LANCIANO. Si era spacciato per ginecologo, offrendosi di visitare due cugine straniere. In realtà non era un medico, ma solo un farmacista. Ieri Angelo Sparvieri
, 46 anni, di Lanciano, è stato condannato, in primo grado, a tre anni e sei mesi di carcere per violenza sessuale ed esercizio abusivo della professione. I fatti risalgono al novembre del 2006.
Una delle due donne si era rivolta in farmacia per curare alcuni disturbi dell’apparato genitale. Qui era stata servita al bancone dal farmacista che, spacciandosi per ginecologo, le aveva suggerito di farsi visitare per capire la causa del problema. L’appuntamento era stato fissato per il primo novembre, giorno di chiusura del negozio. Alla visita la donna non era andata da sola, ma si era fatta accompagnare dalla cugina.
Una volta nel negozio, secondo la ricostruzione in aula, Sparvieri aveva portato le due donne in un locale sotto la farmacia, dove era sistemato un lettino per le visite.
Qui il finto ginecologo aveva eseguito il controllo sulla giovane a mani nude, senza precauzioni igieniche, e, fingendo di eseguire un tampone vaginale, aveva approfittato per toccarla nelle parti intime. Anche l’altra connazionale, con problemi dermatologici, era stata convinta a farsi visitare con le stesse modalità.
Alla fine il farmacista aveva prescritto anche una cura, medicine che le due donne avevano pagato con il bancomat alla conclusione della visita.
Solo qualche giorno dopo, le due hanno scoperto, attraverso dei conoscenti, che quell
’uomo non era affatto un ginecologo.
Hanno inoltrato denuncia ai carabinieri, dalla quale era partita l’inchiesta della magistratura.
Una delle due ragazze, dopo aver scoperto tutto, ha incontrato di nuovo il farmacista con una microspia addosso per registrare la conversazione.
La scena del primo incontro in farmacia era stata inoltre registrata dalle telecamere a circuito chiuso del negozio.
Quei fotogrammi, però, non sono mai stati utilizzati poiché i nastri sono stati chiesti ai proprietari della farmacia un anno dopo.
Sulle prove raccolte, Sparvieri è stato rinviato a giudizio e le due donne si sono costituite parte civile, salvo uscire dal processo nel corso della causa perché risarcite dall’imputato, difeso dall’avvocato
Paolo Marino del foro di Pescara.
Ieri si è svolta la fase conclusiva del processo.
Sette anni è stata la richiesta del pubblico ministero
Rosaria Vecchi, che ha ricostruito la vicenda in aula.
Il tribunale collegiale presieduto da
Giancarlo De Filippis (a latere
Francesco Marino e
Paola De Nisco) ha condannato Sparvieri, incensurato, presente ieri in aula, a tre anni e sei mesi di reclusione, con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici.
La difesa ha preannunciato ricorso.
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20 aprile 2010