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mercoledì 10.02.2010 ore 00.20
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IL PARTITO DELLE CLINICHE

di Luigi Vicinanza
Una cupola politico-affaristica avrebbe governato negli ultimi dieci anni l’Abruzzo lucrando sui fondi destinati alla sanità e alla salute dei cittadini. Prima la giunta di centrodestra, poi quella di centrosinistra - decapitata ieri dall’a zione della Procura della Repubblica di Pescara - si sarebbero spartite tangenti, circa 15 milioni di euro, elargite generosamente dal “reuccio delle cliniche private” in cambio di disinvolti quanto stratosferici rimborsi per le sue aziende che altrimenti, di fronte a controlli rigorosi, non avrebbe mai potuto pretendere.

Questo è l’inquietante quadro accusatorio delineato dal procuratore Nicola Trifuoggi nel pomeriggio di una giornata drammatica. Lunedì 14 luglio, festa nazionale dei francesi, anniversario della presa della Bastiglia. In Abruzzo salta la testa politico-istituzionale del governo locale. E’ una crisi profonda, che viene da lontano, destinata ad interagire con la già debole economia abruzzese, infiacchendola ulteriormente oltre ai già noti guasti provocati dagli sconquassi finanziari internazionali.

Salta questa giunta, come già avvenne nel 1992 all’epoca di Tangentopoli, e stavolta lo sbocco potrebbe essere lo scioglimento anticipato dell’Assemblea regionale, primo caso nella quasi quarantennale storia delle Regioni a statuto ordinario. Ma questo è un capitolo che riguarda l’incerto futuro. Il presente è deprimente purtroppo. Stavano affossando la sanità abruzzese, ha denunciato il procuratore Trifuoggi. E rispondendo al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, pur senza mai nominarlo, ha negato la tesi del teorema accusatorio.

Piuttosto “fatti dolorosissimi”, secondo l’accusa, ricostruiti sulle tracce di una “barca di soldi” finiti nelle tasche degli arrestati, rimasti “schiacciati da una valanga di prove”. Trascrivo tra virgolette le parole pronunciate in conferenza-stampa dal procuratore: è l’autorevole tesi della pubblica accusa, ma fin quando non c’è sentenza definitiva gli imputati sono da considerarsi innocenti. E’ un principio fondamentale del nostro Stato di diritto, da ribadire ancor più quando ci si trova di fronte a persone che hanno momentaneamente perso la loro libertà.


Non è retorico dire che c’è davvero da augurarsi che Ottaviano Del Turco, Bernardo Mazzocca e gli altri arrestati riescano a dimostrare quanto prima la loro innocenza rispetto al carico di accuse pesanti che è stato loro riversato addosso. Ma la complessità del nostro sistema giudiziario impone attese di anni per un verdetto conclusivo; le stesse estenuanti lungaggini tuttavia non sono consentite a chi ha la responsabilità della decisione politica.

Ed è un grave fallimento delle classi dirigenti abruzzesi se deve intervenire ancora una volta la magistratura, con le manette, per mettere a nudo ciò che è sotto gli occhi di tutti: la sanità malata. “Il Centro” ancora ieri mattina scriveva che la Regione rischia il commissariamento per i troppi debiti accumulati, mentre al pronto soccorso dell’ospedale di Pescara si può fare una fila di cinque ore per farsi medicare una ferita. Da mesi questo giornale sta raccontando lo spreco di danaro legato alle cliniche private: fiumi di soldi fuori controllo, posti-letto che risulterebbero occupati da tre malati nello stesso giorno, condizionamenti esterni nelle delicate scelte strategiche.

E’ la politica - intesa in senso nobile, come capacità di governo di situazione complesse - che avrebbe dovuto porre rimedio a questo andazzo. Ma non l’ha fatto. Per dolo? O per incapacità? O per entrambe le cose? Io non so se Del Turco e gli altri hanno davvero preso le tangenti addebitategli; so però che le migliaia di miliardi (per continuare a fare i conti in lire) ingoiati dalla sanità non sono stati spesi negli interessi dei cittadini, ma per tener su un sistema creato sì dal centrodestra ma poi condiviso in massima parte dal centrosinistra.

Quel Vincenzo Angelini, l’imprenditore oggi pentito, è apparso come mente e finanziatore di un vero e proprio governo parallelo della Regione, capace di condizionare a suo favore scelte delicatissime. Così di favore in favore l’Abruzzo è la regione italiana che paga il massimo di tasse locali sul reddito delle famiglie e sulle attività delle imprese. Chi ha provato a dire basta - anche tra gli stessi assessori in carica, perché di persone coscienziose ce ne sono ancora - è stato considerato un fastidioso moralista, inascoltato e in minoranza. Sulle manette del 14 luglio l’Italia si sta per l’ennesima volta spaccando tra innocentisti e colpevolisti, a prescindere.
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