Carmela Remigio torna alla Scala con l’amato Mozart
di PAOLO DI VINCENZO
Nel giro di nove mesi il soprano pescarese
Carmela Remigio torna per la terza volta alla Scala. Da sabato
prossimo, per sette recite (fino al 14 febbraio) sarà ancora una
volta Donna Anna nel «Don Giovanni» di Mozart. Il genio
salisburghese, e in particolare il «Don Giovanni», è una sorta di
nume tutelare della brillante carriera della cantante abruzzese,
scoperta nel 1992 da Luciano Pavarotti nel concorso intitolato al
tenorissimo a Philadelphia.
Come se non bastasse l’agenda di Carmela Remigio prevede
fino a maggio altri due «Don Giovanni», (ad Ancona dal 19 al 22
marzo con la regia di Pizzi e tra aprile e maggio alla Fenice di
Venezia con la regia di Michieletto). La cantante ha rilasciato al
Centro l’intervista che segue.
Torna al «suo» ruolo di donna Anna, dopo qualche esperienza in
donna Elvira (a Macerata la scorsa estate). Quale preferisce e
perché?
«Per me è così difficile esprimere una preferenza. Se
potessi canterei anche il ruolo di Leporello. A parte gli scherzi,
donna Anna ha sicuramente una scrittura musicale più interessante,
accenti di furore nella prima aria, musica squisitamente sensuale
nella seconda, ma Elvira dà enorme possibilità nell’interpretazione
teatrale, ha recitativi bellissimi. Il carattere è più passionale,
meno controllato».
E’ un Don Giovanni internazionale (nei ruoli del titolo,
del Commendatore e di don Ottavio ci sono cantanti stranieri).
Quali opportunità e quali difficoltà?
«Anche Zerlina, pur avendo un cognome italiano è in
realtà argentina. Guardi, quando si fa arte si dimenticano le
differenze, l’unico linguaggio è la musica».
Il direttore è Louis Langrée mentre la regia e le scene
sono affidate a Peter Mussbach. Come si è trovata a cantare con
questi due artisti?
«La direzione musicale ha scelto un’interpretazione
spinta su una lettura più baroccheggiante, per accenti e colori. La
regia invece è minimalista ma molto extreme nell’espressione dei
sentimenti dei vari personaggi».
Mozart è sempre nel suo cuore, ma quale autore le
piacerebbe affrontare di più?
«Sicuramente Händel e poi tutto il Settecento napoletano.
Naturalmente non dimenticando il belcanto di Rossini, Donizetti e
Bellini».
Lei torna alla Scala dopo pochi mesi ma è già la terza
volta nel giro di un anno (dall’aprile scorso quando indusse il
Teatro a devolvere in beneficenza all’Aquila l’incasso della prima
serata, coincidente con il drammatico terremoto). Cos’è una sorta
di «adozione» nei suoi confronti da parte del teatro più importante
del mondo?
«Ne sarei lusingata ma è stato un caso. Per me che sono
italiana, la Scala resta il teatro più bello del mondo, un sogno
realizzato nella mia vita».
Disciplina, disciplina e disciplina. Cantare l’opera
richiede una preparazione da atleta.
«Certo! Poi, in uno spettacolo così dinamico come questo
Don Giovanni dobbiamo essere in forma anche fisica. Tanto studio
musicale-vocale e rigore nello stile di vita sono i segreti. La
nostra non è sicuramente una vita di eccessi, al contrario, è quasi
monastica».
Con Carmela Remigio nel ruolo di donna Anna (in tutte le recite)
ci saranno Erwin Schrott e Peter Mattei in quello di don Giovanni;
Georg Zeppenfeld e Roman Polisadov, Commendatore; Juan Francisco
Gatell Abre, don Ottavio; Emma Bell, donna Elvira; Alex Esposito e
Nicola Ulivieri, Leporello; Veronica Cangemi, Zerlina; Mirco
Palazzi, Masetto. Louis Langrée, direttore; Peter Mussbach, regia e
scene.
(27 gennaio 2010)