Cuccurullo dedica il discorso a Forte

Cita l'arcivescovo di Chieti e sottolinea il sodalizio tra ateneo e diocesi

    di Sipo Beverelli  CHIETI. «Non si crescerà se non insieme, e l'impresa degli uni dovrà fare i conti con il bene di tutti».  Franco Cuccurullo cita Bruno Forte e sorprende persino l'arcivescovo nel fare di queste parole, che suonano come macigni, il punto in avanti di tutto il suo discorso sulle biotecnologie e il futuro dell'umanità, di quel domani di conoscenza e scienza che senza etica rischia fortemente di non esistere.  Il rettore dedica la sua prolusione a Forte e sottolinea così quel sodalizio d'amor di conoscenza nato con il vertice dell'arcidiocesi di Chieti-Vasto, fonte negli anni anche dei dialoghi su temi tra i più svariati nelle Quaestiones Quodlibetales, che tornano proprio domani alle 17 nell'auditorium del rettorato.  «Un'impresa che guardasse solo al proprio "particolare", rischierebbe non solo la bancarotta etica, ma anche quella economica e sociale».  Così dice Bruno Forte ai giovani imprenditori della Confindustria teatina nella tavola rotonda su "Etica e impresa".  E' il 2008 e sul mondo sferza la prima fase della crisi finanziaria.  Forte allora suggerisce un cambio di ottica e all'egocentrismo imprenditoriale del fare profitto contrappone l'altruistico bene comune.  «L'attenzione all'ineliminabile rapporto fra etica ed economia», continua il teologo, «vuol dire anche questo: non si crescerà se non insieme, e l'impresa degli uni dovrà fare i conti con il bene di tutti, pena la sua stessa produttività e perfino l
    a sopravvivenza».  Nella riflessione del giorno dopo sul taglio del nastro al nuovo anno di studi dei professionisti del futuro, l'attestato di stima di Cuccurullo a Forte, inatteso e forse per questo anche più incisivo, suona come un ponte culturale che il rettore lancia al territorio, sottolineando senza mezzi termini la capacità di sintesi e lettura della strada da percorrere che il Pastore, oggi alla guida dell'arcidiocesi di Chieti-Vasto, è in grado di indicare.  Al tempo stesso è anche il monito verso una cultura che non abbia mai confini e orizzonti di credo ma solo gusto pieno per una conoscenza prestata al bene comune.  «Sapere, scoprire, inventare», dice Franco Cuccurullo, «è sempre per migliorare la condizione propria e della società in cui si vive e la metodologia della ricerca è anche una metodologia di vita».  Sodalizio intellettuale, quello tra Cuccurullo e Forte, che il rettore non ha voluto tralasciare in questo suo ultimo discorso da vertice della D'Annunzio.  Forse anche a monito per i capitani di domani nel voler tenere aperte sempre le porte dell'accademia al confronto senza barriere con le culture altre.  Dettaglio che già domani si propone nelle Quaestiones Quodlibetales, dove Cuccurullo e Forte dialogano su "La musica e la ricerca di senso" con monsignor Marco Frisina, rettore della Basilica di Santa Cecilia in Trastevere e presidente della Commissione diocesana di arte sacra.  Un altro dei numerosi incontri, che prendono spunto dalle dispute universitarie medievali in cui veniva discusso ogni genere di problemi, e che in questi anni hanno visto approdare a Chieti esponenti della cultura italiana come il filosofo Massimo Cacciari, il musicista Luis Bacalov e lo scrittore Moni Ovadia.

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    23 gennaio 2012
     

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