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Marchionne: "Manterrò Fiat in Italia con i guadagni fatti all'estero"

“Non ho parlato di esuberi, non ho proposto chiusure di stabilimenti, non ho mai detto che voglio andar via". L’ad di Fiat, Sergio Marchionne, in un’intervista al direttore di Repubblica Ezio Mauro, spegne le polemiche sull’abbandono dell’Italia da parte di Fiat. Una buona notizia anche per l’Abruzzo, dove Fiat impiega oltre 6200 dipendenti alla Sevel, la fabbrica del Ducato

ROMA. “Non ho parlato di esuberi, non ho proposto chiusure di stabilimenti, non ho mai detto che voglio andar via". L’ad di Fiat, Sergio Marchionne, in un’intervista al direttore di Repubblica Ezio Mauro , spegne le polemiche sull’abbandono dell’Italia da parte di Fiat. Una buona notizia anche per l’Abruzzo, dove Fiat impiega oltre 6200 dipendenti alla Sevel, la fabbrica del Ducato.

«Non sono l’uomo nero», ma «l’Italia dell’auto è precipitata in un buco di mercato senza precedenti», «abbiamo perso di colpo quarant’anni» e qualcuno «vorrebbe che la Fiat si comportasse tranquillamente come prima? O è un’imbecillità pensare a questo, o è una prepotenza, fuori dalla logica».

«Fiat - osserva Marchionne - sta accumulando perdite per 700 milioni in Europa, e sta reggendo sui successi all’estero. Sono le due uniche cose che contano. Se vogliamo confrontarci dobbiamo partire da qui: non si scappa». Il progetto fabbrica Italia era basato «su cento cose, la metà non ci sono più. Io allora puntavo su un mercato che reggeva,. ed è crollato, su una riforma del mercato del lavoro, e ho più di 70 cause della Fiom. Tutto è cambiato. E io non sono capace di far finta di niente. Anche perchè puoi nasconderli ma i nodi prima o poi vengono al pettine. Ecco siamo in quel momento. Io indico i nodi: parliamone».

Chi «se la sentirebbe di investire in un mercato tramortito dalla crisi, se avesse la certezza non soltanto di non guadagnare un euro - aggiunge Marchionne - ma addirittura di non recuperare i soldi investiti? Con nuovi modelli lanciati oggi spareremmo nell’acqua: un bel risultato». E spiega: «se io avessi lanciato adesso dei nuovi modelli avrebbero fatto la stessa fine della nuova Panda di Pomigliano: la miglior Panda nella storia, 800 milioni di investimento, e il mercato non la prende, perchè il mercato non c’è». Le prospettive per le vendite - afferma Marchionne - non sono buone: «non vedo niente», nessun cambio di mercato «fino al 2014. Per questo investire nel 2012 sarebbe micidiale».

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