di Jari Orsini
CHIETI. «Abbiamo fatto tornare Mozart con una spesa molto contenuta e con tempi organizzativi strettissimi». Il maestro Sergio Rendine traccia un bilancio dell'11ª edizione della Settimana mozartiana che porta il suo marchio. «Ma ho lavorato gratuitamente», precisa, «e senza percepire alcun tipo di rimborso checché ne dica qualcuno».
Un messaggio forte e chiaro girato ai consiglieri di opposizione che hanno attaccato il maestro
Rendine dopo il suo ritorno caldeggiato dall'amministrazione di centro destra. «Ho profuso un impegno personale e a mie spese così come è accaduto dal '97 al 2002 quando il Marrucino», ricorda, «è riuscito ad ottenere i prestigiosi riconoscimenti di teatro lirico d'Abruzzo e di tradizione. Non ho nessun contenzioso con il Comune e le carte lo dimostrano. Il resto è falso».
Messa da parte, almeno per ora, la querelle l'attenzione si sposta sulla kermesse che ha chiuso i battenti sabato notte. Ogni sera sul colle si sono riversate migliaia di persone per ascoltare le melodie del compositore austriaco e assaporare l'atmosfera settecentesca. «In media abbiamo registrato trentamila presenze a serata», dice Rendine, «e la città si è riappropriata della gioia per questa festa mozartiana che si era un po' persa negli ultimi anni». Merito della cura con cui sono stati allestiti i nove salotti mozartiani e della partecipazione attiva dei commercianti.
«Tutte le iniziative parallele all'evento», aggiunge Rendine, «sono state concordate con la direzione artistica per evitare sovrapposizioni. Pe
ccato solo per il cantiere sul corso. Ostacolo aggirato con il teatro di burattini». Di primissimo livello gli artisti ospitati. Indimenticabili il concerto di Stanley Clarke al pari delle esibizioni de I Solisti Aquilani, del Solis String Quartet, del violinista Pavel Berman, dell'Orchestra sinfonica abruzzese, di Enzo Gragnaniello e di Michele Di Toro per citare alcuni dei protagonisti dell'undicesima edizione. Artisti arrivati a Chieti per pochi soldi. «La programmazione artistica», spiega Rendine, è stata fatta con gli amici venuti per un quarto del loro reale valore di mercato».
La protesta. «Quest'anno non c'erani i cavalli decorati della giostra ma piccoli pony in carne e ossa. Mi sono chiesta: vi piacerebbe (con questo caldo poi) portare una sella con tanti bambini che ci salgono su a turno per essere scarrozzati su strade che senza paraocchi nessun pony vorrebbe percorrere?» E' una lettrice
Francesca Pardi che attacca l'iniziativa dell'11esima edizione della settimana mozartiana che ha tolto la giostra antica sostituita da alcuni pony «Nel XXI secolo dobbiamo ancora sfruttare esseri viventi come noi per divertirci? Io rivoglio la giostra con carrozze e cavalli finti perché la fantasia dei bambini supera di granlunga il vecchio modo di pensare che gli uomini, per divertirsi, abbiano bisogno ancora di sfruttare gli animali».
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26 luglio 2010
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