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La mamma della pugile in coma: «Lei è forte, si salverà»

Dramma sul ring al palasport di Colle dell'Ara, il primario di Rianimazione dell'ospedale di Pescara: condizioni critiche. La Procura apre l'indagine per lesioni aggravate

CHIETI. «Francesca ce la farà. Ha un carattere forte. Ha passato anche di peggio». Chiara Venturini, la madre di Francesca Moro la pugile crollata a bordo ring al termine del martch di sabato sera al palasport di Colle dell’Ara, pronuncia la frase con uno sguardo a metà tra speranza e consapevolezza di chi sa quello che dice.

Ha passato una notte e una intera mattina in ospedale vicino alla figlia. Dieci minuti dopo le 15 non ce la fa più, «ho bisogno di una boccata d’aria», dice uscendo fuori dal Santo Spirito, presto seguita dal gruppetto di amici e familiari che insieme a lei nella notte si è messo in viaggio da Venezia per raggiungere Francesca che nel frattempo, trasportata dall’ospedale di Chieti a quello di Pescara, era stata operata nel reparto di neurochirurgia. I medici avevano drenato l’ematoma subdurale acuto e l’avevano ricoverata a rianimazione in coma. Insieme alla mamma c’erano anche altri familiari, a cominciare dalla sorella Caterina. Erano presenti anche la compagna di squadra Giada Favaretto, l’allenatore Adriano Favaro, il figlio Alberto e altri amici. In tutto sette persone che hanno atteso pazientemente appesi al filo della speranza.

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«L’intervento è andato bene, ma le condizioni restano critiche e la prognosi è riservata», ha fatto sapere ieri pomeriggio il primario della rianimazione Tullio Spina senza sbilanciarsi. Ha precisato che la ragazza è in coma, «in parte dovuto ai farmaci, visto che abbiamo deciso di tenere il cervello a riposo. Rimarrà sedata almeno fino lunedì, poi riesamineremo il quadro clinico e vedremo». La pugile ha subito un intervento nella notte tra sabato e domenica per drenare il grave ematoma subdurale. Sedata, intubata, mantenuta in ventilazione artificiale e completamente monitorata, ieri è stata sottoposta a due tac di controllo, una alle ore 9 e una alle 21. Dopo la prima tac il primario ha detto che la situazione era abbastanza «nella norma per chi ha subito un intervento di questo genere. L’ematoma non è più presente. Il cervello risulta un po’ gonfio, vale a dire con un po’ di edema cerebrale ma non c’è traccia di altre lesioni».

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Ventisei anni, bella, sorridente e dotata di grande forza d’animo, prima che fisica, Francesca, originaria di Padova ma residente a Mestre, praticava boxe da diversi anni. Da cinque frequentava la palestra della Union Boxing Mestre, i primi due anni a livello amatoriale, gli ultimi tre nell'agonismo. La passione per lo sport non le aveva impedito di studiare all’università. Si era appena laureata in giurisprudenza a Padova e stava preparando la festa di laurea. Sabato sera, contro l’avversaria laziale Clara Pucciarelli stava disputando la semifinale Torneo Femminile Elite 2° di boxe. Aveva perso ai punti, quando improvvisamente si era portata la mano alla testa durante la proclamazione della vittoria, per poi accasciarsi a bordo ring, appena scavalcate le corde. Soccorsa da un medico presente in sala, la ragazza è stata trasportata all’ospedale di Chieti dall’ambulanza della Croce Rossa, per poi essere trasferita a Pescara. La procura teatina è stata informata dai carabinieri di tutta la vicenda, ma al momento non ha ritenuto di aprire alcuna inchiesta sul caso.

La Procura di Chieti apre il fascicolo per lesioni aggravate. Il sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Lucia Campo ha aperto un fascicolo sul caso della pugilatrice veneta Francesca Moro, di 26 anni, che sabato pomeriggio è andata in coma al termine di una delle semifinali che si sono disputate a Chieti nell'ambito del Torneo nazionale di boxe femminile. L'indagine in questa fase è nei confronti di ignoti, l'ipotesi di reato è quella di lesioni aggravate. Il magistrato ha anche disposto il sequestro delle immagini relative al combattimento oltre che dei combattimenti disputati dalla pugile in precedenza per poter ricostruire l'intera vicenda che poi ha portato al drammatico epilogo. Il pm potrebbe anche nominare un esperto per l'esame delle immagini. Sono stati i carabinieri della Compagnia di Chieti a rimettere una segnalazione alla Procura teatina.

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