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«Calunniò il suo creditore: a giudizio»

La procura smaschera le accuse di estorsione al gestore di un bar

CHIETI. Era riuscito a trasformare la legittima richiesta di un debito in un tentativo di estorsione, ha fatto arrestare il suo creditore, il titolare di un bar di Francavilla. Ma la procura ha accertato che la storia era del tutto falsa. Così ha chiesto il giudizio per calunnia nei confronti di Giustino Bruno, 38 anni, di Francavilla. Con lui dovranno rispondere dello stesso reato davanti al giudice per le indagini preliminari la moglie Stefania Pizzica e l'amico Rocco Ciamarone, entrambi di Francavilla.

La storia ebbe inizio il 16 gennaio del 2010. Sergio Pignatiello incensurato, titolare di un bar, figlio di due insegnanti di scuola superiore, viene arrestato dai carabinieri di Francavilla. L'accusa è tentata estorsione. Le manette scattano in flagranza, mentre Giustino Bruno, la presunta vittima, sta consegnando 200 euro al gestore di bar. Una scena che sembra non presentare dubbi agli occhi dei militari, considerato che era stata preceduta da diverse denunce da parte di Bruno nei confronti di Pignatiello accusato di avergli fatto diverse telefonate minatorie nelle quali il commerciante aveva preteso soldi. Ma già nelle finalità l'accusa presentava i primi scricchiolii, considerato che Bruno era semplice custode di un ente pubblico.

L'arresto avviene di fronte al bar della ragazza di Pignatiello che in precedenza non aveva voluto assumere la moglie di Bruno proprio in considerazione di un debito che il fidanzato vantava nei confronti di questi: 200 euro di consumazioni fatte nel bar Kiwi di Pignatiello durante la campagna elettorale della moglie di Bruno, Stefania Pizzica, candidata alle precedenti amministrative. Il commerciante non richiese mai indietro il denaro versando in buone condizioni economiche, ma quando aprì un altro esercizio commerciale proprio vicino alla casa di Bruno, gestito dalla sua fidanzata e da una amica, essendo venuto a sapere che Bruno parlava male di lui lo avvicinò e nel rimproverarlo del suo comportamento gli richiese i 200 euro.

Attraverso una serie di denunce però acclarate anche da alcuni amici di Bruno, la storia venne trasformata in una pretesa estorsiva.Il 19 gennaio 2010, dopo tre giorni di carcere, il gip convalidò l'arresto e concesse al Pignatiello gli arresti domiciliari, dopo che questi, assistito dall'avvocato Goffredo Tatozzi spiegò la situazione fornendo anche riscontri documentali. Dopo le prime indagini compiute dai carabinieri della procura, coordinate dalla sostituto Lucia Anna Campo la stessa pm chiese la revoca della misura cautelare.

Da mille pagine di intercettazioni telefoniche venne fuori con chiarezza che Bruno, la moglie Pizzica Stefania ed altri sodali provvedevano scientificamente a denunciare persone (tra i quali anche i carabinieri) per ottenere benefici economici o per puro divertimento. La dottoressa Campo infine chiese e ottennne dal Gip l'archiviazione del procedimento per tentata estorsione nei confronti di Pigniatiello e aprì il fascicolo a carico di Bruno e dei suoi complici. L'udienza preliminare per calunnia si celebrerà l'11 novembre. (k.g.)

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