CHIETI. «Il dibattito politico è lontano dalla gente. Si parla di lodo Alfano, ma non di problemi veri come famiglia e lavoro». L'arcivescovo Bruno Forte torna a parlare della classe dirigente del Paese, dopo l'omelia di Vasto di fine settembre in cui si era detto «disgustato e sconcertato» dalla politica nazionale e regionale.
L'occasione è stata la riunione, svoltasi ieri a Chieti, della consulta diocesana della aggregazioni laicali dell'arcidiocesi Chieti-Vasto, che riunisce 38 associazione e circa 20 mila iscritti. Sul tavolo della consulta la relazione dei delegati teatini che hanno partecipato alla 46esima settimana sociale dei cattolici italiani sul tema «Un'agenda di speranza per il futuro del Paese» che si è tenuta a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre.
L'arcivescovo ha innanzitutto rilevato «l'assordante silenzio dei media» su un evento così importante. Nella settimana sociale a Reggio si è parlato di precarietà, scuola, famiglia, immigrazione. «Tutti temi», continua Forte, «che la gente sente vicini ma, a parte l'Avvenire e qualche trafiletto su altri giornali, non sono passati attraverso i mezzi di comunicazione. Segno che il dibattito politico è lontano dai problemi delle persone».
L'arcivescovo non ha intenzioni polemiche ma, vivendo tra la gente, sente la responsabilità del suo ruolo e raccoglie le preoccupazioni della popolazione. «Dopo il mio intervento a Vasto di qualche settimana fa», racconta, «e lo spazio che questo ha avuto sui mezzi di comunicazione, sempre più persone vengono da me e mi raccontano che la crisi c'è anche
qui e si percepisce. E io non posso non sentirmi preoccupato e restare fermo davanti a questa situazione».
L'arcivescovo fa alcune considerazioni sulla classe dirigente dei nostri giorni: «Con la nascita della seconda Repubblica la politica è diventato un show, si è spettacolarizzata. Si è valorizzato il singolo volto, il singolo personaggio, ma si è perso un progetto di società che miri al bene comune. Oggi», continua il presule, «in politica ci sono pochi attori protagonisti e troppi attori passivi. Invece abbiamo bisogno di più partecipazione».
Forte lancia così il suo progetto: una scuola di formazione da attivare l'anno prossimo nella diocesi, dove formare la nuova classe di politici cattolici. A partire dagli atti della settimana di Reggio Calabria, i seminari formeranno le nuove leve sui problemi sentiti dalla popolazione. Inoltre la scuola dovrà interagire con le istituzioni così da interessarle a determinati temi.
L'arcivesco ha poi ascoltato la relazioni dei delegati teatini a Reggio Claudio Pellegrini, Giuseppe Liberatoscioli, Daniela Palladinetti e Michele Cascavilla. Infine ha invitato i presenti all'incontro che si terrà oggi nell'aula magna del rettorato su Tommaso d'Aquino, in cui interverranno, oltre al presule, il rettore Franco Cuccurullo, mons Michele Masciarelli, Umberto Galeazzi e Carmelo Vigna. (r.n.)
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27 ottobre 2010
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