Berlusconi a Preturo:
«Case per tutti a dicembre»
Il premier ha consegnato altri 240 alloggi. Scherza su Noemi Letizia e sui soldi che deve dare a De Benedetti. Per una volta, niente anatemi sui comunisti. Solo una serie di consigli ai giovani del servizio civile su come trattare con la gente: «Per carità, mai dare la mano sudata». Da Sofia sbarca a Cese di Preturo. Nuovo show di Berlusconi, che entra in case già consegnate e abitate da giorni.
di Enrico Nardecchia
«Case per tutti entro dicembre». Scherza su Noemi Letizia e sui
soldi che deve dare a De Benedetti. Per una volta, niente anatemi
sui comunisti. Solo una serie di consigli ai giovani del servizio
civile su come trattare con la gente: «Per carità, mai dare la mano
sudata». Da Sofia sbarca a Cese di Preturo. Nuovo show di
Berlusconi, che entra in case già consegnate e abitate da giorni.
ALTRI 240 ALLOGGI. La Protezione civile annuncia
di aver dato le chiavi di altri 240 alloggi tra i siti di Cese di
Preturo, Bazzano e, per la prima volta, Sant’Elia. In tutto,
finora, sono state date 900 case per 2700 persone. Ne mancano, di
queste case, 4300. Sotto le tende ci ancora 5800 sfollati.
Stavolta, però, la visita numero 23 del premier dopo il 6 aprile è
meno solenne. Nessuna consegna di chiavi, ché la gente ce le ha
già. Niente spumante e scatola di dolci.
Le case pronte sono già aperte, abitate. Il presidente del
Consiglio ci entra, per una volta, da ospite e non da protagonista.
Sotto casa lo aspetta Renata Ciprietti, commerciante, che vorrebbe
invitarlo a pranzo per una «chitarra allo scoglio» preparata dal
marito Vito che ora non c’è perché è andato ad aprire il negozio.
«Stiamo benissimo. La casa ce l’hanno data sabato 10. Non ci manca
niente, funziona tutto». Più avanti c’è Adriana Russo che ottiene
una foto con Berlusconi da mettere nella palestra che vuole aprire
a Coppito 3. Foto scattata, non senza obiettive difficoltà, dall’o
norevole Paola Pelino arrivata apposta da Sulmona che sussurra,
tutta orgogliosa: «Questo che ha fatto qui il presidente è più
forte di mille articolacci».
«FACCIA FOOTING». «Avete preparato per fare un
brindisi? Allora arrivo», dice Berlusconi appena arrivato, con un’o
ra e mezza di ritardo sul programma. Gli fanno leggere una poesia
sul terremoto scritta da un bambino. «Bravo, complimenti». A una
donna originaria di Vigevano il premier dice: «Allora qua può
riprendere le sue vecchie abitudini e fare footing». Ma la signora
risponde: «Ormai sono vecchia». Berlusconi insiste e nel salutarla
dal piazzale ripete: «Mi raccomando il footing». La battuta non la
capisce nessuno.
LA PENNA DI CHIODI. «Gianni, segni tu il nome di
questa bimba?». Naomi tiene tra le mani un disegno. «Grazie per la
casa». Ma lei, la sua, non l’ha ancora avuta. Con la penna del
presidente della Regione il premier segna su un foglietto il
cognome della bimba e dice: «Presto ti daremo una bella casa, eh,
ti faremo sapere quando». Lei, la piccola, vorrebbe portarlo a casa
di un’amichetta che festeggia il compleanno. «Dove?» «Aquì»
risponde una donna sudamericana. Ma il desiderio resterà non
esaudito. Il premier passa tra due ali di folla plaudente,
incurante del rischio di gesti violenti di mitomani pure ipotizzati
dai servizi segreti che gli hanno sconsigliato i contatti
ravvicinati con la gente. Ma qui, ormai, Berlusconi si sente a
casa. «Che bel panorama. Voi siete in un Paradiso. Questa è l’I
talia che mi piace, l’Italia del fare». Firma autografi e scherza
dicendo: «Spendeteli bene, son 35 euro. Le case? Belle, non
sembrano in serie, non sono casermoni».
IN 5 SENZA LAVORO. «Va bene la casa, ma come
mangiamo?». Non solo rose, per il premier ma anche le spine di chi
non ce la fa ad arrivare a fine mese. Una donna gli espone il caso
della sua famiglia. «Mio marito e i miei figli non lavorano.
Speravamo molto in un concorso per vigili urbani Ma non c’è posto
per chi ha già fatto l’ausiliare del traffico., Come faccio?»
«Gianni pensaci tu». Riecco Chiodi chiamato in causa. Il presidente
della Regione si ferma a parlare con la donna. «Ma io non posso
darle risposte su questo. Ne parlerò con Cialente. Signora si
rassicuri, tutto si sistemerà». «Sì, ma il nome non lo segna?».
«Signora, no, è un problema di tutti, è un concorso...».
MANI SUDATE. Ai 150 giovani del servizio civile
che incontra nell’auditorium della Finanza a Coppito Berlusconi dà
i consigli su come si tratta con la gente. «Chiamate tutti per
nome. Fate sempre i complimenti. Quando date la mano guardate
sempre in faccia chi vi sta davanti. Non fate come De Mita e Soru.
Mai le mani sudate, al limite ve le asciugate sui vestiti di quello
che salutate prima. E tu come ti chiami? Cristina? Cristina, fammi
vedere. Meraviglia delle meraviglie. E tu, Chiara? Sei una
dimostrazione ambulante di piercing. Complimenti, ma togliteli».
Poi una serie di barzellette. E di battute. «Faccio foto con le
ragazze, purché abbiano più di 18 anni e non si chiamino Noemi.
Caspita, chi mi sta toccando il c...?». Poi una citazione da
Pascoli («La nube nel giorno più nera fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera»). «Io sono nella penultima», scherza. «E se De
Benedetti non mi porta via tutto», dice in relazione al lodo
Mondadori, «sto investendo molto per arrivare fino a 120 anni con
uno stile di vita adeguato, buona alimentazione e i vantaggi delle
cellule staminali». Poi un invito. «Vi porto tutti a cena tra 6
mesi in un ristorante e mi raccontate la vostra esperienza».