di Maurizio Piccinino
CHIETI. I giudici della suprema corte hanno rigettato il ricorso della Procura di Chieti che contestava la scarcerazione dell'imprenditore Angelini disposta dal tribunale del riesame dell'Aquila. Per la Cassazione l'ex re delle cliniche private teatine non doveva essere arrestato. Come, invece, dispose il 27 aprile scorso la procura di Chieti con l'accusa di bancarotta fraudolenta ponendo Angelini agli arresti domiciliari nella sua villa di Francavilla per un presunto crac di 200 milioni di euro, di cui buona parte, secondo il pool investigativo, il procuratore capo
Mennini e i sostituti
Falasca e
Dell'Orso, ancora da scoprire.
La Cassazione, nel rigettare il ricorso contro la scarcerazione avalla la decisione del Riesame dell'Aquila che il 13 maggio scorso rimise in libertà l'imprenditore accogliendo le tesi difensive, ossia che Vincenzo Angelini non poteva inquinare le prove e non c'era nessun rischio che potesse ripetere il reato di bancarotta fraudolenta, per questi motivi non andava arrestato.
La notizia della Cassazione non è stata commentata dai pubblici ministeri che decisero che Angelini avesse ancora molto da dire sul giro di denaro legato ai proventi delle cliniche sanitarie mentre il gruppo Villa Pini affondava nei debiti, fino al mancato pagamento degli stipendi dei 1600 dipendenti, dei versamenti Inps e Inail, arrivando al fallimento. Del tesoro nascosto, oltre a ipotesi e sospetti che poteva essere occultato in qualche «isola felice» al r
iparo dei controlli fiscali, non sono state trovate prove.
La tesi del «tesoro» venne contestata dalla difesa
dell'imprenditore teatino, l'avvocato
Sabatino
Ciprietti che fece ricorso contro l'ordinanza di custodia
cautelare firmata il 27 aprile scorso dalla giudice per le indagini
preliminari
Marina Valente. I giudici del Riesame
accolsero le dieci pagine di motivazioni dell'avvocato Ciprietti.
«Angelini», dice il difensore, «è stato sottoposto a un setaccio
mediatico-giuridico da 3 anni, plurispezionato nella struttura
sanitaria e nella sua abitazione, sono state ascoltate persone,
testimoni, consulenti, gli elementi sono già scritti e documentati,
ci sono i bilanci e sue interpretazioni. Inquinare le prove sarebbe
stato impossibile».
Per Ciprietti, inoltre, il crac avrebbe altre motivazioni. «La
verità», sostiene il legale, «è che il crac di Angelini è
conseguenza del blocco delle sue attività, procurato dai pagamenti
non fatti da parte della Regione, dalle ispezioni sanitarie
ripetute che hanno messo al setaccio la clinica e le sue
strutture». «Oggi», aggiunge Ciprietti sottolineando le inchieste
che hanno portato agli arresti domiciliari l'assessore alla sanità
Lanfranco Venturoni, «leggendo le notizie su
Venturoni, Angelini torna a chiedersi perchè gli è accaduto quello
che gli è accaduto con la distruzione della sua azienda in due
anni? Perchè la Regione non lo pagava?».
Da sfondo alle storie finanziarie dell'imprenditore teatino inoltre
anche le vicende giudiziarie della «Sanitopoli» regionale e
l'inchiesta della procura di Pescara in cui Angelini è protagonista
nel doppio ruolo di accusatore e indagato. Grande accusatore che
con le sue dichiarazioni su presunte tangenti versate ai politici
ha condannato nel luglio 2008 diversi esponenti di centrosinistra
dell'esecutivo regionale del presidente
Ottaviano Del
Turco ad essere arrestati, mentre sul piano politico la
giunta regionale di centrosinistra è stata poi travolta e mandata a
casa.
24 settembre 2010
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