Abruzzo, orso morto. Segni di avvelenamento
di Domenico Ranieri
LECCE NEI MARSI. Si sarebbe sacrificata per
difendere i suoi cuccioli dall’attacco di un altro orso. E forse il
suo sacrificio non è stato inutile. Sulla carcassa del plantigrado
ritrovato morto nel bosco di Lecce nei Marsi venerdì mattina sono
stati rinvenuti numerosi segni di aggressione da parte di un altro
animale, quasi certamente un orso.
L’orsa è stata sottoposta a radiografia per evidenziare lo stato
degli organi e dei tessuti muscolari. «Crediamo di sapere al 90 per
cento quali siano le cause del decesso», dichiara il direttore dell’
Istituto zooprofilattico di Teramo,
Enzo
Caporale, «non è stata una morte naturale, ma una morte
indotta. Non dovrebbero esserci dubbi, per noi le cause sono
chiare». In merito alle ferite (letale quella al collo) sulla
carcassa dell’orsa, deceduta almeno 36 ore prima del ritrovamento
da parte di alcuni operai forestali, Caporale ha spiegato che
«buchi e ferite si rinvengono sempre in un animale ritrovato in
natura, perché i predatori sono all’opera in ogni situazione».
Vicino alla carcassa sono state notate orme di un altro orso.
LE IPOTESI. Tuttavia, i dubbi non sono stati
fugati completamente: non si spiega altrimenti la presenza di
vomito, di feci e la bocca serrata, chiari segni di avvelenamento.
Solo l’esame tossicologico potrà chiarire con precisione le cause
della morte. La prossima settimana sarà eseguito l’esame
istologico, un’indagine veterinaria su cuore, polmoni e fegato,
finalizzato a verificare se l’animale possa essere rimasto
avvelenato a causa dell’ingestione di anticrittogamici tipo “
disulfan”, utilizzati in agricoltura. «Una cosa, però», spiega il
vicequestore aggiunto del Corpo forestale dello Stato,
Luciano Sammarone, «possiamo dire: l’uccisione non
è avvenuta con un colpo di arma da fuoco».
AVVELENAMENTO E AGGRESSIONE.
Non si
esclude peraltro la concomitanza dei due eventi: l’orsa, cioè,
potrebbe essere rimasta vittima di un avvelenamento e quindi
attaccata in un momento in cui il suo fisico era fortemente
debilitato. Del resto, chi ha avuto l’occasione di assistere alla
scena di un’orsa che difende i propri cuccioli riferisce di un
animale insuperabile, pericolosissimo anche e soprattutto per gli
orsi maschi. È sempre la femmina a prevalere e a mettere in fuga l’o
rso che avesse intenzione di uccidere i cuccioli per farla tornare
in calore, pronta all’accoppiamento. Negli Usa gli orsi bruni
praticano il cosidetto “infanticidio”. Un maschio adulto uccide i
cuccioli di un altro orso per rendere la femmina sessualmente
recettiva.
I CUCCIOLI. L’orsa uccisa a Lecce nei Marsi, nell’a
mpia zona conosciuta come Fonte Lice, aveva ancora latte (poco) da
dare al cucciolo o ai cuccioli (in genere si svezza un orsetto
oppure tre, difficilmente viene partorita una coppia). Non era
latte “giovane”, ma di almeno un anno e mezzo prima. Si sospetta
che i cuccioli abbiano un’età di un anno e 8 mesi.
LE RICERCHE. Ieri sono stati battuti circa 80
ettari di montagna, che aggiunti ai 25 di venerdì superano
ampiamente i 100. Se i cuccioli fossero stati più piccoli sarebbero
stati sicuramente ritrovati, vivi o morti. Quindi si presume che
siano riusciti ad allontanarsi e a sopravvivere. Il Corpo forestale
dello Stato ha utilizzato anche un elicottero. Almeno 20 uomini,
tra forestali e Guardie del Parco, hanno perlustrato i boschi. Non
sono state trovate carogne avvelenate, bottiglie sospette o animali
morti. Nei casi precedenti - l’uccisione di Bernardo, della sua
compagna e di un altro orso nell’estate di un anno fa - dopo poche
ore fu rinvenuta una carcassa avvelenata. In questo caso le
ricerche hanno dato esito negativo, anche se continueranno già da
questa mattina. Nel verde lussureggiante del Parco si sono visti
anche gli uomini del Cites, il nucleo investigativo sul commercio
internazionale di fauna protetta. Il sovrintendente
Marco
Fiori ha affermato che «indagare su questi casi è
difficile in quanto la carcassa è stata ritrovata in un bosco molto
fitto e questo limita la ricerca di elementi utili alle indagini».
La Procura ha aperto un’inchiesta.