di Melissa Di Sano
CHIETI. «Dichiaro ufficialmente aperto l'anno accademico 2011-2012». Per l'ultima volta da rettore dell'ateneo di Chieti-Pescara,
Franco Cuccurullo ha presieduto ieri mattina l'annuale cerimonia nell'aula magna del campus universitario di Madonna delle Piane, a Chieti. Un momento istituzionale e nello stesso tempo un commiato dopo 15 anni di rettorato. Il 31 ottobre prossimo infatti, il Magnifico lascerà l'università D'Annunzio. Era il 1997 quando Cuccurullo prese le redini dell'ateneo, che negli anni si è trasformato passando da poco più di 17mila iscritti a 32mila. Sul palco con lui c'era l'intero senato accademico, formato da presidi di facoltà e rappresentanti dei direttori di dipartimento. E poi i delegati degli atenei dell'Aquila e della telematica UniDav, e il rettore di quello teramano,
Rita Tranquilli Leali. Tutti rigorosamente in toga. Cuccurullo seduto al centro, con alla sua destra
Giuseppe Paolone, preside di Scienze manageriali e coordinatore del gruppo di delegati del rettore, e a sinistra
Carmine Di Ilio, preside di Medicina e prorettore delegato. In platea, il vescovo
Bruno Forte,
Giovanni Cucullo, nuovo direttore generale, il sindaco di Chieti
Umberto Di Primio, il presidente della Provincia di Pescara
Guerino Testa e quello del consiglio regionale
Nazario Pagano. E poi, i rappresentanti delle autorità militari. La relazione d'apertura, come di consuetudine, è stata fatta dal rettore: "Scienze delle tecno
logie biomediche: dalla fantascienza di ieri alla realtà di oggi".
Un discorso strettamente connesso alla sua professione di medico e
soprattutto all'incarico attuale di presidente del comitato
nazionale per Biosicurezza, biotecnologie e scienze per la vita,
nella presidenza del consiglio dei ministri. «È il tema che ho
scelto per questa mia prolusione», ha esordito Cuccurullo, «la
quindicesima ed ultima del mio lungo mandato rettorale».
Un'approfondita presentazione di quel mondo affascinante e
complesso che ha cambiato il modo di intendere la medicina e ha
aperto le frontiere all'innovazione. La farmacologia unita alla
genetica, le agro-biotecnologie, le cellule staminali. «Su queste
poggiano tante speranze», ha detto il rettore, «la scoperta delle
cellule staminali e le ricerche in corso risultano uno dei pilastri
della medicina del 21esimo secolo e prospettano scenari
avveniristici, ma per nulla fantascientifici, riguardanti molte
malattie ora incurabili, e quindi la vita di milioni di persone».
Una relazione articolata, che Cuccurullo ha dedicato al vescovo
Forte. In conclusione, i ringraziamenti e l'augurio di «un proficuo
lavoro a tutti gli operatori e in particolare agli studenti,
destinatari ultimi del nostro comune impegno». La parola è passata
a
Isabella Raffi, professore straordinario di Paleontologia
e paleoecologia, che nella sua relazione ha affrontato il tema del
"Riscaldamento climatico globale 55 milioni di anni fa: un analogo
nel passato del nostro futuro?". Il frutto di un lungo lavoro che
la docente ha portato a termine dedicando un anno della propria
vita a un viaggio negli oceani Pacifico e Atlantico, alla ricerca
di sedimenti oceanici che ci aiutassero a ricostruire il passato
remoto del nostro pianeta. E una conclusione significativa: «Gli
oceani continuano ad assorbire il Co2 che gli esseri umani
producono, grazie agli oceani si evitano il surriscaldamento
globale e le catastrofi». Sul finire della cerimonia, l'atteso
momento del conferimento dell'Ordine della Minerva. L'onorificenza
è stata consegnata dal rettore nelle mani dello storico aquilano
Raffaele Colapietra, professore universitario, studioso,
scrittore, divenuto noto al grande pubblico dopo il terremoto
dell'Aquila. È lui l'uomo che con dignità e orgoglio è rimasto
ancorato alla sua casa, tra libri, gatti e ricordi di una vita. Una
storia consegnata al racconto cinematografico grazie al film
Draquila di
Sabina Guzzanti. «Non ho vinto io contro il
terremoto», ha detto Colapietra, «ha vinto il cittadino». Una
grande verve la sua: «Tra i miei gatti e i libri, salverei i primi
perché sono vivi, mentre i libri se non li apri sono morti. E la
vita deve andare avanti». La cerimonia è stata chiusa dalle note
del Va Pensiero di Giuseppe Verdi, intonate dal coro dell'ateneo.
Lo stesso che aveva aperto con l'Inno di Mameli.
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22 gennaio 2012
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