di Domenico Policella
SI avvia alla battute finali l’iniziativa del Centro “Ieri & Oggi - Le città abruzzesi nell’album del tempo”. Oggi in regalo per i lettori c’è la foto storica di corso Trento e Trieste; giovedì seguirà la stessa foto del Corso com’è oggi. Si tratta della penultima puntata dell’iniziativa iniziata il 9 settembre. Di Lanciano sono state pubblicate le foto di piazza Plebiscito e della Passeggiata Orientale (i Viali delle Rose). Oggi il nostro viaggio fa tappa sulla vetrina commerciale della città. Come al solito è lo storico
Domenico Policella ad accompagnarci nel viaggio a ritroso nel tempo.
La città, fino al 1700, era rimasta sempre chiusa dalle antiche mura, nell’ambito dei 4 quartieri storici di “Lancianovecchia”, “Borgo”, “Civitanova” e “Sacca”.
Piazza Plebiscito, il cuore della città, aveva solo le vie di sbocco di corso Roma, via Dei Frentani, piazza Garibaldi, corso Umberto I. Nell’altra parte della piazza, verso est, vi era un solo edificio che impediva ogni uscita, dato che, al di là del palazzo in questione, tra la cattedrale ed il complesso chiesastico di San Longino-San Legonziano-San Francesco, vi era la profonda e larga valle Della Pietrosa.
Quando nei primi anni del 1900, un po’ prima ed un po’ dopo la guerra mondiale del 1915-1918, si cominciò a progettare un ragionevole ampliamento della città, che aveva necessità di dare spazio al fiorire delle industrie (Carabba, Torrieri, Tinari, Mari, Ati, e tante altre iniziative artigiane), Lanciano trovò l’uomo giusto per un disegno, che fu nello stesso tempo assolutamente avve
niristico e pienamente rispettoso dell’unità stilistica
fondamentale dell’architettura lancianese.
Questo mago del rinnovamento della città fu l’ingegnere
Filippo Sargiacomo.
Egli ebbe il merito di non sventrare la città a destra e a manca,
ma di aprire un varco, nel collegamento tra il centro storico e l’a
mpio spazio dell’area delle fiere medioevali, sul «vuoto», ossia
sull’ampia e profonda valle della Pietrosa.
Fu una lunga impresa riempire quel vuoto, sia pure in parte, del
materiale di risulta dei lavori di sterro, per livellare l’area
della fiera.
Si dovette costruire anche una lunga cloaca, per raccogliere le
acque reflue della Fonte del Borgo, e gli eventuali scarichi delle
acque luride delle abitazioni in costruzione, nel nuovo quartiere,
nonché una vera muraglia di protezione davanti all’arco centrale
del Ponte di Diocleziano.
La linea del corso Trento e Trieste partiva proprio dai pressi del
portale della cattedrale, costeggiando, a sinistra, la collina di
corso della Bandiera, su un terreno consolidato, da una parte, e
dai pressi di San Francesco, su un terreno di riporto, fino alla
fine.
La città acquistò un aspetto radicalmente nuovo: il corso appena
costruito dava ampio respiro sia alla piazza che ai quartieri
storici della città, senza che vi fossero commistioni di pessimo
gusto.
Ci fu, anzi, grande attenzione nel progettare gli edifici secondo
un criterio certamente moderno (il famoso “Liberty” di Lanciano, il
“Liberty floreale”, l’“Art-deco”, il “Neoclassico”, il “
Neorinascimentale”), ma non sfacciatamente in contrasto con l’e
leganza e la sobrietà edilizia della città antica.
Fu buon per noi che, in quel particolare momento di sviluppo
economico della città, ci fossero l’ingegner Filippo Sargiacomo, l’a
rchitetto
Annio Lora, direttore dell’Istituto d’a
rte ed industriale di Lanciano, che progettò e realizzò diverse
opere che fecero scuola, nonché l’architetto
Donato
Villante docente di plastica, calligrafia, ornato e
disegno geometrico dello stesso istituto d’arte, ma anche
progettista e realizzatore di tanti edifici monumentali di Lanciano
e di altrove, i quali, in primis, hanno il merito di aver creato la
nuova bella e moderna città di Lanciano.
L’architetto Donato Villante ha in particolare dato un tocco di
eleganza al progetto ed alla realizzazione dei portici comunali
(nel 1927), e dei due palazzi, che sono alle estremità degli stessi
portici: si tratta di un tutto organico di grande
raffinatezza.
Anche il palazzo che fronteggia l’inizio dei portici, dalla
piazza, firmato dall’architetto Donato Villante, è della stessa
piacevolezza estetica anche se il disegno è completamente
diverso.
Il disegno prospettico del corso Trento e Trieste, così armonico e
piacevolissimo, fu proditoriamente deturpato, negli anni ’60, dall’a
bbattimento del palazzo Cipollone, dopo l’angolo che porta alla
vecchia Posta, dal cui balcone d’angolo si affacciò
Guglielmo Marconi (l’inventore della radio) per
salutare la folla che lo acclamava, ed il palazzo Santella,
sostituiti da un palazzo fuori misura e da un grattacielo che
scompiglia gli equilibri estetici. Per fortuna sono ancora integre
altre costruzioni di grande pregio.
14 ottobre 2007