CHIETI. Prestiti personali richiesti, ottenuti dalle filiali di Guardiagrele, Lanciano, Vasto e Pescara della Banca popolare di Ancona, e mai restituiti, con documenti e nomi falsi. Per l'ex promotore finanziario Dario Bassi, 57 anni, di Chieti e il ragioniere di San Giovanni Teatino Bruno Ceddia, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio.
Le accuse, che il 13 ottobre dovranno essere esaminate dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Chieti sono di truffa, falsità materiale commessa da privato, contraffazione di sigilli e sostituzione di persona. In quella sede il Gup dovrà decidere se rinviare a giudizio i due, che nelle diverse operazioni avrebbero agito con la complicità di tre persone che però al momento sono state identificate.
Le indagini condotte dai carabinieri della polizia giudiziaria della procura teatina, coordinate dal luogotenente Bruno D'Antonio, sono iniziate nel 2007 dopo una denuncia-querela presentata dai vertici della Banca popolare spa sede di Jesi. L'istituto di credito segnala che tre persone, tutte presentate dall'ex promotore finanziario Bassi, che faceva anche da garante, avevano esibito documenti falsi, (carte di identità, codici fiscali, buste paga e modelli Cud) per chiedere prestiti personali. Piccole somme, che vanno dai 14 mila ai 30 mila euro, per un totale di sette prestiti (due sono stati bloccati) per un ammontare di oltre 100 mila euro. Le indagini dei carabinieri sono durate due anni e hanno preso in esame il periodo dal giugno al luglio 2007. In questo lasso di tempo, secondo la procura, si sono concentrat
e le richieste di prestito.
Il primo prestito di 30 mila euro viene richiesto alla filiale di
Guardiagrele della banca popolare. Bassi presenta i documenti del
cliente che poi risulteranno falsi. Infatti gli investigatori
sostengono che la foto riportata sulla carta di identità appartiene
a Bruno Ceddia ma con tutt'altro nome in calce. In seguito con lo
stesso modus operandi, sempre tramite il promotore finanziario
teatino, Ceddia ottiene un altro prestito di 25 mila euro, con
falso nome e documenti fasulli, dalla filiale di Pescara dello
stesso istituto di credito. Stesse modalità per una richiesta di 14
mila euro alla filiale di Lanciano. In seguito Ceddia, sempre
tramite Bassi, chiederà 27mila euro. Ma questa volta la banca
concederà la somma senza erogarla, perché si accorge che ai nomi
non corrisponde nessuno. La vicenda si colora di un episodio
singolare. Sempre tramite Bassi quattro persone, di cui tre non
identificate dai carabinieri, hanno chiesto prestiti di 20mila,
25mila e 28 mila euro.
I primi due alla filiale di Pescara, l'ultimo a quella di Lanciano.
Nel primo caso la banca, che aveva già dei sospetti, blocca il
conto. Tanto che il cliente che si era presentato sotto mentite
spoglie telefona risentito alla direzione per reclamare i soldi. Il
direttore allora lo invita nella sede dell'istituto e lì l'uomo
viene identificato e bloccato dalla polizia precedentemente
chiamata. Per questo episodio c'è un'indagine a Pescara. Anche per
l'ultimo prestito la banca blocca l'erogazione. Ora bisogna
attendere l'udienza preliminare di ottobre per capire se il quadro
accusatorio convince il giudice. Intanto durante gli interrogatori
Bassi si è difeso sostenendo che il ragioniere Ceddia gli
consegnava i documenti dei clienti, che dovevano chiedere prestiti,
in busta chiusa. Per questo si dice ignaro e del tutto innocente.
(k.g.)
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1 luglio 2011
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