di Sipo Beverelli
Giuseppina Ivone Nicola Petruzzi
CHIETI. «Col mancato accreditamento della clinica Villa Pini sono a rischio almeno cinquecento posti di lavoro e la tenuta dei livelli di assistenza sanitaria in Abruzzo».
Andrea Gagliardi, segretario provinciale della Fp-Cgil teme pesanti contraccolpi dalle ultime vicende del gruppo della sanità privata sul quale pende la sentenza del Tar dell'Aquila che ne boccia l'accreditamento. «Se questa decisione verrà confermata dal Consiglio di Stato, a cui è ricorsa già la curatela fallimentare» afferma Gagliardi, «Villa Pini sarebbe costretta a chiudere. Difficile sopravvivere erogando servizi e prestazioni senza convenzione con il sistema sanitario pubblico. Fermo restando il rispetto delle regole e delle decisioni della magistratura, non possiamo non tenere conto di queste preoccupazioni».
Timori analoghi arrivano dal sindaco
Umberto Di Primio mentre il consigliere regionale di Sinistra ecologia e libertà (Sel),
Franco Caramanico, chiede in una lettera alla Regione di fare marcia indietro sulla chiusura dell'ospedale di Guardiagrele. «Dopo la sentenza del Tar», afferma Caramanico, «
Chiodi dovrebbe fare marcia indietro sulla chiusura dell'ospedale di Guardiagrele. Con il venir meno di Villa Pini tra le strutture accreditate e la dismissione di Guardiagrele, la provincia teatina viene a trovarsi in una situazione fortemente critica per quanto attiene ai servizi e alle prestazioni ospedaliere. E' inoltre acclarato che i dati relativi alla mobilità passiva, che costa alle casse della nostra ammi
nistrazione più di 90 milioni di euro l'anno, sono il frutto per la
maggior parte di prestazioni di bassa complessità, che potrebbero
venire adeguatamente assicurate dall'ospedale di
Guardiagrele».
Sono queste le prime reazioni su una vicenda che promette
ulteriori sviluppi. La sentenza del Tar, infatti, rimanda alla
Regione l'adempimento degli atti necessari per revocare
l'accreditamento a Villa Pini, la clinica che è stata data in
affitto per due anni, nel settembre 2010, dalla curatela
fallimentare dell'avvocato
Giuseppina Ivone
all'imprenditore della sanità
Nicola Petruzzi. La
Regione, però, al momento conta di presentare un ricorso in appello
al Consiglio di Stato.
«Nel caso la decisione del Tar fosse confermata dal Consiglio di
Stato», conferma al telefono Chiodi, «ci atterremo alle leggi e
alle decisioni della magistratura e valuteremo gli ulteriori
adempimenti».
Al momento tutto come prima, dunque, soprattutto per gli utenti,
che possono ancora essere ricoverati dalla clinica in regime di
convenzione e avere prestazioni pagando il ticket. Certo è che se
l'accreditamento non dovesse rimanere, sarebbero dolori.
«Oltre ai 500 lavoratori impiegati tra Villa Pini e i centri della
psicoriabilitazione», riprende Gagliardi, della Fp-Cgil, «ci sono
180 dipendenti in cassa integrazione in deroga fino a marzo 2012,
che possono sperare di rientrare a lavorare in queste strutture.
Qualora l'imprenditore avesse necessità di reclutare nuovo
personale, infatti, c'è un accordo con i sindacati di dare priorità
a questi lavoratori. Petruzzi ha acquistato anche i centri San
Stefar, che a loro volta arruolano circa 430 dipendenti. Con il
mancato accreditamento di Vila Pini l'imprenditore potrebbe anche
decidere di ridimensionare il proprio impegno su queste strutture
e, dunque, non garantire i livelli occupazionali odierni».
Su Chieti, la perdita di tanti posti di lavoro avrebbe una
ricaduta pesantissima. L'allarme di Gagliardi riguarda anche il
contraccolpo in termini di offerta sanitaria. «Gli ospedali
pubblici scoppiano», prosegue il sindacalista, «i tempi d'attesa
sono enormi e andrebbero ad acuirsi con la chiusura di Villa Pini.
Così come è prevedibile un ulteriore aumento dei flussi di mobilità
passiva, ossia dei viaggi degli abruzzesi per andarsi a curare
fuori regione».
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3 gennaio 2012
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