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Una folla commossa per Tragnone

Ai funerali alla Trinità amici, compagni di scuola, magistrati e avvocati.

CHIETI. I suoi funerali sono stati come la sua vita silenziosi, discreti e circondati dalla famiglia, dagli amici, anche quelli del liceo classico Vico e dai colleghi che come lui hanno fatto dell’impegno nella professione uno stile di vita. La chiesa della Santissima Trinità era troppo piccola per contenere le persone che hanno voluto dare l’ultimo saluto a Fabrizio Tragnone, 56 anni, stroncato da un tumore, in soli due mesi. Magistrato di grande preparazione e non solo professionale, la sua notevole cultura era nota, Tragnone è assurto agli onori delle cronache per essere stato l’antesignano di «Mani pulite» in Abruzzo: arrestò la giunta regionale, nel settembre del 1992, accusata di abuso d’ufficio, (quando era ancora reato), per la vicenda dei fondi Pop che, secondo il pm, servirono a finanziare le clientele politiche.

Il feretro, scortato da due motociclisti della polizia di Urbino, dove Tragnone era procuratore, è arrivato puntuale alle 15, preceduto dalla madre e dal fratello maggiore Giuseppe notaio, che, accompagnato dall’amico di infanzia Roberto Angelucci, (ex sindaco di Francavilla), ha salutato e ringraziato tutti con la compostezza che lo distingue. Tra gli intervenuti delle forze dell’ordine c’erano carabinieri, polizia e finanza di Urbino, il cui gonfalone è stato portato in chiesa da due guardie municipali del luogo. Tragnone quando fece arrestare l’ex giunta del presidente Rocco Salini, colpendo il gotha di Dc e Psi, fu inseguito da una serie di polemiche, anche da parte dei suoi concittadini, perché avrebbe richiesto una misura cautelare esagerata. Subito dopo, e fu la prova che quegli arresti non rappresentarono un viatico per la carriera, scelse una delle sedi più difficili e lontane d’Italia, Lanusei.

Anche lì non si risparmiò in impegno e dedizione tanto che le indagini delicate alle quali venne chiamato gli imposero poi la scorta. Ai funerali c’erano anche l’ex procuratore capo dell’Aquila Paolo Amicarelli, che con lui divide la storia professionale sulle inchieste di tangentopoli. Procuratore di Chieti, Amicarelli, cinque mesi dopo fece arrestare per concussione la maggior parte della ex giunta comunale di Buracchio. Erano presenti anche i magistrati del pool di Pescara, Nicola Trifuoggi, Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli che con l’inchiesta Del Turco-Angelini, nel 2008, hanno ripetuto, quello che Tragnone aveva fatto 16 anni prima, mandando a casa quasi una intera giunta regionale. A dare l’addio al magistrato, anche il giudice di Pescara Camillo Romandini e i colleghi del fratello Alfredo Pretaroli e Giovanni De Matteis.

Diversi gli avvocati dell’area metropolitana presenti come Walter De Cesare, per la triste occasione nella veste di rappresentante del Comune e ex insegnante di storia e filosofia al liceo classico Vico, l’avvocato di Pescara Giuliano Milia, Paolo Sperduti con la moglie e collega Matilde Giammarco, eppoi Andrea Di Lizio, Floriano Garofalo tutti a offrire la solidarietà al collega Augusto La Morgia, cognato di Tragnone. Era presente anche il giornalista di Repubblica e compagno di scuola di Tragnone Marco Panara. Con gli occhi tristi ma estremamente composti i due figli maschi del magistrato Camillo-Fabrizio e Saverio, evidentemente addolorate la figlia Bianca e la moglie Antonella.

Sobria e confortante l’omelia del vicario dell’arcivescovo e parroco della Trinità don Camillo Cibotti che ha parlato di giustizia terrena e di quella finale, e ricordato l’impegno professionale di Tragnone, che, anche se chiamato a un lavoro difficile sapeva donare alla famiglia tenerezza e dialogo. «Ognuno di noi, come ha fatto Fabrizio Tragnone, nell’impegno per un mondo migliore, può anticipare la vita ultraterrena, dove la morte è solo un passaggio del testimone».

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