Fare presto
Ricostruire in fretta ciò che una manciata di secondi ha raso al suolo secoli di storia
di Luigi Vicinanza
Venti secondi cambiano una storia millenaria. L’Aquila è
irriconoscibile, l’Abruzzo sconvolto. Vite spezzate. Tante, troppe.
Il bilancio è solo provvisorio, fa già rabbrividire. Chiese
barocche e un ospedale del terzo millennio, non fa differenza:
crollati rovinosamente. Come l’imponente palazzo della Prefettura:
sulla carta designato come luogo di coordinamento dei soccorsi in
caso di disastro; nella tragica realtà un ammasso di macerie
polverose. Ancora una volta, di fronte alla furia della natura,
simboli delle istituzioni si sfarinano nel momento cruciale in cui
avrebbero dovuto trasmettere sicurezza ed efficienza. Non è l’ora
delle polemiche, questa. C’è da provare a salvare chi è ancora vivo
sotto le case crollate, come è urgente aiutare chi è
sopravvissuto.
Hanno bisogno di tutto, dall’impellente assistenza materiale al più
difficile sostegno psicologico. Il capo della Protezione civile,
Guido Bertolaso, uomo di grande esperienza, ha definito l’evento il
più grande disastro naturale d’inizio secolo. Di fronte al quale è
scattata una solidarietà da ogni angolo del paese che smentisce la
rappresentazione di una nazione disgregata e sbandata, sempre più
chiusa nei suoi egoismi. Così come sembra delinearsi un clima di
collaborazione tra governo e opposizione. In un giorno di tragedia
sono, forse, le uniche note non negative. Bisogna fare presto. E
bene.
E’ lunga la scia di lutti del Belpaese. Come pure quella di
interventi successivi che hanno peggiorato le devastazioni dei
nostri territori. La ricostruzione post-sisma può rivelarsi un’o
pportunità per sanare antiche diseguaglianze e fragilità edilizie
oppure può imboccare la strada dello spreco e delle opere inutili.
Compito dell’informazione è raccontare quel che si sta facendo in
queste ore, ciò che si intende realizzare nel prossimo futuro. E’
un impegno di testimonianza che noi del Centro sentiamo con maggior
impegno. Il dramma familiare che ha colpito Giustino Parisse, il
capo della redazione dell’Aquila, è diventato l’emblema di una
tragedia pubblica. Nel crollo della casa a Onna ha perso entrambi i
figli, 18 e 16 anni, e il papà. Nel dolore lacerante i giornalisti
del quotidiano d’Abruzzo stanno lavorando per onorare tutte le
vittime del terremoto.
(07 aprile 2009)