di Oscar D’Angelo
CHIETI. Uno spazio prospettico sull’asse monumentale di corso Marrucino che richiama antichi fasti e s’apre a una nuova lettura socio-culturale del centro storico. Potrebbe essere questa la definizione più appropriata di piazza Valignani che apre la rassegna di fotografie di ieri e di oggi del Centro dedicata al capoluogo teatino.
LA STORIA. La piazza, già largo del Teatro, rende omaggio a una delle famiglie più nobili della città e raccoglie, nella toponomastica, uno dei due riferimenti verticali, quello della torre quattrocentesca inglobata nell’arcivescovado, riportati dal cosmografo Egnazio Danti nell’affresco “Aprutium“ (Vaticano, 1580, Galleria delle Carte). La torre merlata, per l’appunto eretta nel 1470 da Colantonio Valignani sull’asse della più imponente torre della cattedrale, è ricompresa nell’area della piazza e ne costituisce un unicum architettonico poi modificato dai successivi interventi sulla viabilità cittadina che nel 1885 inducono monsignor Luigi Ruffo-Scilla a ridisegnare la fisionomia del sito. Infatti, a partire dal 1864, la dorsale collinare è interessata da un monumentale progetto neoclassico di rilettura dei luoghi della città antica. Dal proseguimento di corso Galiani nasce lo spunto per la riunificazione, lungo la stessa direttrice viaria, dei rioni Civitella-San Gaetano-Cavallerizza e Santa Maria.
La caduta del diaframma tra i palazzi che ostruivano la visuale dell’imponente cupola della chiesa di |
San Francesco e il “taglio” della chiesa di San Domenico per far
posto all’edificio della Provincia, ultimato nel 1926, conferiscono
così respiro alla nuova vocazione di corso Marrucino che da strada
strozzata a beneficio di un commercio concentrato e settoriale
riacquista il ruolo preminente rivestito duemila anni prima dalla
strada consolare Claudia-Valeria. In questo contesto, piazza
Valignani assume una funzione di filtro che comporterà il mutamento
delle abitudini dei teatini. Si apre una nuova prospettiva che
traghetta arti, commerci e mestieri verso via Toppi e via Arniense
ma c’è un sacrificio da pagare: la progressiva emarginazione di
piazza San Giustino. «L’allungamento del corso», spiega lo storico
Camillo Gasbarri, «e, quindi, la costituzione in
piazza Valignani di un tridente viario che si snoda a destra nell’a
llora via dello Zingaro (ora via Cesare De Lollis, ndc) e a
sinistra in via Pollione rendono ancora più opzionale il transito
dalla futura piazza Vittorio Emanuele che così perde il proprio
ruolo di centralità».
Insomma, siamo al decentramento di Colle San Gallo in cui si erano
aqquartierate intere generazioni di famiglie nobiliari, dai
Mezzanotte agli Obletter, agli Spinelli. «L’apertura in piazza
Valignani della prosecuzione di corso Marrucino», aggiunge il
professor Gasbarri, «comporterà la rivisitazione delle facciate di
edifici di rilevante pregio storico-artitettonico come i palazzi
Turri, Paini, Pignatelli, De Horatiis e il manufatto che ospita il
seminario diocesano». Anche il complesso di edifici riuniti nel
1517 da Giulio Valignani e acquistato nel 1870 dall’amministrazione
comunale per sistemare gli uffici del municipio subisce un energico
maquillage estetico.
IL POZZO. Su piazza Valignani affacciano, oltre al già
citato palazzo arcivescovile, l’edificio che ospita la Banca d’I
talia e il Teatro Marrucino. Al di sotto del primo, e dell’attiguo
palazzo del governo, si estendono i poderosi ambienti ipogei (fine
II secolo-inizi III secolo d.C.) che accreditano, nell’area, un
radicato culto delle acque. Piazza Valignani, detta anche “il Pozzo“
(da non confondere con il “pozzo” votivo italico rinvenuto nelle
favisse dei Templi romani), è dunque anche snodo di un ampio
sistema di captazione idrica in alcuni tratti ancora efficiente.
All’imbocco di via De Lollis l’armonioso stabile neoclassico del
Teatro Marrucino, già Real Teatro San Ferdinando, costruito tra il
1813 e il 1818 sui resti della chiesa di Santo Stefano, chiusa al
culto per decreto di Gioacchino Murat. Nell’atrio si notano due
paggi in terracotta di Costantino Barbella mentre l’interno del
teatro, deliziosa bomboniera della lirica e della prosa, è
arricchito da stucchi del Samoggia.
Di rilevante pregio artistico e storico il sipario dello scenografo
napoletano Giovanni Ponticelli (1875) raffigurante il trionfo di
Caio Asinio Pollione dopo la conquista della città dalmata di
Solona (39 a.C.). Tra le sue pagine più note il Marrucino annovera
una delle prime (1904) della “Figlia di Iorio” di Gabriele D’A
nnunzio, in occasione della quale il poeta pescarese è insignito
della cittadinanza onoraria teatina. Nel sottosuolo di piazza
Valignani, oltre ai resti del sistema idrico della città romana e
medioevale, anche le testimonianze del foro imperiale di età
giulio-claudia con il magnifico mosaico scoperto nel settembre del
2004, poiprotetto da un bunker in cemento armato che di fatto non
ne consente la fruibilità, di probabile appartenenza a un edificio
annonario.
12 settembre 2007