il terremoto del 6 aprile
«Potevano morire 2 mila persone»
Crollo della facoltà di Ingegneria, il pm Rossini ha inviato nove avvisi
di Gianpiero Giancarli
Alfredo Rossini
L’AQUILA. «Nella facoltà di Ingegneria è crollata
una parete che avrebbe potuto costituire, se a quell’ora fossero
stati presenti studenti, un rischio di morte per duemila persone».
Questo il commento del pm Alfredo Rossini all’indomani dei nove
avvisi di garanzia inviati per disastro colposo. Si ipotizza che i
lavori non siano stati fatti a regola d’arte visti i danni di una
struttura relativamente nuova.
GLI INDAGATI. Gli indagati sono Mauro Irti,
assistito dall’avvocato Massimo Carosi, direttore del cantiere e
rappresentante della Irti Costruzioni, impresa poi fallita, che
faceva parte dell’Ati (Associazione temporanea di imprese) che ha
realizzato l’opera; Alessandro Fracassi e Carmine Benedetto, anche
loro direttori di cantiere, Gianludovico Rolli, Giulio Fioravanti e
Massimo Calda, progettisti, Sergio Basile e Giovanni Cecere,
collaudatori ed Ernesto Papale, direttore dei lavori. «La struttura
di Monteluco di Roio, di rilevanti dimensioni» ha aggiunto Rossini
«si affacciava su una sala dove gli studenti si riunivano prima di
entrare in facoltà.
La caduta avrebbe costituito un serio pericolo. Le ipotesi di reato
si basano su questo particolare e sul fatto che attraverso le
perizie è emerso che i lavori non erano stati fatti bene, tant’è
vero che la parete di grosse dimensioni è crollata come in altre
situazioni». Gli interrogatori delle nove persone indagate in
questo filone dell’inchiesta saranno calendarizzati dopo quelli
relativi alla Casa dello Studente e al Convitto nazionale, che si
concluderanno il 5 novembre prossimo davanti agli agenti di polizia
giudiziaria.
PROCESSI. «Non ci sarà nessun affossamento dei
processi, l’inchiesta andrà fino in fondo e quanti speravano e
sperano che non si andrà avanti, saranno delusi». Il giorno dopo la
svolta nella maxi inchiesta sul terremoto, il procuratore della
repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini, ha sgombrato il campo da
ogni dubbio o incertezza sul futuro di una maxi inchiesta che ha
appena mosso i primi passi con la notifica dei primi 26 avvisi di
garanzia per i crolli della Casa dello studente, del Convitto
nazionale e della facoltà di Ingegneria. Il procuratore non nega
che ancora ci siano persone interessate a che le indagini si
affossino: non fa nomi e va dritto per la sua strada.
«In un tempo ragionevole noi riusciremo a chiudere questa fase dei
processi e sarà un passo che non si è mai verificato», spiega e
sottolinea con orgoglio e soddisfazione, «per come stanno andando
le cose, che non succederà come per altri terremoti in Italia ed
altrove dove i processi sono tutti morti di estinzione senza
arrivare a nulla». «Noi arriveremo alla fine: noi quasi abruzzesi
siamo infatti tenaci», ha detto ancora Rossini che opera in tandem
con il pm Fabio Picuti.
«Alcuni» ha continuato il pm «avevano dubitato che si sarebbe
arrivato ai processi, anche se hanno visto che abbiamo lavorato
duramente, io non ho neppure fatto le ferie in estate. Invece siamo
riusciti ad arrivare a questa fase molto complessa addirittura
notificando a delle persone capi di imputazione analitici, molto
ben fatti, che faranno parte della storia di questi processi».
(24 ottobre 2009)