di Stefania Sorge
Carmine Antonio Salvatore mentre viene portato in carcere dalla polizia
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LANCIANO. C'è un altro indagato nell'omicidio di Elda Tiberio
, 93 anni, picchiata a morte dal figlio 69enne, Carmine Antonio Salvatore
, arrestato dalla polizia. Si tratta dell'altra figlia dell'anziana, Maria Michela Salvatore
, accusata di omissione di soccorso. L'ipotesi degli inquirenti è che ci siano stati colpevoli ritardi nel richiedere l'intervento del servizio 118 per le prime cure da prestare alla donna.
Carmine Salvatore ha confessato l'omicidio nell'interrogatorio in commissariato davanti al sostituto procuratore
Rosaria Vecchi, titolare dell'inchiesta. Ma nella vicenda restano alcuni punti da chiarire, in particolare sulla tempistica.
L'ora dell'aggressione. La Tiberio sarebbe stata colpita dal figlio, a mani nude, intorno alle 22 di venerdì. L'altra figlia, tornata nella casa popolare di via Galileo Galilei per trascorrere la notte lì, avrebbe trovato la madre sofferente e piena di lividi. Avrebbe quindi lavato e medicato alla meno peggio le ferite e riaccompagnato la madre a letto. Solo alcune ore più tardi, verso le 3 della notte, avrebbe richiesto l'intervento del 118. Ma all'arrivo dell'ambulanza, per l'anziana non c'era più nulla da fare. Da qui la segnalazione alle forze dell'ordine e l'intervento della polizia, coordinata dal dirigente
Katia Basilico. Da qui anche le accuse di omissione di soccorso alla figlia della vittima.
Il litigio. Carmine Salvatore è affetto da
disturbi psichici. Da anni non usciva di casa se non per andare a buttare la spazzatura, sempre allo stesso orario come raccontano i vicini. Viveva con l'anziana madre nell'appartamento in affitto nel quartiere Cappuccini e la sola altra compagnia della sorella Maria Michela, che spesso restava a dormire lì. Lui l'aspettava guardando fuori dalla finestra per aprirle il portone. Accudito amorevolmente dalle due donne, Salvatore faceva i conti con la sua malattia, che lo portava anche ad essere iroso e a volte violento. Come la sera dell'omicidio. Madre e figlio avevano avuto un diverbio il giorno prima. Pare che lui si arrabbiasse perché l'anziana mangiava poco. Nella sua testa malata, però, la preoccupazione mutava in ira.
L'accusa. L'uomo da sabato è rinchiuso nel carcere di Villa Stanazzo con l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla familiarità con la vittima e dall'età e dai futili motivi. Il gip
Ciro Riviezzo ha deciso l'arresto malgrado i problemi di salute di Salvatore. Martedì, su disposizione della procura, è prevista l'autopsia che dovrà chiarire le cause del decesso della Tiberio e se l'anziana poteva salvarsi con un tempestivo intervento dei soccorsi. «Aspetto l'esito dell'esame per avere il quadro probatorio completo», dice l'avvocato di Carmine Salvatore,
Massimiliano Piacentino Sichetti, «e presentare eventualmente l'istanza per una misura alternativa al carcere. Le condizioni di salute del mio assistito non sono compatibili con la reclusione». L'anziano non ricorda bene cosa è successo in casa. Alla fine dell'interrogatorio ha chiesto all'avvocato se la madre era viva. L'alternativa per l'uomo potrebbe essere il trasferimento in una casa di cura.
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6 febbraio 2012
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