di Matteo Del Nobile
ATESSA. L'impegno delle istituzioni è che la Cicala, il centro residenziale per diversamente abili psichici e fisici appartenente al gruppo Angelini, resti aperta e siano pagati gli arretrati. Con questa speranza ieri una delegazione di dipendenti ha fatto il viaggio di ritorno da L'Aquila dopo l'incontro con l'assessore regionale alla sanità, Lanfranco Venturoni. Nei giorni scorsi i 18 dipendenti e alcuni pazienti con un corteo che si è snodato da piazza Municipio alla sede della struttura in via Cavalieri di Vittorio Veneto hanno portato in piazza l'emergenza Cicala. La protesta è continuata perché 4 dipendenti si sono barricati sul tetto, scendendone solo dopo aver ottenuto la promessa dell'appuntamento con Venturoni. All'incontro hanno partecipato anche il sindaco
Nicola Cicchitti (Udc), il capogruppo regionale dell'Udc,
Antonio Menna, il consiglire regionale
Luigi De Fanis (Pdl) l'assessore comunale
Vincenzo Genovesi, il consigliere di minoranza forzanovista
Luigi Marcolongo e
Andrea Gagliardi della Cgil.
Tre i punti trattati: emergenza sanitaria scabbia (malattia parassitaria che ha colpito alcuni pazienti e un dipendente), aspetto amministrativo-giuridico-economico, futuro della struttura. Il pericolo scabbia ancora non è scongiurato e quindi Venturoni ha auspicato un intervento congiunto Asl-prefetto-sindaco. La Cicala, tra le altre, ha subito anche la carenza dei normali prodotti igienico-sanita
ri, condizione favorente la comparsa della parassitosi. Altro argomento trattato è la parte amministrativa-giuridica-economica. Per la Cicala, a differenza del SanStefar, Maristella e altre strutture del gruppo Angelini, non è stato dichiarato il fallimento, cosa che non ha permesso la possibilità di sbloccare gli arretrati dovuti ai 18 dipendenti.
«Venturoni», afferma Vincenzo Genovesi, «ha detto che è necessario arrivare a un chiarimento sullo stato giuridico della Cicala e quindi attivare la procedura di fallimento. Inoltre, bisogna verificare se ci sono le condizioni per passare in amministrazione delegata con il commissariamento che già gestisce le società fallite del gruppo Villa Pini. Possiamo dire», conclude Genovesi, «che la politica ha lavorato insieme senza schieramenti e senza colore».
Da adesso, però, le azioni devono essere mirate perché se non è dichiarato il fallimento entro il 14 luglio, termine previsto dalla legge, il futuro della Cicala, dei dipendenti, dei 40 pazienti e dei loro familiari, sarà reso ancora più incerto. «L'assessore regionale», afferma la rappresentanza di lavoratori presente all'incontro, «ha dato la sua disponibilità a mantenere la struttura aperta, continuare il servizio e provvedere al riaccreditamento con la firma dei contratti di convenzione con la regione. La nostra speranza è che le istituzioni trovino la strada per il fallimento».
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2 giugno 2010
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