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lunedì 22.03.2010 ore 00.52
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D’Alfonso rompe il silenzio In cento dall’Abruzzo alla prima uscita pubblica

Politici, cittadini e dipendenti comunali a Campobasso Il governatore Iorio: riscuote simpatia e considerazione.
CAMPOBASSO. Attorno alle 18.30, la sintesi della situazione la fa, con una battuta fulminante, mentre si guarda intorno stupito, il sindaco di Termoli Vincenzo Greco: «È una specie di trasporto erotico, una forma di idolatria. Ma», scherza, «è giusto idolatrarlo». Nella splendida aula magna del convitto Mario Pagano di Campobasso, dove Luciano D’Alfonso smette i panni silenziosi di funzionario Anas e fa la sua prima, vera uscita pubblica dopo il ciclone giudiziario, c’è una folla di ex assessori e consiglieri comunali, sindaci arrivati dalla provincia di Pescara, dipendenti del Comune in carica o ormai a riposo che si allungano verso l’ex sindaco. Tutti si allungano verso l’ex sindaco mentre entra nella sala illuminata da tre giganteschi candelabri a nove luci. Chi gli stringe la mano, chi lo abbraccia, chi si mette in posa con lui davanti al fotografo: «Luciano, un bacio, un bacio».

Per raggiungere Campobasso, due ore di tragitto da Pescara - autostrada fino a Termoli, poi una superstrada che attraversa una piana fertilissima addolcita da basse colline - cinquanta persone hanno scelto il pullman organizzato dall’ex assessore alle Politiche della casa Alberto Balducci, altri hanno preferito la macchina. «Siamo venuti per il piacere di rivedere un amico», spiega Balducci con il sorriso infilato tra i baffi, «per stare a contatto con un politico che è una spanna sopra gli altri sul piano culturale e amministrativo». E così si sono mosse forse un centinaio di persone, nonostante l’invito di D’Alfonso, arrivato a molti via sms nelle settimane scorse o diffuso attraverso il tam-tam dei fedelissimi, fosse piuttosto nebuloso: «Il 13 novembre faccio una cosa pubblica a Campobasso, terrei alla tua molteplice presenza».

L’evento, in realtà, è la presentazione del libro che Paolo Mastri, capocronista del Messaggero, ha dedicato al devastante terremoto del 6 aprile, «3.32 L’Aquila - Gli allarmi inascoltati», ma a richiamare la folla di abruzzesi è la presenza dell’ex sindaco che, in abito scuro e cravatta azzurra attraversa la sala come una sposa, presentando con nome, cognome e incarico agli amici arrivati da Pescara gli amministratori molisani, a partire dal presidente della Regione Michele Iorio, che come gli altri ha risposto al suo invito. «Mi vogliono bene perché cerco le soluzioni ai problemi», è la sua unica dichiarazione. «Confesso che siamo in pellegrinaggio», ride Adele Liberi, ex funzionaria del Comune di Pescara, dal 7 giugno in pensione, abbracciando la consigliera del Pd Paola Marchegiani: «A me lui manca, ma al di là di questo, sento molto la solidarietà, non si abbandonano le persone nei momenti peggiori. Dal Comune saranno arrivati almeno una cinquantina di dipendenti, e in realtà molti pensavano che oggi si presentasse il libro di D’A lfonso».


A pochi minuti dall’inizio della manifestazione, invece, nessuno sa se l’ex sindaco prenderà la parola. L’ex assessore Adelchi De Collibus ironizza: «Non parla? Essendo tutti innamorati, lo guarderemo e sentiremo il suo pensiero». Poi serio: «Di lui ci manca la capacità di guardare al futuro senza trascurare il presente». Fino alla fine, D’Alfonso ha cercato di evitare la presenza dei giornalisti annunciando: «Non parlerò, sarò solo un uditore attento». È stato il suo avvocato Giuliano Milia, in questi mesi, a tenerlo a freno, invitandolo a evitare interviste ed esternazioni, ma a quasi un anno di distanza dall’arresto e alla vigilia dei processi, l’ex leader del Pd abruzzese scalpita e lancia segnali che potrebbero annunciare il ritorno sulla scena politica. Forse non domani, ma presto. «Sicuramente è una persona che riscuote simpatia e considerazione, e una persona di questo tipo continua sempre a fare politica», dice di lui il governatore Iorio.

Nega però che l’ex sindaco di Pescara sia in lizza per l’incarico di super-manager regionale: «No, solo chiacchiere, e neppure credo che vorrebbe farlo. Ma lo ascolto spesso e apprezzo le sue capacità di trovare soluzioni, c’è una forte collaborazione con lui sull’a ttività dell’Anas per i progetti strategici come l’autostrada Termoli-San Vittore». In platea ci sono anche alcuni maggiorenti del partito, come l’ex assessore regionale Donato Di Matteo, che però si schermisce: «Sono qui solo per un interesse culturale, per assistere alla presentazione del libro di Mastri. Ormai non faccio più attività politica, mi sono ritirato. Sono un semplice militante. Sono venuto per diletto, anzi, ho pure comprato pure un ottimo caciocavallo». È un ex che conta, però, Di Matteo, così come D’Alfonso, che dopo le schermaglie per il congresso nazionale e le divisioni di mozione (Bersani il primo, Franceschini il secondo) si ritrovano ora uniti nel sostegno al sindaco di Abbateggio Antonio Di Marco che corre per la segreteria provinciale contro il candidato di Giorgio D’Ambrosio, l’uscente Antonio Castricone.
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