ricostruzione
Appalti, 1 su 3 all’Abruzzo
Ricostruzione, alle imprese del Sud il 13 per cento
di Enrico Nardecchia
L’AQUILA. L’Abruzzo prende un appalto su tre. Alle ditte del Sud va
il 13% del totale del progetto Case. Le province meridionali
beneficiarie dei soldi della ricostruzione sono Avellino, Caserta,
Napoli, Agrigento, Palermo, Catania e Ragusa. Una torta da 169
milioni che vede al desco 716 aziende (788 con le capofila). L’A
bruzzo fa la parte del leone in termini di appalti assegnati, con
il 33%.
LE DITTE ESCLUSE. I controlli antimafia
della direzione nazionale e della prefettura vanno avanti senza
sosta. Le verifiche, attraverso gli accessi nei cantieri per
verificare chi, e per conto di chi, ci lavora, avvengono in forma
diretta e anche attraverso il supporto delle due unità di controllo
attivate proprio per gli appalti della ricostruzione dell’Aquila,
la sezione specializzata del Comitato di coordinamento per l’alta
sorveglianza delle grandi opere, presieduta e coordinata dal
prefetto
Franco Gabrielli e il Gruppo di
interforze centrale per l’emergenza e la ricostruzione (Gicer) che
è stato affidato al dirigente della polizia
Andrea
Caridi. La sezione è stata creata affinché il monitoraggio
sia il più possibile vicino al territorio. Il Gicer ha il compito
di investigare ed effettuare le verifiche antimafia, controllando
il ciclo del cemento e la gestione dello stoccaggio delle macerie e
dei rifiuti. Un altro piatto molto ricco che fa gola ai clan. Del
Gicer fanno parte qualificati investigatori di polizia,
carabinieri, guardia di finanza e corpo forestale. Finora i
controlli hanno già portato all’esclusione di tre ditte. Si tratta
della «Fontana costruzioni» di San Cipriano d’Aversa, della «Di
Marco srl» di Carsoli e della Igc di Gela. Altre quattro imprese
sono finite nel mirino perché sospettate di collusioni. L’ultimo
blitz della squadra Mobile della polizia, coordinata da
Salvatore Gava, ha portato all’i
ndividuazione e alla denuncia di quattro ditte di cui due capofila
e le altre in subappalto. In particolare, le due ditte edili
appaltanti sono della Lombardia e della Campania, mentre quelle che
lavorano in subappalto sono dell’Umbria e della Campania. Per
queste imprese, che non hanno avuto automaticamente la sospensione
degli appalti, non sono ancora terminati gli accertamenti.
Rischiano tutte l’e sclusione.
LA LEGGE-BEFFA. Del resto, una norma contenuta nel
decreto Abruzzo amplia fino al 50 per cento la quota dei lavori da
affidare in subappalto. In nome dell’emergenza, le maglie del
codice degli appalti (che fissa il limite al 30 per cento) si
allargano a dismisura e dentro s’infilano le ditte di tutta Italia,
sia quelle pulite sia quelle contigue alla criminalità organizzata.
L’allarme è ben presente ai controllori, come confermano le visite
della commissione parlamentare antimafia, che ha tenuto una serie
di audizioni in città, e l’arrivo del ministro dell’Interno
Roberto Maroni che ha ribadito a chiare lettere
che «le imprese che subiscono estorsioni, o tentativi, e non le
denunciano saranno estromesse immediatamente da tutti gli appalti,
vecchi e nuovi». Il rischio-mafia sulla ricostruzione all’Aquila,
impresa che si colloca in un’orizzonte temporale di almeno 10 anni,
espone la città e il suo tessuto sociale ed economico a seri
rischi. Le prime avvisaglie già ci sono.
LA SEDE SPOSTATA. Una delle ditte provenienti dall’
area campana e che sono finite nelle maglie dei controlli, aveva
spostato la sua sede in città. Apparentemente si tratta di una
succursale. Tuttavia, le intenzioni di chi sbarca in Abruzzo dalle
zone tradizionalmente permeate da imprese compromesse sono quelle
di restarci. E i numeri, in crescita, sembrano corroborare questa
previsione. La geografia delle ditte che stanno lavorando a una
fase ancora preliminare rispetto a quella della ricostruzione vera
e propria, cioè la fase del post-emergenza che serve a dare un
tetto a chi non ce l’ha, indica la Campania come quarta regione per
numero di appalti in relazione alle ditte capofila di progetto
Case, Musp e Map e come sesta regione tra le subappaltanti. Su un
totale di 72 ditte aggiudicatarie capofila, che si sono assicurate
gli appalti più rilevanti dell’affare da 700 milioni, le campane
sono cinque. In particolare, due sono del Napoletano, due quelle
irpine e una del Casertano. L’Abruzzo piazza 26 ditte nell’elenco
principale, 16 della provincia dell’Aquila, 6 del Teramano e
quattro della provincia di Chieti. La seconda regione per numero di
appalti è il Lazio, terza la Lombardia. La Sicilia è rimasta fuori
dall’elenco principale.