di Stefania Sorge
LANCIANO. I rifiuti pescaresi dirottati nella discarica di Cerratina. È una delle ipotesi al vaglio della Regione in vista dell'imminente chiusura dell'impianto di Colle Cese, a Spoltore, che accoglie la spazzatura dei Comuni della provincia di Pescara.
LA NUOVA EMERGENZA. L'impianto frentano potrebbe essere costretto ad aprire di nuovo le porte al pattume extraconsortile, come già capitato in passato. L'emergenza da fronteggiare stavolta è quella pescarese. Dal primo marzo, fra poco meno di un mese, i rifiuti di Pescara e provincia rischiano di rimanere in strada. La discarica di Colle Cese raggiungerà la saturazione e dovrà chiudere, per sempre. A quel punto, che fine faranno le tonnellate di pattume che prima venivano conferite nell'impianto.
IL NO DI CHIETI. Il Comune di Chieti ha già scongiurato l'utilizzo della discarica di contrada Casoni, raggiungendo un accordo con la Regione grazie all'intervento politico di esponenti teatini del Pdl. Eppure, l'impianto di Chieti era stato individuato dai tecnici regionali come «l'approdo naturale» per i rifiuti pescaresi, secondo un principio di vicinanza. Ma dal sindaco
Umberto Di Primio ai consiglieri del centrosinistra, il no all'ipotesi Chieti è stato netto. La Regione è dovuta quindi tornare al punto di partenza. Da qui l'idea di chiedere aiuto e ospitalità agli altri impianti regionali attivi, Cerratina in primis. «La discarica di Lanciano è un'ipotesi perché stiamo valutando i pochi impianti anco
ra in esercizio», conferma
Franco Gerardini, dirigente del
servizio gestione rifiuti regionale, «la prossima settimana faremo
un incontro di lavoro a questo scopo. Oltre a Cerratina l'assessore
Mauro Di Dalmazio convocherà i gestori delle discariche di
Sulmona e del Civeta di Cupello. La prima soluzione è che sia lo
stesso privato, la ditta Deco che gestisce l'impianto di Colle
Cese, a trovare una soluzione», precisa Gerardini, «la seconda è
coinvolgere le altre discariche, in attesa delle cinque nuove già
autorizzate».
CERRATINA. A fare la parte del leone sarebbe
però l'impianto di Lanciano con i suoi 55mila metri cubi di spazi
residui (dati regionali) e l'ampliamento di 200mila metri cubi
chiesto dalla stessa Regione. Ma in città la sola ipotesi sta
scatenando le polemiche. «Non può essere ancora Lanciano ad
accollarsi quest'onere», afferma il vice sindaco
Pino
Valente, portavoce delle liste civiche Progetto Lanciano e
Rinnoviamo Lanciano, «la situazione di pre-collasso del sistema di
stoccaggio dei rifiuti abruzzese era nota, ma la classe politica
regionale non ha fatto nulla per evitare che si arrivasse alla
condizione odierna di emergenza. La stessa discarica di Cerratina è
in via di esaurimento: le capacità residue dovranno essere
utilizzate soltanto per il conferimento dei rifiuti del territorio.
Il timore è di un accordo politico diverso e contrario a quello di
Chieti. «Altre ipotesi non verranno prese in considerazione»,
mette in chiaro Valente, «i cittadini sono stanchi di vedere
trasformato il proprio territorio nella discarica d'Abruzzo. È bene
che anche i vertici di Ecolan spa prendano posizione».
I RIFIUTI
EXTRA. In passato, l'impianto frentano ha accolto pattume di
altri consorzi abruzzesi ma anche di fuori regione. L'ultima volta
nel 2008, facendo fronte all'emergenza rifiuti di Napoli che ha
contribuito notevolmente ad assottigliare la capacità residua
dell'impianto. Per questo, dal marzo scorso, Cerratina ha chiuso le
porte ai rifiuti extra. «Non ci sono volumetrie per ospitare
rifiuti di altri territori», spiega il presidente della Ecolan spa,
Gianpanfilo Tartaglia, «quelle esistenti bastano appena per
7-8 mesi di conferimenti dei 53 Comuni soci».
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2 febbraio 2012