciato in Senato e che era stato
presentato dalla maggioranza prevedeva 600 assunzioni (anche se
inizialmente ne erano state promesse 1200 sulle 5000 che sarebbero
necessarie per coprire tutti i vuoti in organico), un finanziamento
speciale per rinnovare il parco mezzi sottoposto in queste ultime
settimane a un superlavoro (ci sono molte macchine rotte o che
hanno bisogno di urgente manutenzione) e 15 milioni di euro come
incentivo.
La protesta potrebbe sfociare in uno sciopero (anche se i servizi
verrebbero comunque assicurati) se dal governo non arriveranno
segnali positivi. Intanto i vigili del fuoco che in questi giorni
sono all’Aquila (duemila) continuano senza sosta il loro lavoro
(dal sei aprile circa 100.000 interventi). Sempre pronti a correre
dove vengono richiesti, anche se pagati poco e scarsamente
considerati nei piani alti della politica.
(28 maggio 2009)