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domenica 21.03.2010 ore 10.00
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Case di sabbia, scatta l’inchiesta

Si indaga sui metodi di costruzione. Raggi X per esaminare gli edifici
L’AQUILA. Per la procura della Repubblica dell’Aquila l’ipotesi di reato è disastro colposo. Di fronte alla devastazione della città, questa è la domanda a cui rispondere: perché sono crollate case che non avrebbero dovuto cadere? Perché di due edifici vicini e simili, uno è imploso e l’altro no, come in via Sturzo? Sono le stesse domande che agitano le giornate del sindaco Massimo Cialente, a cui il procuratore Alfredo Rossini potrebbe richiedere tutti i progetti di chi ha costruito negli ultimi anni. «Dobbiamo capire se sono state costruite male» dice il sindaco. Lo conferma Silvio Berlusconi: «L’indagine è in corso: se ci sono responsabilità, emergeranno».

Qualcuno le ha chiamate case di sabbia, edifici costruiti senza rispetto delle regole, sacrificando la qualità del calcestruzzo per il guadagno, con l’utilizzo di sabbia marina al posto dei materiali inerti da cava: meno spese, rischi maggiori per chi ci abita, con il cloruro di sodio che con gli anni si mangia il ferro e rende fragile la costruzione. Per il momento è solo una ipotesi di lavoro, ma per la magistratura, che si prepara a vigilare anche sul rischio di infiltrazioni mafiose nella ricostruzione, è una buona ipotesi su cui indagare: che sia stata sabbia di mare, o qualsiasi altra modalità di cattiva costruzione, dovrà essere spiegato perché la Casa dello studente o l’hotel Duca degli Abruzzi sono venuti giù come castelli di carte. «In questa zona esistono ottime cave di inerti e costerebbe molto di più trasportare la sabbia dalla costa» sostiene Filiberto Cicchetti, presidente provinciale dell’Ance, «ma la vicenda della Casa dello studente ci ha amareggiato moltissimo e bisognerà fare chiarezza.

Però va detto che sono tre o quattro i casi in cui le strutture in cemento armato costruite dopo la guerra hanno collassato - lo studentato, che è del 1966, l’hotel, parte dell’ospedale, un altro palazzo degli anni Sessanta in piazzale Paoli - mentre tutti gli altri 12 mila palazzi costruiti in cemento armato dal dopoguerra - villette, case - sono integre». Subito dopo Pasqua, tutti gli edifici distrutti o lesionati saranno passati ai raggi X grazie a speciali attrezzature che consentono di radiografare i pilastri. «Ma in gran parte» afferma Cicchetti, «sono crollati i tramezzi o le tamponature esterne: per questo credo che il 98 per cento degli edifici tornerà agibile entro qualche mese». Il primo esame degli edifici, secondo Cicchetti, indicherebbe che la causa del crollo è legata a un cattivo aggancio dei pilastri: «Gli edifici si sono “ seduti”, il piano terra è scomparso. I pilastri sono agganciati alla base con ferri d’acciaio legati ai ferri della fondazione: con un terremoto ondulatorio, se l’aggancio se non è fatto bene, si stacca e il peso dei piani superiori lo fa collassare. Se fosse stato sussultorio, avrebbero ceduto i piani alti». E non è sospetto, secondo il presidente Ance, che edifici attigui abbiano avuto destini diversi: «Questo indica dove è passata la scossa, che si incunea come l’acqua». Francesco Benedettini, docente di Dinamica delle strutture alla facoltà di Ingegneria dell’Aquila, è al lavoro con i colleghi del dipartimento per accertare l’agibilità delle scuole: «Gli edifici che hanno avuto i maggiori problemi, sono in apparenza sono moderni» sottolinea, «in realtà hanno avuto una costruzione penosa e lunghissima, durante vent’anni, come nel caso dell’ospedale, e l’Italia solo nel 1984 ha avuto una normativa antisismica, e solo nel 2003 una normativa moderna». Tutto quello che è stato costruito in precedenza, dunque, non è a norma. In un Paese vecchio come l’Italia, quasi tutto. «Dando un’occhiata, ho visto i classici meccanismi di rottura determinati dal fatto che si è superato un certo livello di tensione: bisogna capire se questo terremoto è stato normale per L’Aquila o forte, e poi le modalità del sisma: finora conosciamo solo la magnitudo, ma bisogna conoscere anche le frequenze. Non si può progettare una struttura che resista a tutto».
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