Il sisma torna all'improvviso, scossa 4.1
Scene di panico, le scuole restano aperte
«Entro fine settembre non ci sarà più alcuna tendopoli aperta». Tra le parole del premier e la realtà ci sono una scossa di 4,1 Richter, il ritardo nella consegna delle case, le resistenze incontrate in alcuni campi di accoglienza, dove la gente, prima di mollare il posto, in tenda ma pur sempre un posto, vuole sapere qual è l’altro appiglio. Viaggio nei villaggi di tela tra paura e speranze
di Enrico Nardecchia
L'AQUILA - «Entro fine settembre non ci sarà più
alcuna tendopoli aperta». Tra le parole del premier e la realtà ci
sono una scossa di 4,1 Richter, il ritardo nella consegna delle
case, le resistenze incontrate in alcuni campi di accoglienza, dove
la gente, prima di mollare il posto, in tenda ma pur sempre un
posto, vuole sapere qual è l’altro appiglio. Viaggio nei villaggi
di tela tra paura e speranze.
AL GLOBO. Si parte dalla tendopoli del parcheggio
Globo, dove i volontari del gruppo Alpini sarebbero pure pronti,
basta un ordine, a sgomberare tutto. Anche se, per l’operazione, è
già pronta una squadra speciale di 40 uomini che assicura che si
farà tutto «presto e bene». Ma la fretta del dipartimento di
Protezione civile, fretta che aveva spinto gli ospiti di questo
campo ad avviare persino una raccolta di firme, ispirata dal
comitato «3 e 32» dopo un’infuocata assemblea tra favorevoli e
contrari alla chiusura del campo, sembra essere scemata. Sono
ancora 700 gli ospiti del campo (che qualche mese fa ha avuto il
picco di presenze con 1200 sfollati). In questi giorni sono andate
via appena una ventina di persone. Le cucine della Marina e dell’E
sercito sfornano ancora pasti e la sera la vigilanza viene
raddoppiata perché, ora che qui accanto, nello stesso piazzale,
hanno riaperto esercizi commerciali, «di notte si vede di tutto».
Il capo campo Emilio Colleoni spiega: «Sappiamo che si stanno
valutando, insieme ai residenti, le esigenze di ciascuno per
arrivare ai trasferimenti. Il funzionario passa tenda per tenda» e
la conferma arriva da un manifestino che parla di censimento. La
data probabile per lo smantellamento, adesso, è quella del 15
ottobre. Ma in tanti non vogliono andarsene. La signora Serena, che
vive da sola, da sei mesi è in tenda con un gruppo di stranieri. La
voglia di una sistemazione un po’ più normale è tanta. «Non voglio
andare fuori città. Quasi certamente, invece, mi toccherà un
albergo lontano da casa. Mi hanno detto: tra quattro giorni ti
facciamo sapere dove vai. Forse la scossa ha rallentato tutto. C’è
tanto malumore nel campo, ma le divisioni non servono. Penso che
dovremmo restare tutti uniti». Poco più in là Filomena De Luca, che
abita alle case popolari, è infuriata. «La scossa? L’abbiamo
sentita eccome. Adesso bisognerebbe temporeggiare prima di chiudere
tutto. Io da qui non mi sposto. La mia casa sta bene, ma gli altri
piani sono danneggiati. Ho una figlia disabile e non posso
rischiare. Mi devono dare una casa di ferro sennò rimango qua».
Intanto, da questo campo, quattro volontari sono stati spostati a
Monticchio 1, dove lo sgombero del campo ha provocato numerose
proteste sfociate in quella, clamorosa, di una donna che si è
incatenata in tenda.
A PAGANICA. Un volantino che invita a scegliere i
soldi dell’autonoma sistemazio- ne è il deterrente della Protezione
civile dell’Umbria per alleggerire il campo di Paganica 4. Nessuna
iniziativa personale. Tutto in linea con la Protezione civile, ma
gli umbri stanno facendo di tutto per assicurare da un lato la
continuità dei servizi e dall’altro sollecitare, chi può e se la
sente, a sistemarsi altrove. Anche qui la data ufficiale di stop è
il 30 settembre ma tira tutta un’altra aria. Altro che
smobilitazione. Tutto in piedi, tutto come al primo giorno,
compresa la mensa dove siedono ancora 240 persone a pasto. «Più si
sposta la data, più la gente resta », dice un volontario. Il capo
campo, Andrea Pascucci, nella spianata spazzata dal vento del Gran
Sasso conferma che le uscite, finora, sono state poche. «Qui la
maggior parte della gente ha casa E o F. Delle case nuove si vedono
solo gli scheletri. Le consegne? Dal 14 novembre. Se arriva il
freddo forte, ed è un miracolo che il tempo ancora regga,
cominceranno i problemi». La soluzione alternativa proposte agli
sfollati di Paganica? Isola del Gran Sasso, di là dal traforo. Con
le navette per venire a scuola o a fare la spesa in paese per poi
tornare a dormire lì, la notte. «Ma la gente non ci sta», afferma
ancora Pascucci. «Di 12 contattati la metà ha accettato. I moduli
provvisori saranno pronti solo tra 40 giorni, ce l’ha ribadito il
sindaco. Per questo stiamo spingendo col volantino sul contributo».
Attaccato all’ingresso, dove tutti lo vedono, in grassetto c’è
scritto: «800 euro due coniugi ultra 65enni; 1000 euro famiglia di
5 persone con 2 anziani; 200 euro per ogni ultra 65enne o persona
con disabilità non inferiore al 67 per cento; 300 euro nucleo
monofamiliare, 400 euro bifamiliare, 600 euro nucleo con 3 o più
persone». Ieri notte, dopo la scossa, due persone sono tornate a
chiedere posto in tenda. «Avevano paura del terremoto e li abbiamo
riaccolti», conclude Pascucci, «ma secondo me in questa fase
occorrerebbe più solidarietà tra famiglie. Magari chi ha posto in
una casa che si è salvata potrebbe ospitare chi è senza soluzione.
Qui vedo poca solidarietà ». Le tende chiuse finora sono state 14
su 80, di cui 4 negli ultimi giorni.