di Debora Zappacosta
CHIETI. Capire, interloquire, ragionare e intervenire. Sono queste le quattro parole-chiave che, ieri mattina, i sindaci dei paesi ai piedi della Maiella hanno pronunciato per sottolineare, in una seduta stampa che si è svolta nel palazzo della provincia a Chieti, un fine comune, quello di «salvare il futuro degli ospedali di Guardiagrele (nella foto)
e Casoli».
In undici in tutto, fra sindaci e delegati, hanno voluto rivolgersi alla stampa e ai politici per non essere spogliati dei propri ruoli e «salvaguardare il benessere della propria comunità, altrimenti siamo disposti a toglierci il tricolore e rinunciare al ruolo di sindaco», hanno promesso i primi cittadini.
«I sindaci rimangono gli unici eletti dal popolo», ha commentato
Antonio Tavani, sindaco di centrodestra di Fara San Martino e vice presidente della Provincia di Chieti. Un'affermazione che spiega come gli stessi amministratori comunali abbiano difficoltà a gestire la questione del riordino delle Asl del territorio senza soffrire più di quanto stanno già facendo. Eppure per creare un «tavolo di confronto», dicono i sindaci, basterebbe la comunicazione, quella che dalla conoscenza porta al confronto e approda su una terza piattaforma, nuova ma condivisa da tutte le parti perchè costruita insieme.
All'incontro erano presenti, ognuno con il proprio rappresentante, i comuni di: Gessopalena, Casoli, Guardiagrele, Civitella Messer Raimondo, Fara San Martino, Taranta Peligna, Roccascalegna, Torricella Peligna, Palombaro,
Altino e Palena.
«Ci troviamo a essere informati sui fatti dalla stampa», ha lamentato il sindaco di centrosinistra di Gessopalena,
Antonio Mario Innaurato. «Non vogliamo essere un peso, non siamo i nuovi poveri. Vogliamo essere trattati da cittadini che abitano in un dato territorio e chiedono che i loro diritti, in primis quello alla salute, siano accessibili».
«Vogliamo capire dove i nostri ospedali rappresentano uno spreco di risorse, vorremmo avere i numeri, i dati per capire e agire ma senza distruggere tutto l'equilibrio del territorio», ha aggiunto Innaurato invitando
Nicoletta Verì, presidente della commissione del consiglio regionale su affari sociali e tutela della salute, a «recarsi sul posto e visitare le varie realtà del territorio per comprendere le esigenze dei cittadini e i disagi che si creerebbero nel chiudere, o trasferire, i vari reparti ospedaleri».
La manovra del riordino lascia confusione e amaro in bocca, dicono i sindaci, per tutti quei servizi che agli utenti, fra cui moltissimi anziani visto le peculiarità del territorio, verrebbero a mancare. «E dove andrebbe individuata l'eccellenza?», si è chiesto il vice sindaco di centrodestra di Guardiagrele,
Pierluigi Dell'Arciprete. «Dove i pazienti sono abbandonati in corsia?», ha azzardato, poi, con una risposta ironica ma che la dice lunga sulla situazione della sanità abruzzese.
«Ci sono responsabilità politiche, anche gravi, che ora vanno assunte», ha concluso il sindaco di centrosinistra di Altino,
Camillo Di Giuseppe. «Noi sindaci ci siamo rimboccati le maniche: ora tocca ai livelli più alti».
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20 luglio 2010