di Enrico Nardecchia
IL RENE MANCANTE. Un grumo di sangue al posto di
un organo sano. I consulenti nominati dal pm hanno rilevato, in
sede di autopsia, che alla donna era stato asportato il rene
sinistro, apparentemente sano. Dalla documentazione acquisita,
però, non risultava alcuna «nefrectomia». Nemmeno la figlia ne
sapeva nulla. Mai nessuno ne aveva parlato. Tale «eclatante
emergenza», come la definisce il pm, ha dato un’accelerazione alle
indagini. Che fine ha fatto il rene sinistro? Gli investigatori
ipotizzano che possa essere stato danneggiato durante uno degli
interventi il che, pertanto, ne avrebbe resa necessaria l’a
sportazione. «Ciò che è certo», dice il pm Varone, «è che il rene,
dai referti radiografici, si evince che fino al 4 dicembre, prima,
dunque, dell’intervento del 6, la donna aveva ancora entrambi i
reni in sede». Uno dei testimoni sentiti ha riferito che, dopo l’a
utopsia, era stato trovato un rene sezionato in un barattolo di
formalina. Secondo l’accusa si è trattato solamente di un tentativo
di screditare i consulenti. Il rene della donna non è stato
trovato. L’origine di quello reperito in ospedale e sequestrato è
ancora da indagarsi.
L’IPOTESI-FURTO. Gli investigatori tendono a
escludere che il rene possa essere stato asportato e
successivamente occultato per altri scopi. Quella di una
sottrazione, insomma, è per il momento soltanto un’ipotesi. Dopo il
terzo intervento l’anziana, che non aveva mai sofferto di problemi
ai reni, viene sottoposta a dialisi. Dai verbali ospedalieri, hanno
evidenziato gli inquirenti, non emerge nulla sul «rene sparito».
«Tuttavia», sostiene Zupo, «non ci sono sospetti di un rene
espiantato per essere reimpiantato in un altro paziente. Si tratta
pertanto solo di un’ipotesi che al momento non viene presa in
considerazione, vista anche l’età e la patologia della paziente.
Tuttavia resta da accertare il fatto più importante. E cioè se l’a
sportazione del rene sia stata effettuata per salvare la vita alla
donna dopo un errore chirurgico oppure per eliminare le prove di un
errore. Infermieri, anestesisti e tutti quelli che erano in sala
operatoria devono capire che di fronte agli errori ci può anche
essere una certa comprensione, ma se chi sbaglia poi cerca pure di
occultare l’errore è un fatto molto grave. Bisogna capire, cioè, se
si è di fronte a un omicidio colposo oppure a un omicidio
volontario». Lo stesso gip, alla luce delle «successive emergenze
investigative, scrive che «la stessa imputazione di omicidio
colposo appare oggi, addirittura, limitativa. Infatti, non è
possibile individuare una convincente e ragionevole spiegazione di
come abbia potuto essere involontariamente danneggiato, e
successivamente asportato, un organo della paziente allocato in una
sede ben distante da quella dell’ultimo intervento chirurgico. Non
può escludersi che la nefrectomia sia stata effettuata
deliberatamente, per ragioni da approfondire».
L’OMERTÀ DEI COLLEGHI. È duro il gip
De
Ninis, che sempre nell’ordinanza, dopo aver biasimato la
«reticenza degli altri sanitari informati sui fatti», scrive che:
«è del tutto assurdo che, in un intervento chirurgico effettuato da
ben quattro sanitari, come quello del 6 dicembre 2006, nessuno di
loro abbia ricordato il caso di nefrectomia». E ancora: «è chiaro
che della vicenda sono certamente a conoscenza tutte le persone che
hanno assistito il dottor Basile nell’intervento, in primo luogo
gli altri chirurghi presenti. Alla luce delle sommarie e
inconcludenti dichiarazioni rese, si deve ritenere che gli stessi
si sentano, o siano stati, pesantemente condizionati». Zupo dice
che «l’inchiesta va avanti e il fatto principale dev’essere
accertato».
Il ministero della Salute ha avviato un'ispezione
presso l'ospedale di Pescara, d'intesa con la Regione, in seguito
all'arresto del chirurgo Marco Basile, accusato di omicidio colposo
e di aver falsificato verbali relativi alle operazioni cui è stata
sottoposta una paziente, morta nel gennaio 2007. Livia Turco si
dice vicina alla famiglia della donna : "Voglio esprimere il
profondo dolore e la mia vicinanza alla famiglia della signora
Vieste e voglio assicurare che farò quanto in mio potere per
contribuire ad accertare le responsabilità di quanto accaduto
.
Ho già provveduto ad istruire un'ispezione, d'intesa con la
Regione, presso l'ospedale di Pescara per acquisire tutti gli
elementi utili a verificare la dinamica dei fatti e coadiuvare
l'operato degli inquirenti" .
22 maggio 2012